Calcio

Spalletti, Amorim, Carrick: gli allenatori sotto pressione in Europa, in classifica per quanto è profondo il problema

Kenji Nakamura
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Il Manchester United ha tenuto a lungo il pallone contro il Bournemouth a Old Trafford, ma ha perso con tre gol di scarto senza creare nemmeno un’occasione nitida. Questa sconfitta racconta un intero fine settimana. Nei principali campionati europei, diversi allenatori si avvicinano alla prossima partita sotto pressione e, a guardarle dall’esterno, le loro crisi sembrano simili. Non lo sono. Alcune dipendono dalla scarsa concretezza sotto porta, un problema che tende a risolversi da sé; altre dall’assenza di un giocatore; altre ancora da un assetto che concede troppo. E poi ci sono problemi che nessun cambiamento tattico può risolvere.

Questa classifica mette in fila sei allenatori non in base ai punti o alla probabilità di essere esonerati, ma alla profondità del problema: dal più difficile da correggere sul campo d’allenamento a quello che richiede soprattutto tempo. Al primo posto c’è il Manchester United di Michael Carrick. All’ultimo il Nottingham Forest di Oliver Glasner, terzultimo ma ancora una delle squadre meglio costruite d’Inghilterra.

1. Michael Carrick, Manchester United: controllo senza pericolosità

È il peggior avvio di campionato dello United da 40 anni: una vittoria in otto partite, 16° posto, un punto sopra la zona retrocessione e otto gare senza successi in tutte le competizioni, dopo la sconfitta per 4-1 contro il Como in Champions League. A maggio Carrick ha ottenuto un contratto biennale, dopo aver portato il club in Champions League durante il suo incarico ad interim. Lunedì la dirigenza si è riunita e ha deciso di confermarlo in panchina per la trasferta di sabato contro il Chelsea.

La partita con il Bournemouth ha mostrato perché un solo cambiamento non basterà. Carrick ha lasciato fuori il capitano Bruno Fernandes e, per la prima volta in casa, ha schierato insieme dal primo minuto tutti e tre i centrocampisti arrivati in estate: Youri Tielemans sulla trequarti, Andrey Santos e Carlos Baleba alle sue spalle, con Mason Mount che si accentrava da sinistra per aggiungere un quarto uomo in mezzo al campo. L’obiettivo era controllare il gioco, ma il risultato è stato un controllo fine a sé stesso. Lo United ha avuto il 62 per cento del possesso e un valore di gol attesi pari a 0,61; il Bournemouth è arrivato a 2,24. Affollare il centro ha tolto ampiezza alla squadra, che avrebbe potuto così allargare una difesa compatta, mentre il giocatore più bravo a superare le linee con un passaggio, Fernandes, è rimasto in panchina per 90 minuti. «Sono determinato a rendere la squadra migliore e a migliorare le cose», ha detto Carrick questa settimana. Il problema è che l’assetto scelto per controllare le partite ha anche tolto incisività al suo attacco.

2. Luciano Spalletti, Juventus: un allenatore che dice che il problema non è il modulo

La Juventus è ottava dopo la sconfitta per 2-0 sul campo del Genoa, una squadra vicina alla zona retrocessione, e aveva già perso 3-0 in casa contro la Lazio. Spalletti ha iniziato senza il suo sistema a due punte, lo ha riproposto all’intervallo, ma a quel punto la squadra era già sotto di due gol. Tommaso Baldanzi riusciva a trovare spazio alle spalle della difesa juventina e Spalletti ha ammesso che «non siamo mai riusciti a trovare il giusto equilibrio con lui».

La diagnosi più significativa, però, è stata un’altra. «Non c’erano spirito combattivo né voglia di lottare per il pallone», ha detto, aggiungendo di faticare a far capire ai giocatori che il calcio è cambiato. Un modulo si può ridisegnare in una settimana. Una squadra che perde i duelli in ogni zona del campo, con un’emergenza infortuni che non lascia il tempo di allenare l’intensità che lui vuole, non si aggiusta con un semplice ritocco tattico. Domenica arriva il Napoli, la sua ex squadra, a pari punti con la Juventus.

3. Pierre Sage, Crystal Palace: una difesa a tre senza i suoi tre titolari

Il Palace ha perso 5-0 a Brighton, poi 2-0 in casa contro il Newcastle, e i tifosi lo hanno sommerso di fischi al termine della partita. «Sono io a preparare la squadra, quindi sono responsabile di quello che è successo in campo», ha detto Sage dopo la gara con il Brighton. La sua difesa a tre è stata ricostruita partita dopo partita: Chadi Riad e Takehiro Tomiyasu sono infortunati, Axel Disasi squalificato. Più di qualsiasi altro assetto difensivo, una linea a tre dipende dall’intesa fra i suoi componenti. Ogni centrale deve sapere quando il compagno accanto a lui uscirà dalla linea.

