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Andy Farrell, il ct dell’Irlanda che ha vinto con i Lions e ora deve ricostruire

Penelope H. Fritz
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Andy Farrell
Andy Farrell
Photo: RTÉ Sport / CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita30 maggio 1975
Wigan, England
ProfessioneCommissario tecnico di rugby
PalmarèsCoppa Challenge · Sei Nazioni ×2 · Serie dei Leoni Britannici e Irlandesi
Premi individualiUfficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico

L’Irlanda di Andy Farrell ha imparato a vincere le partite che un tempo la mettevano al tappeto. Ha vinto a Dunedin e poi a Wellington, ha conquistato il Grande Slam a Dublino e, infine, Farrell ha selezionato i migliori giocatori di quattro nazioni e guidato i British & Irish Lions alla vittoria della serie in Australia. Questo mese lo attende una sfida più ardua. Nella rosa per il Nations Championship manca il capitano titolare Caelan Doris, l’estate si è chiusa con una pesante sconfitta a Eden Park e la federazione irlandese gli ha appena rinnovato il contratto fino alla conclusione dei prossimi due Mondiali. L’IRFU si affida all’uomo che ha costruito l’ultima grande squadra irlandese, chiedendogli di capire se sia arrivato il momento di smontarla.

È un uomo di Wigan, cresciuto con il rugby a 13, figlio di un giocatore di rugby league. Graeme West, allora capitano del Wigan, organizzava il campo estivo in cui da bambino Farrell prese per la prima volta in mano il pallone ovale; poi ci pensò il club amatoriale locale, l’Orrell St James. Aveva ancora sedici anni quando il Wigan gli concesse l’esordio in prima squadra contro il Keighley, al Central Park. Nello stesso anno nacque suo figlio Owen, che avrebbe capitanato l’Inghilterra nell’altra disciplina.

La carriera che seguì riempì una bacheca di trofei. Nato il 30 maggio 1975, a 17 anni e 11 mesi diventò il più giovane giocatore a vincere una finale di Challenge Cup; esordì con la Gran Bretagna contro la Nuova Zelanda a 18 anni e, nel 1996, a 21 anni, diventò il più giovane capitano di sempre della Gran Bretagna. Nel 1996 vinse il premio Man of Steel, che si aggiudicò nuovamente nel 2004, anno in cui conquistò anche il Golden Boot come miglior giocatore del mondo. Nel 1995 sposò Colleen O’Loughlin, sorella del suo futuro compagno di squadra al Wigan, Sean O’Loughlin. Quando lasciò il Wigan aveva disputato 370 partite con il club, segnato 3.135 punti, capitanato l’Inghilterra ai Mondiali del 2000 e ricevuto l’onorificenza OBE.

Il passaggio al rugby a 15 nel 2005 avrebbe dovuto essere il secondo capitolo della stessa storia. Non decollò mai. Una serie di infortuni e un incidente stradale rimandarono il suo esordio con i Saracens al settembre 2006; una volta tornato in forma, nessuno riusciva a mettersi d’accordo sul suo ruolo: il club lo schierava come flanker, mentre lo staff tecnico dell’Inghilterra lo voleva centro. Fu titolare da primo centro contro il Sudafrica ai Mondiali del 2007, segnò la sua unica meta con l’Inghilterra contro Tonga e poi rinunciò ai quarti di finale contro l’Australia per un infortunio al polpaccio. Le presenze furono in tutto otto. Si ritirò nell’aprile 2009 e rimase ai Saracens come allenatore.

La carriera da allenatore decollò molto più rapidamente di quella da giocatore nel rugby a 15. Stuart Lancaster lo portò nello staff dell’Inghilterra per il Sei Nazioni 2012, Warren Gatland lo volle come allenatore della difesa in Australia con i Lions nel 2013 e, quando Lancaster si dimise alla fine del 2015, Eddie Jones rinnovò l’intero staff, Farrell compreso. Nel 2016 l’Irlanda lo ingaggiò come allenatore della difesa sotto la guida di Joe Schmidt, dopo alcuni mesi trascorsi come consulente del Munster mentre il suo contratto con l’Inghilterra arrivava a scadenza. Nel novembre 2018 l’IRFU annunciò che avrebbe preso il posto di Schmidt, al suo addio dopo i Mondiali del 2019.

