Cinema

Pedro Pascal in «Behemoth! – Una vita. Da ricomporre.», il violoncellista che divide la critica

Camille Lefèvre
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Alex Serian, il violoncellista interpretato da Pedro Pascal in Behemoth! di Tony Gilroy, ha trascorso la vita a guardare oltre il leggio, aspettando che fosse qualcun altro a dare l’attacco. Le prime recensioni dal New York Film Festival concordano quasi su tutto, quando parlano di lui. Il dissenso riguarda l’unica domanda su cui si regge il film: un uomo che non prende mai una decisione può reggere un film diretto da un regista il cui lavoro ha sempre ruotato attorno a persone costrette ad agire?

Tutti hanno puntato i riflettori sul violoncello, e a ragione. Il critico di Variety, cresciuto come musicista classico e poco incline a tollerare gli attori che fingono di suonare, scrive che Pascal suona davvero e che Gilroy ha corretto il difetto più ricorrente del genere facendo studiare il suo protagonista. Sulle mani, dunque, non ci sono dubbi. La quiete di tutto ciò che sta sopra, invece, è un’altra faccenda.

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Gilroy, che ha scritto il film oltre a dirigerlo, tratteggia Alex come un prodigio a cui nessuno ha mai chiesto cosa volesse. È un musicista di terza generazione, avviato così presto alla carriera che a sei anni si esibiva già a The Tonight Show, un dettaglio sottolineato sia da Variety sia da IndieWire. È fuggito da Los Angeles per seguire il circuito delle orchestre, soprattutto a Chicago, spostandosi tra ensemble, città e donne. Il film lo riporta a casa perché sua madre, interpretata da JoBeth Williams, sta scivolando nella demenza, e lo mette al lavoro come musicista di sessione, a registrare colonne sonore per i film degli altri, tra cui un blockbuster segreto dal nome in codice Behemoth!.

Ogni brano lo riporta indietro nel tempo. David Ehrlich di IndieWire descrive la musica come un portale: le percussioni di un inseguimento in una commedia d’azione riportano Alex a un gala di Chicago da cui aveva cercato di svignarsela, lontano da un’amante sposata interpretata da Olivia Wilde; un valzer per una storia d’amore lo porta a Dallas e a una relazione con Nadia, una violinista interpretata da Eva Victor. Il copione che Ehrlich individua è evidente a tutti tranne che ad Alex, un uomo attratto da donne forti e irraggiungibili, che sparisce non appena gli chiedono un impegno duraturo. Seduto al posto del suo mentore, Alex dice a una giovane violoncellista — come riporta la stessa recensione — di scegliere una strada e impegnarsi, perché la musica prende vita quando si prende una decisione. È un consiglio che lui non ha mai seguito.

È qui che Gilroy trasforma la forma in un’argomentazione. Un musicista di sessione suona brani scritti per immagini che non ha scelto, seguendo una bacchetta che non tiene in mano, e il film adotta la stessa grammatica. Come racconta Variety, un’orchestra registra un brano e, pochi secondi dopo, quella stessa musica diventa la colonna sonora di Behemoth!. Nove compositori per il cinema, tra cui James Newton Howard, Alan Silvestri e Michael Giacchino, figurano insieme con il nome di Behemoth! Collective. Un eroe che vive dentro le colonne sonore altrui si ritrova in un film la cui musica non ha un unico autore.

Lette una accanto all’altra, le recensioni descrivono la stessa interpretazione con aggettivi opposti. Nick Schager del Daily Beast la definisce la prova più sfumata e intensa della carriera di Pascal. Jeremy Mathai di SlashFilm sostiene che Pascal abbia finalmente trovato un ruolo da protagonista davvero adatto a lui. Ehrlich definisce l’interpretazione autentica e defilata, un ritratto che rinuncia a spiegare cosa provi Alex nei confronti dell’arte e del denaro. Variety riconosce la stessa misura, ma la considera un limite del film: secondo la recensione, Pascal soffre in modo così placido che viene da desiderare qualcosa di più, mentre la struttura che salta da un momento all’altro — accostata da Variety all’andamento ellittico di Tár — rende talvolta difficile ricostruire l’ordine degli eventi.

La frattura attraversa anche la filmografia dello stesso Gilroy. La sua reputazione si fonda su Michael Clayton e su Andor, che Ehrlich riassume come un thriller politico senza compromessi, incentrato sui sacrifici richiesti da una ribellione. Behemoth! è una scommessa opposta: il dramma del protagonista consiste nella decisione che continua a rimandare. La conclusione di Variety, secondo cui a diciannove anni da Michael Clayton Gilroy è ancora alla ricerca di un soggetto alla sua altezza, è in parte un giudizio su quella scommessa. La risposta di Ehrlich sta nel finale, che definisce uno stordente «dolcissimo» e il momento in cui il film, finalmente, segue il proprio consiglio.

Il ruolo non era stato scritto pensando a Pascal. Oscar Isaac era stato coinvolto quando il progetto fu annunciato, ma se n’era andato prima che Pascal venisse confermato; David Harbour era stato scelto e poi si era ritirato per gli impegni con Stranger Things, e Will Arnett gli è subentrato nel ruolo del fratello di Alex, un podcaster. Questa storia rende ancora più singolare la frase di SlashFilm sul ruolo finalmente adatto a Pascal: la parte gli calza proprio per tutto ciò che gli chiede di non fare.

Behemoth! è stato presentato in anteprima il 2 ottobre come film di punta della 64ª edizione del New York Film Festival. È il quarto lungometraggio diretto da Gilroy e il primo dopo The Bourne Legacy, del 2012. Searchlight Pictures lo porterà nelle sale statunitensi il 4 dicembre; nel cast figurano anche Hank Azaria nel ruolo del padre di Alex, oltre a Matthew Lillard, Margarita Levieva e Alexa Swinton.

Il film chiede al suo protagonista di smettere di aspettare il gesto del direttore. Ora i critici rivolgono la stessa richiesta alla sua star, e l’unica risposta che Gilroy dà a entrambi è un violoncello che Pascal ha imparato davvero a suonare.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

  • Alexa Swinton — Viviana Glenn

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