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Silent Hill incontra gli anime anni Novanta in Signal Veil, dove l’unica arma è un cellulare

Time Hunters e Serafini Productions scambiano le pistole con un cellulare infestato in un horror a telecamere fisse in un liceo giapponese
Cassian Vale
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Il survival horror è sempre stato un genere fondato sulla scarsità dello sguardo. Le telecamere fisse dei primi Resident Evil nascondevano tanto quanto mostravano, e Silent Hill trasformò un unico strumento, una radio tascabile che gracchiava quando qualcosa si avvicinava, nell’intero sistema nervoso del giocatore. Signal Veil, il nuovo progetto dello studio indipendente cileno Time Hunters e dell’editore horror Serafini Productions, con sede a Tokyo, prende quella radio, la chiude nel cellulare a conchiglia di una studentessa e dipinge tutto con la tavolozza granulosa degli anime horror che andavano in onda a tarda notte negli anni Novanta.

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La premessa poggia su un’eredità. Aki Mizuno è un’adolescente la cui madre scompare senza lasciare traccia, lasciandole un vecchio cellulare che reagisce a spiriti che nessun altro riesce a vedere. Quando anche gli studenti del liceo Nishikawa cominciano a sparire, il telefono diventa l’unico strumento con cui Aki può leggere l’edificio: vibra, crepita di statica o si distorce quando qualcosa è vicino. Il flash stordisce, la fotocamera rivela oggetti nascosti e impronte, e lo studio assicura che può persino essere usato per parare i colpi.

A red flip phone screen reveals a hidden spirit clinging to a schoolgirl in a dim school locker room
Image: Serafini Productions / Time Hunters

È questa l’idea creativa che vale la pena seguire. Laddove la maggior parte dei giochi horror mette in mano al giocatore una pistola per poi razionargli i proiettili, Signal Veil fa della percezione l’arma. I nemici non si abbattono semplicemente: l’annuncio descrive una sequenza quasi rituale che consiste nel rilevare lo spirito, provocarlo, stordirlo, esporne l’essenza e solo allora purificarlo per sempre. Munizioni, medicine e armi mistiche scarseggiano, così ogni incontro si presenta come un problema da osservare prima ancora che come uno scontro da vincere, e ogni entità dovrebbe comportarsi in modo abbastanza diverso da richiedere una lettura tutta sua.

A tutto questo si sovrappone un sistema di sanità mentale, una meccanica con cui il genere flirta fin dai tempi di Eternal Darkness. Man mano che la mente di Aki si sfilaccia, la scuola stessa si deforma, i nemici diventano meno prevedibili e il suo modo di combattere si fa più disperato. Il comunicato presenta la storia come psicologica più che splatter, un passato sepolto sotto falsi ricordi e silenzio, e descrive gli spiriti stessi come nati dal trauma.

A hand-drawn anime-style frame of a schoolgirl as a dark spirit bursts from her hair beside a chain-link fence
Image: Serafini Productions / Time Hunters

I riferimenti visivi sono espliciti. Accanto a Resident Evil e Silent Hill, gli sviluppatori citano anime di horror psicologico come Another e Jujutsu Kaisen, e le immagini puntano su volti disegnati a mano, una cruda luce rossa d’emergenza e una grana da pellicola che ricorda una videocassetta VHS rimasta troppo a lungo nel videoregistratore. La telecamera torna su inquadrature prestabilite, la grammatica classica che trasforma ogni angolo di corridoio in un respiro trattenuto.

Per Serafini Productions, fondata a Tokyo nel 2022, si tratta di un’estensione naturale della sua serie BrokenLore, un ciclo interconnesso di giochi horror psicologici sulla paura, sul trauma e sulle ansie sociali contemporanee. Signal Veil resta fuori da quella serie e unisce il gusto dell’editore per l’horror nato dal trauma a uno studio indipendente che lavora dal Cile.

Il gioco è in sviluppo per PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC, dove sarà venduto tramite Steam ed Epic Games Store. È stato annunciato il 2 ottobre con un primo trailer, non ha ancora una data d’uscita e i giocatori possono già aggiungerlo alla lista dei desideri su Steam, PlayStation Store ed Epic Games Store.

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