Affari e finanza

La Banca d’Inghilterra alza i tassi al 4%, primo rialzo dal 2023 sotto la spinta dell’energia

Il Comitato di politica monetaria ha votato otto a uno per un rialzo di un quarto di punto, con un membro che chiedeva mezzo punto, e la banca vede l'inflazione intorno al 5% a metà 2027
Victor Maslow
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La Bank of England ha alzato i tassi d’interesse per la prima volta in oltre tre anni, ma il costo che sta cercando di contrastare è fuori dal suo controllo. I prezzi dell’energia, spinti al rialzo dal conflitto in Medio Oriente, stanno alimentando l’inflazione britannica e il Comitato di politica monetaria della Bank ha deciso che attendere ancora avrebbe rischiato di far ricadere in modo duraturo il rincaro dei carburanti e del riscaldamento su salari e prezzi nei negozi.

Le conseguenze si faranno sentire innanzitutto sui mutuatari. Per chi ha un mutuo indicizzato o a tasso variabile le rate saliranno, man mano che gli istituti di credito trasferiranno l’aumento; chi invece sta per uscire da un’offerta a tasso fisso particolarmente conveniente si trova a cercare un nuovo finanziamento in un mercato dove i tassi sui prestiti erano già aumentati prima della decisione. I risparmiatori otterranno rendimenti leggermente migliori, che saranno però ancora erosi da un aumento dei prezzi quasi altrettanto rapido. La Bank lo ha riconosciuto nelle proprie minute: la politica monetaria non può incidere sui prezzi globali dell’energia, ma può soltanto cercare di impedire che si traducano in un’inflazione duratura.

Il comitato ha votato con otto voti contro uno per aumentare il Bank Rate di un quarto di punto percentuale, portandolo al 4%. L’unica dissenziente, la componente esterna Catherine Mann, avrebbe voluto un rialzo di mezzo punto, al 4,25%, sostenendo che servisse un approccio più incisivo prima che l’inflazione persistente si radicasse. Nella riunione precedente il comitato aveva mantenuto il tasso al 3,75%, ma già tre dei suoi nove membri avevano votato a favore di un aumento.

Le previsioni spiegano il cambio di rotta. A settembre l’inflazione dei prezzi al consumo nel Regno Unito ha raggiunto il 3,5%, rispetto al 3,1% di agosto, e ora i funzionari della Bank prevedono che salirà a circa il 4,5% all’inizio del prossimo anno e intorno al 5% a metà del 2027, ben oltre il doppio dell’obiettivo del 2%. A settembre l’energia ha contribuito per circa un punto percentuale al dato, soprattutto attraverso i carburanti per autotrazione. Nelle settimane precedenti alla riunione, i futures sul greggio Brent hanno registrato una media di 108 dollari al barile e quelli sul gas britannico di 216 pence per therm: un aumento rispettivamente del 38% e dell’81% rispetto alle previsioni della Bank di luglio.

Per le famiglie, la stretta era cominciata già prima della decisione. Secondo le minute, dall’inizio di settembre i tassi di riferimento sui mutui fissi biennali sono aumentati di quasi mezzo punto percentuale e le nuove approvazioni di mutui sono in calo. Su un mutuo a rimborso di 200.000 sterline, della durata di 25 anni, un rialzo di un quarto di punto aggiunge circa 30 sterline alla rata mensile. Le imprese se la cavano meglio: i prestiti alle aziende restano solidi e l’attività ha superato le aspettative della Bank, sostenuta dalle esportazioni e, osserva il comitato, anche da alcuni primi benefici dell’intelligenza artificiale.

La decisione si basa più su un rischio che su prove concrete. Le minute ammettono che ci sono ancora pochi segnali degli effetti di secondo impatto temuti dalla Bank, cioè del trasferimento dei costi energetici agli accordi salariali e ai prezzi di altri beni; inoltre, l’inflazione alimentare è risultata inferiore alle attese. Per ora molte imprese sono protette da coperture finanziarie e contratti energetici a prezzo fisso, oppure assorbono i costi accettando margini più ridotti. Nello scenario della Bank caratterizzato da una domanda più debole, le famiglie riducono le spese e le pressioni sui prezzi si attenuano senza bisogno di ulteriori interventi sui tassi. Il governatore Andrew Bailey ha legato le previsioni centrali alla diplomazia, più che alla politica monetaria. «In parole semplici, servono progressi reali verso una soluzione del conflitto in Medio Oriente», ha scritto, aggiungendo che, in assenza di notizie in tal senso, riuscirebbe a «capire le ragioni a favore di un ulteriore rialzo dei tassi».

La decisione riguarda soltanto i prestiti in sterline. La Banca centrale europea ha già alzato due volte quest’anno il tasso sui depositi, portandolo al 2,5%, mentre la Federal Reserve ha mantenuto la propria fascia tra il 3,75% e il 4% nella riunione di fine ottobre. Gli investitori interpellati dalla Bank si aspettavano un ulteriore rialzo al 4,25% entro febbraio, ma il comitato non ha avallato questa prospettiva, precisando che la politica monetaria «non segue un percorso prestabilito». La prossima decisione è attesa per il 17 dicembre.

Alla Bank basta un pomeriggio per rendere più caro un mutuo. Non può cambiare il prezzo di una nave cisterna carica di gas e le sue stesse previsioni ammettono che la risposta all’inflazione britannica si sta decidendo molto lontano da Threadneedle Street.

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