Affari e finanza

L’inflazione italiana balza al 5,6% in un mese e l’energia porta l’eurozona al 4%

Per la stima flash di Eurostat l'inflazione di ottobre è al 4,0%, con l'energia in rialzo del 20,8% e l'inflazione di fondo ferma al 2,5%, mentre i mercati scommettono su un terzo rialzo dei tassi della BCE quest'anno
Victor Maslow
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L’inflazione nell’Eurozona ha raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni e quasi tutta l’accelerazione si deve a una sola voce della bolletta delle famiglie. L’energia, che rappresenta una piccola parte delle spese mensili di un europeo medio, è ormai responsabile di circa metà della spinta al rialzo dei prezzi, secondo la prima stima di Eurostat. Se la si esclude, il resto del paniere appare quasi stabile.

È questa la divisione che rende il dato particolarmente difficile da digerire per chi ha un mutuo a tasso variabile, una bolletta del riscaldamento o uno stipendio concordato prima che iniziasse lo shock. La Banca centrale europea combatte l’inflazione con i tassi d’interesse: uno strumento che non può rendere meno costosi petrolio e gas, ma che aumenta il costo dei prestiti. Gli investitori ora si aspettano che la BCE ricorra di nuovo a questo strumento nella prossima riunione.

L’inflazione complessiva ha raggiunto il 4,0% a ottobre, in aumento rispetto al 3,8% di settembre: è la prima rilevazione pari o superiore al 4% dall’autunno del 2023. I prezzi dell’energia sono risultati più alti del 20,8% rispetto a un anno prima. In base ai pesi del paniere di Eurostat, l’energia rappresenta circa il 9% della spesa dei consumatori, ma ha contribuito per quasi due di quei quattro punti percentuali. L’inflazione di fondo, che esclude energia, alimentari, alcol e tabacco, è rimasta al 2,5%, mentre quella dei servizi è salita leggermente al 3,3%.

L’Italia mostra quanto lo shock colpisca in modo disomogeneo. Il suo tasso d’inflazione armonizzato è balzato al 5,6% dal 4,2% in un solo mese e l’Istituto nazionale di statistica, Istat, ha attribuito l’aumento soprattutto all’energia, con le tariffe energetiche regolamentate in crescita del 59,5% su base annua. È accelerato anche l’indice Istat del carrello della spesa, che misura i beni di uso quotidiano: è passato all’1,5% al 2,5%.

Tra i 21 membri del blocco, le differenze sono ampie. La Lituania ha registrato il 6,1% e la Bulgaria, al suo primo anno con l’euro, il 6,0%; il tasso della Germania è invece sceso al 2,8%, mentre Malta ha segnato il dato più basso, al 2,3%. Un unico tasso d’interesse deve ora servire sia una famiglia italiana alle prese con uno shock delle bollette, sia una tedesca che vede rallentare l’inflazione. I membri dell’UE che non fanno parte dell’Eurozona, come Polonia, Svezia e Romania, fissano tassi propri, anche se la Danimarca, la cui corona è agganciata all’euro, di norma segue la linea della BCE.

La BCE ha già alzato i tassi due volte quest’anno, a giugno e a settembre, portando il tasso sui depositi al 2,5%, prima di lasciarlo invariato a ottobre. L’argomento a favore di ulteriori rialzi è impedire che il rincaro dell’energia si trasmetta a salari e aspettative. A frenare questa scelta sono il dato dell’inflazione di fondo, che si è mosso appena, e il fatto che un tasso più alto non ridurrà una bolletta energetica gonfiata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran e dalla minaccia ai traffici marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz. Dopo il rialzo di settembre, Ed Hutchings, responsabile dei tassi di Aviva Investors, ha avvertito che «la situazione potrebbe essere andata decisamente troppo oltre»; Robert Mertens di Validus Risk Management sostiene invece che le turbolenze sul mercato obbligazionario francese limitano la possibilità per la banca di spingersi troppo avanti.

Per chi ha un prestito, la stretta si è già fatta sentire. A ottobre l’Euribor a 12 mesi, parametro di riferimento per la maggior parte dei mutui a tasso variabile in Spagna e diffuso anche in Portogallo e Italia, si è attestato in media intorno al 3,24%, circa un punto percentuale in più rispetto a un anno prima, secondo gli indicatori spagnoli dei mutui. Di conseguenza, i prestiti che si ricalcolano questo autunno costano di più ogni mese. I risparmiatori guadagnano poco: la liquidità remunerata al tasso sui depositi della BCE, pari al 2,5%, continua a perdere valore rispetto a un’inflazione del 4% e, con salari nel complesso stabili, come osservano i responsabili delle politiche monetarie, molti lavoratori si stanno impoverendo in termini reali.

Dopo la pubblicazione del dato, i mercati hanno assegnato una probabilità superiore al 72% a un rialzo di un quarto di punto nella riunione conclusiva dell’anno della BCE, che terminerà a Francoforte il 17 dicembre, secondo le stime citate da CNBC. Eurostat pubblicherà i dati completi di ottobre il 18 novembre e la stima flash di novembre il 1° dicembre: un’ulteriore rilevazione prima che il Consiglio direttivo prenda una decisione.

Per una famiglia di Milano o Napoli, il numero che conta non è il 4% dell’Eurozona. È il rincaro del 59,5% delle tariffe energetiche regolamentate: una bolletta che nessun voto a Francoforte può ridurre, mentre arriva insieme a una rata del mutuo che invece può aumentare.

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