La sua prima partita da allenatore, contro la Scozia nel febbraio 2020, finì 19-12; i primi due tornei si conclusero entrambi al terzo posto. La svolta arrivò nei diciotto mesi successivi. Nel novembre 2021 l’Irlanda batté gli All Blacks 29-20 a Dublino e, nel luglio 2022, vinse per la prima volta un test in Nuova Zelanda, 23-12 a Dunedin, prima di aggiudicarsi la serie 32-22 a Wellington e salire in vetta al ranking mondiale. Il Sei Nazioni 2023 si chiuse con il Grande Slam, conquistato battendo l’Inghilterra; World Rugby lo nominò allenatore dell’anno e nel 2024 arrivò un secondo titolo consecutivo.

L’incarico alla guida dei Lions arrivò nel gennaio 2024. Durante il suo periodo sabbatico, Simon Easterby guidò l’Irlanda; la squadra di Farrell perse l’amichevole di preparazione contro l’Argentina a Dublino, ma in Australia vinse tutte le partite tranne l’ultima. Il 27-19 di Brisbane e il 29-26 di Melbourne assicurarono la serie; la sconfitta per 22-12 a Sydney impedì il cappotto. Fu la prima vittoria in una serie dei Lions dal 2013, anno del tour in cui Farrell era stato assistente.

Da quel tour nacque anche la decisione su cui ancora oggi gli vengono chiesti chiarimenti. Quando Elliot Daly si ruppe un braccio, Farrell convocò Owen, fermo da settimane per un infortunio rimediato al Racing 92 e mediano d’apertura chiamato a sostituire un giocatore capace di ricoprire più ruoli. Dan Biggar disse che la scelta non aveva senso; Stuart Barnes la definì delirante e qualcuno si spinse oltre, parlando di nepotismo. Farrell liquidò le critiche come «sciocchezze» e insistette sul fatto che la decisione fosse stata presa da tutto lo staff tecnico. Il dubbio più grande riguarda però la sua Irlanda. I Mondiali del 2023 si chiusero con la sconfitta per 28-24 nei quarti contro la Nuova Zelanda, il turno che l’Irlanda non è mai riuscita a superare; nei sedici mesi fino al luglio 2026 la sua squadra ha perso due volte contro gli All Blacks, due contro la Francia e una contro il Sudafrica. Su Planet Rugby, Liam Heagney ha scritto che l’Irlanda non dà più l’impressione di essere una squadra al vertice mondiale in ogni partita e che uno staff tecnico pressoché invariato si è adagiato.

L’ultimo anno ha offerto argomenti a entrambe le parti. Lo scorso novembre sono arrivate la sconfitta per 26-13 contro la Nuova Zelanda a Chicago e quella per 24-13 contro il Sudafrica a Dublino. Il Sei Nazioni 2026 ha portato la quarta Triple Crown in cinque anni, conquistata con il 43-21 sulla Scozia, e il secondo posto, a due punti dalla Francia, il cui successo per 48-46 sull’Inghilterra nell’ultima giornata le ha consegnato il titolo. Il 5 giugno l’IRFU gli ha prolungato il contratto fino alla fine dei Mondiali del 2031 negli Stati Uniti. A luglio l’Irlanda ha rimontato uno svantaggio di dodici punti e battuto per 33-31 a Sydney l’Australia di Joe Schmidt, poi ha superato il Giappone 36-20 a Newcastle; infine è andata a Eden Park e ha perso 40-21. Farrell ha detto che il punteggio non rispecchiava quanto l’Irlanda sia vicina alla Nuova Zelanda.

Novembre metterà alla prova questa tesi. L’Irlanda affronterà l’Argentina all’Aviva Stadium il 6 novembre, le Fiji il 14 novembre e il Sudafrica il 21 novembre; una settimana dopo, a Twickenham, si disputeranno le finali del Nations Championship. Il capitano della squadra sarà Dan Sheehan; Doris e Jack Conan sono infortunati, mentre sono stati convocati i due giocatori dell’Ulster ancora senza presenze internazionali, Jamie Benson e James McNabney. I Mondiali del 2027 in Australia sono a un anno di distanza, e sarà nei quarti di finale che si giudicherà l’Irlanda di Farrell.

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