Cinema

Adam Aron, CEO di AMC, dichiara chiusa la crisi dopo un trimestre record per la catena

Il più grande esercente cinematografico del mondo torna all'utile, rifinanzia quasi tutto il debito e punta su un fine anno ricco di uscite
Molly Se-kyung
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Per gran parte di questo decennio, AMC Entertainment è stata il caso emblematico dei rischi del settore cinematografico: sale al buio durante la pandemia, un enorme carico di debiti accumulato dopo anni di espansione e voci ricorrenti secondo cui la bancarotta sarebbe arrivata nel giro di un trimestre. Ora l’uomo che ha guidato la più grande catena di cinema del mondo in quegli anni dichiara che quella storia è finita. «In questa videoconferenza, dichiaro che AMC è finalmente uscita dalle nubi tempestose create dal Covid», ha detto agli investitori l’amministratore delegato Adam Aron.

Come riferito da Deadline, la svolta poggia su due pilastri: un botteghino abbastanza solido da portare i ricavi a un nuovo massimo storico e un bilancio che l’azienda ha impiegato anni a risanare. AMC sostiene inoltre di aver guadagnato quote di mercato sia negli Stati Uniti sia a livello internazionale: non si è limitata, dunque, a cavalcare una ripresa generale, ma è riuscita a conquistare una fetta più ampia del mercato.

I dati trimestrali confermano questa tesi. Nei tre mesi conclusi a settembre, AMC è tornata in utile con 109,3 milioni di dollari, dopo una perdita di 298,2 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi sono aumentati del 31%, raggiungendo 1,7 miliardi di dollari e superando il record stabilito dalla catena appena un trimestre prima: si tratta del secondo trimestre consecutivo da record.

Si è mosso anche il fronte del debito. Nel corso del trimestre AMC ha completato un rifinanziamento da 3,97 miliardi di dollari, che copre circa il 97% del debito, spostando le scadenze alla fine del 2031 e del 2033 e semplificando la struttura del capitale. Aron ha dichiarato che l’operazione consentirà alla società di «andare avanti con un bilancio molto più solido» e, durante la conference call sui risultati, ha previsto che AMC avrà un flusso di cassa positivo per l’intero 2026. Il suo ringraziamento ai «milioni di azionisti appassionati» ha richiamato la base di piccoli investitori che nel 2021 trasformò AMC in un meme stock e la sostenne negli anni più difficili.

Aron ha affermato che la crescita prosegue anche nel quarto trimestre: a ottobre, il botteghino nazionale ha registrato un aumento di circa il 35% su base annua. Ha citato i titoli in uscita da qui alla fine dell’anno, tra cui I Play Rocky, Wild Horse Nine, Ebenezer, The Further Mis-Adventures of Cliff Booth, The Hunger Games: Sunrise on the Reaping, Dune: Part Three, Avengers: Doomsday, Mr. Irrelevant e Jumanji: Open World: «una conclusione perfetta per un anno meraviglioso per gli spettatori», ha detto. Si aspetta che il calendario delle uscite spinga il botteghino statunitense e quello mondiale ai livelli annuali più alti degli ultimi sette anni, con il totale nazionale destinato a raggiungere agevolmente i 10 miliardi di dollari o più.

I risultati non riguardano soltanto AMC: anche Marcus Theatres ha registrato un terzo trimestre da record, risultato che Deadline ha collegato a Spider-Man: Brand New Day e The Odyssey. Ma c’è una sola catena che per anni ha dovuto rispondere alla domanda se sarebbe riuscita a sopravvivere, e Aron ha scelto di concludere proprio su questo punto. «La semplice sopravvivenza non è mai stata l’obiettivo», ha detto. «Il nostro obiettivo, in definitiva, era prosperare, ed è proprio qui che si concentra ora la nostra attenzione».

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