Cinema

Ryan Murphy ha finito il copione del reboot di «Glee»: il difficile è riunire il cast originale

Camille Lefèvre
Aggiungici su Google

Ryan Murphy ha costruito la seconda metà della sua carriera sull’idea che nulla di ciò che è amato finisca davvero: aspetta soltanto il momento giusto per tornare. Il prolifico creatore di American Horror Story e Monster ha trascorso l’era dello streaming trasformando la nostalgia in un modello produttivo, e la proprietà intellettuale che i fan gli hanno chiesto a gran voce di rivisitare è quella che ha trasformato il suo nome in un marchio: Glee. Per una generazione oggi tra la fine dei vent’anni e i trent’anni, la McKinley High è stata una serie televisiva formativa, e Murphy non ha mai nascosto di ascoltarli.

Ecco perché una frase detta quasi di sfuggita questa settimana è arrivata come il colpo di pistola dello starter. Come Deadline ha riportato dalle sue dichiarazioni a Entertainment Tonight, Murphy ha rivelato di aver “appena finito” una sceneggiatura per il reboot di Glee, ritrovando Brad Falchuk e Ian Brennan, i due collaboratori che con lui hanno scritto le prime due stagioni dello show. Ha detto di aver contattato una decina di membri del cast originale e che “erano tutti molto entusiasti dell’idea”, prima di aggiungere la precisazione che conta più di ogni altra: “Nessuno l’ha letta, quindi non lo so, vedremo.”

È facile sottovalutare la portata di ciò che sta proponendo. Glee è andata avanti per sei stagioni su Fox tra il 2009 e il 2015, un autentico fenomeno che ha trasformato gli arrangiamenti da coro scolastico di Journey e Madonna in presenze in classifica e ha reso celebri Lea Michele, Chris Colfer, Amber Riley e Darren Criss. Fu anche, per il suo tempo, una rara serie mainstream di una rete generalista a mettere al centro adolescenti queer e la disabilità, con un cast corale che non somigliava a nessun altro in televisione. Riportarla in vita si inserisce perfettamente nell’attuale fase di Murphy, ricca di reboot, eppure Glee non è semplicemente un altro titolo di catalogo da rispolverare.

Questo perché non si può organizzare una reunion attorno a questo cast senza riconoscere ciò che gli è accaduto. Tre interpreti fissi della serie originale sono morti da quando lo show è terminato — Cory Monteith nel 2013, Mark Salling nel 2018 e Naya Rivera nel 2020 — una sequenza di lutti abbastanza pesante da generare la cupa formula della “maledizione di Glee”. Qualunque sceneggiatura riunisca i sopravvissuti della McKinley deve fare i conti con queste assenze, anziché passarle sotto silenzio, un problema di tono che nessuna dose di entusiasmo può risolvere da sola.

Per il momento, le questioni pratiche restano del tutto aperte. Murphy non ha indicato né una rete né una piattaforma di streaming, né una tempistica o un formato; una bozza completata che il cast cui è destinata non ha ancora letto rappresenta lo stadio più embrionale possibile per un ritorno. Fox, dove la serie è andata in onda, da allora ha rimodellato la propria identità attorno allo sport in diretta e alla programmazione non sceneggiata, mentre le produzioni di Murphy sono oggi distribuite tra Disney e Netflix.

Ciò che ha, in definitiva, è una sceneggiatura scritta appena un’ora prima di parlarne e dieci ex star a cui l’idea piace in astratto. Fra una pagina e una reunion si colloca tutto ciò che Glee ha attraversato — l’unico numero che nessuna lettura al tavolo può simulare.

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.