Calcio

Premier League 2026-27: otto nuovi allenatori scelgono il pressing, ma vince chi saprà dosarlo

Kenji Nakamura

Al di là dei cartellini e del calendario, una cosa è scritta su quasi tutte le nuove panchine della Premier League in questa stagione: la stessa idea. Un numero record di club, otto, cambia allenatore, e gli uomini che arrivano su quelle panchine non vogliono, in gran parte, squadre che aspettano. Vogliono il pallone nell’istante in cui lo perdono, in alto, riconquistato a grappoli di tre o quattro. Il pressing non è più un’arma da tirare fuori contro i più deboli; per questa generazione è l’intero disegno, ciò a cui servono la struttura, il mercato e l’intera settimana di lavoro.

La versione più pura abita ora ad Anfield. Andoni Iraola arriva dal Bournemouth, dove ha costruito la squadra che pressa di più in Inghilterra, e raccoglie l’eredità di Arne Slot, la cui idea da campione era quasi l’opposto: dominare il pallone, dominare il ritmo, togliere il caos alla partita. Il passaggio di consegne è la dichiarazione tattica più audace dell’estate. Il Liverpool non ha ritoccato un sistema: ha cambiato la domanda che la sua squadra pone a ogni gara.

Come funziona davvero il pressing moderno

Conviene smontare ciò che fanno le squadre di Iraola, perché l’etichetta “pressing alto” appiattisce qualcosa di più preciso. La struttura parte a zona: attaccanti e trequartisti chiudono il centro e lasciano di proposito i terzini avversari nello spazio, invitando il passaggio verso la fascia. Appena quel passaggio parte, scatta la trappola: la forma a zona diventa a uomo e il portatore viene braccato contro la linea laterale, che funziona da difensore in più, invalicabile. Recuperato lì, il primo pensiero va sempre in avanti: un taglio nell’intervallo, un tiro, un cross prima che l’avversario si ricomponga. La scorsa stagione il Bournemouth ha guidato il campionato negli indici che descrivono tutto questo — passaggi concessi per azione difensiva, recuperi alti, gol nati da una palla rubata.

Iraola non è solo. Álvaro Arbeloa sale al Fulham con un 4-3-3 pensato per pressare nello stesso spirito offensivo. Marco Rose eredita la panchina lasciata da Iraola al Bournemouth ed è, semmai, cablato per pressare ancora più forte. In tutta la lega la moda tattica punta nella stessa direzione: linee più alte, inneschi aggressivi, terzini che rientrano per spingere tutto il blocco in avanti.

Il costo che nessuno mette a bilancio

Ecco l’inghippo strutturale, ed è una questione di fisica, non di opinione. Pressare è il modo più costoso di difendere. Un blocco che si abbassa e resta compatto chiede corse brevi e condivise; il pressing chiede di scattare, di continuo, in modo coordinato, e di rifarlo dieci secondi dopo, che l’ultimo sia riuscito o no. Quel costo non si vede nella prima mezz’ora. Si vede dopo l’ora, quando le distanze tra chi pressa si allungano di un paio di metri, gli inneschi arrivano mezzo secondo tardi e la trappola ermetica di agosto lascia passare esattamente i passaggi che doveva forzare. Una linea alta senza le gambe che la proteggano non è una linea alta: è un corridoio di spazio alle spalle dell’ultimo difensore, in attesa di un lancio in profondità.

Per questo il momento di questa stagione pesa più di qualsiasi nomina. Il campionato apre il 22 agosto 2026, appena un mese dopo una finale mondiale. Per i club pieni di nazionali — e le squadre di pressing sono proprio quelle dalle rose profonde e costose — significa un nucleo di giocatori arrivati lontano nel torneo di luglio, lanciati nel sistema difensivo più esigente del calcio quasi senza preparazione nelle gambe.

Il campionato si spacca in due

Non tutti si sono accodati. La controcorrente più interessante attraversa i due club arrivati in cima. Il Manchester City passa da Pep Guardiola a Enzo Maresca, suo discendente tattico, e l’idea sopravvive al ricambio: costruire da dietro, tenere il pallone, difendere conservandolo invece di rincorrerlo. Al Chelsea, Xabi Alonso installa una difesa a tre il cui primo istinto è il controllo, non la caccia. Mettili contro Iraola, Arbeloa e Rose e la stagione diventa un vero dibattito tra due filosofie sul come spendere l’energia di un calciatore: riversarla nel riprendere il pallone, o nel non regalarlo mai.

È questo dibattito a rendere concreta, e non accademica, la questione della fatica. Una squadra di controllo dosa lo sforzo per progetto: il possesso è riposo. Una squadra di pressing non ha quel cuscino; il suo stato di riposo resta lavoro. In un calendario compresso, chi tiene palla gioca in realtà una stagione più lunga a ritmo più basso, mentre chi pressa anticipa un debito fisico da saldare a novembre e di nuovo in primavera.

Che cosa decide davvero

La variabile decisiva non è dunque chi pressa più forte nelle prime giornate. Tutte queste squadre sembreranno affilate ad agosto: un pressing fresco contro un avversario poco rodato è la cosa più facile da far funzionare nel calcio. Il vantaggio è di chi risolve il secondo problema: tenere la struttura, o dosarla, quando le gambe calano. Tre cose separano chi ci riuscirà: una panchina abbastanza profonda da rinfrescare il pressing all’ora di gioco; la disciplina per abbassare la linea di dieci metri e difendere un vantaggio a blocco medio senza scucirsi; e la cosa meno spettacolare di tutte, una difesa assestata e un portiere capace di coprire lo spazio alle spalle quando il pressing viene infine superato.

Il Liverpool è il grande esperimento dell’anno perché tiene insieme tutte le facce di questa domanda: una rosa capace di pressare chiunque per una partita, un allenatore che pretenderà esattamente questo, e un avvio di calendario che arriva prima che quelle gambe siano pronte. Se il Liverpool di Iraola imparerà a regolare l’intensità, a pressare a intervalli scelti e non per novanta minuti, potrà essere la squadra più godibile da anni. Altrimenti, sarà l’illustrazione più netta della lezione della stagione. Il pressing è l’arma più affilata del calcio moderno. È anche la prima cosa che le gambe stanche portano via. Il titolo non andrà a chi pressa meglio ad agosto, ma a chi avrà ancora un pressing ad aprile.

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