La vittoria in Coppa di Lega contro il Fulham in settimana ha dato una mano, ma ora Ismaïla Sarr resterà fuori per diverse settimane. Il Palace è 17° e ha una differenza reti di meno dieci. I difensori infortunati torneranno, quindi il problema è in parte risolvibile; Sage, però, ha bisogno di fare punti prima del loro rientro, a cominciare dalla trasferta di sabato contro il Tottenham.

4. Ruben Amorim, AC Milan: un 3-4-3 che lascia spazi tra le linee

Il Milan è quinto, a sette punti dalla vetta, e il proprietario Gerry Cardinale ha difeso pubblicamente Amorim: «Non abbandonerò il mio compagno di squadra». Due pesanti sconfitte in una settimana hanno comunque messo a nudo i limiti del suo sistema. Il Bournemouth ha battuto il Milan 3-0 in Europa League e mercoledì il Bologna ha vinto 4-2 a San Siro, dopo essere andato all’intervallo in svantaggio per 2-1. Raffaele Palladino ha effettuato tre cambi in un colpo solo al 60’, e la sua squadra ha segnato due gol in due minuti; il primo è arrivato su una punizione deviata nella propria porta da un giocatore del Milan.

Il 3-4-3 è pensato per attaccare con cinque uomini sulla linea offensiva, ma lascia spazi tra le linee quando i due centrocampisti vengono superati. Il Milan ha inoltre incassato gol su palla inattiva contro Torino, Juventus, Sassuolo e Bologna. Amorim ha attribuito la sconfitta con il Bologna alla stanchezza. Sono entrambi problemi su cui si può lavorare, ed è per questo che qui è quarto; ma questo è il sistema in cui ha continuato ad avere fiducia nei suoi ultimi due incarichi, e cambiarlo significherebbe rinnegare la sua intera idea di calcio. Sabato l’Inter arriva a San Siro per il derby.

5. Xabi Alonso, Chelsea: un impianto senza il suo raccordo

Il Chelsea è quinto, è uscito dalla Coppa di Lega ai rigori contro il Liverpool e lo scorso fine settimana ha perso 2-0 in casa contro il Tottenham: una partita che spiega il problema. Senza João Pedro, Alonso ha schierato un 3-4-2-1 con un blocco difensivo di media altezza e ha provato a cercare direttamente Morgan Rogers. Il Tottenham di Roberto De Zerbi ha tenuto il pallone, ha avuto il 68 per cento del possesso e ha completato 639 passaggi contro i 287 del Chelsea, chiudendo la via che passava da Moisés Caicedo. Cole Palmer è rimasto isolato ed è poi stato espulso per doppia ammonizione.

Al Chelsea manca un giocatore capace di proteggere il pallone e collegare il centrocampo alla linea offensiva, e Alonso ha detto che João Pedro resterà fuori per qualche settimana. È un problema con una scadenza. L’assetto, però, è solido, anche se la squadra di Carrick arriverà a Stamford Bridge prima del rientro di João Pedro.

6. Oliver Glasner, Nottingham Forest: una buona squadra che non concretizza

Il Forest è 18° con sei punti. I dati di rendimento raccontano una storia diversa. In Premier League ha concesso il secondo valore più basso di gol attesi e occupa il quinto posto per differenza tra gol attesi fatti e subiti; ha battuto l’Aston Villa e pareggiato ad Anfield. Ha però trasformato occasioni per un valore di 13,4 gol attesi in appena sei reti, mentre Morgan Gibbs-White, Liam Delap e Chris Wood hanno segnato due volte su 38 tiri. In sei delle otto partite di campionato il Forest ha avuto le occasioni migliori, ma ne ha vinta soltanto una.

È un problema di finalizzazione, non di assetto, e nel corso di una stagione la precisione sotto porta tende di solito a riequilibrarsi. Questo fine settimana, contro il Brentford, il compito di Glasner è non cambiare nulla.

Il filo conduttore della classifica

Letta dal basso verso l’alto, la classifica passa dalla fortuna ai giocatori, poi all’assetto e infine a qualcosa di più difficile da definire. A Glasner serve che i suoi attaccanti segnino; ad Alonso serve il rientro di un giocatore; Amorim e Sage devono chiudere spazi su cui un allenatore può lavorare in allenamento. Spalletti e Carrick si trovano in una situazione diversa: il primo dice che i suoi giocatori non lottano per il pallone, il secondo ha una squadra che lo tiene senza riuscire a farci nulla. Sono i problemi che un esonero dovrebbe risolvere. Lo United ha esonerato un allenatore in ciascuna delle ultime due stagioni e si ritrova di nuovo al punto di partenza.

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