Cinema

Silk Road (2021): Nick Robinson trasforma Ross Ulbricht nell’idealista che ha inventato il mercato nero digitale

Martha Lucas

C’è qualcosa di strutturalmente interessante nel caso di Ross Ulbricht che la maggior parte dei film sul crimine informatico sbaglia: trattare l’imputato come un criminale travestito da idealista, quando la realtà storica suggerisce l’inverso. Silk Road di Tiller Russell sceglie la versione più difficile — un idealista genuino che si trova a gestire le conseguenze di un’idea che ha funzionato troppo bene — e affida questa lettura a Nick Robinson, che la porta a termine.

Ulbricht nel film è un giovane fisico del Texas che costruisce, su reti Tor e con pagamenti in Bitcoin, il primo grande mercato decentralizzato della storia di internet. La piattaforma Silk Road raggiunge il miliardo di dollari di transazioni prima dell’arresto del suo fondatore, nel 2013. Russell, che aveva già realizzato un documentario sullo stesso caso, porta nella finzione una conoscenza del materiale che si avverte nella sobrietà della regia: non c’è spettacolarizzazione del dark web, solo schermi, codice e la matematica del mercato che cresce oltre il controllo di chi l’ha creato.

Jason Clarke interpreta Rick Bowden, agente DEA e personaggio composito ispirato a diversi investigatori reali, con la stanchezza di chi ha smesso di chiedersi se quello che fa è lecito e si chiede soltanto se funziona. La simmetria tra i due protagonisti — entrambi operano fuori dai sistemi che dovrebbero servire o combattere — è la scommessa più intelligente della sceneggiatura. Il caso reale era ancora più estremo: due agenti federali, Carl Force e Shaun Bridges, furono condannati per aver estorto denaro a Ulbricht durante l’indagine. Il film comprime questa corruzione istituzionale nella figura di Bowden, guadagnando in compattezza narrativa quello che perde in precisione storica.

Robinson è preciso nel costruire la parabola discendente. Il suo Ulbricht non è mai chiaramente colpevole fino a quando non è troppo tardi per non esserlo, e questa ambiguità — mantenuta senza artifici — è il cuore del film. Paul Walter Hauser, nel ruolo del partner corrotto di Bowden, avrebbe meritato più spazio. Alexandra Shipp, come Julia, è credibile ma sottoutilizzata dalla sceneggiatura.

Silk Road è un thriller che funziona — pienamente, senza ambizioni eccessive. Non risponde alla domanda fondamentale su Ulbricht — criminale che si nascondeva dietro una filosofia, o filosofo che è scivolato nel crimine per le logiche del suo stesso sistema — ma la formula correttamente, e questo è già qualcosa che molti film sullo stesso argomento non riescono a fare.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

  • Lexi Rabe — Edie

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