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Zizou Bergs, il tennista belga che ha smesso di inchinarsi ai migliori

Penelope H. Fritz
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Zizou Bergs
Zizou Bergs
Photo: si.robi / CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita3 giugno 1999
Lommel
ProfessioneTennista professionista
PremiTitolo singolare ATP Tour · 8 titoli singoli ATP Challenger Tour

Zizou Bergs ha un’abitudine che considera al tempo stesso una virtù e un limite. Dopo aver battuto Carlos Alcaraz in due set al Masters di Shanghai, il belga ha raccontato di avere spesso «troppo rispetto per questi ragazzi», di aver ereditato questa riverenza dalla propria cultura e di esserne orgoglioso. Lo ha detto proprio la sera in cui ha smontato il numero tre del mondo: una coincidenza che racchiude la domanda oggi al centro della sua carriera. Che cosa succede a un giocatore cresciuto sulla pazienza, sulle tante partite del circuito Challenger e sulle buone maniere, quando capisce che gli uomini ai vertici si possono battere, e non soltanto ammirare?

Il nome è arrivato prima del tennis. I genitori, Koen Bergs e Anne-Mie Driesen, lo hanno chiamato Zizou in onore di Zinedine Zidane, il calciatore francese a cui apparteneva quel soprannome. Al bambino di Lommel, nel Limburgo belga, hanno messo in mano una racchetta a tre anni. È cresciuto in una famiglia senza una dinastia sportiva alle spalle: la madre è fotografa, il padre è un alto dirigente di una compagnia ferroviaria belga e ha un fratello, Maxim. In seguito, l’influenza è stata reciproca. L’ITF ha dedicato un profilo a Koen Bergs, che aveva deciso di partecipare in prima persona ai campionati mondiali della federazione, spinto dall’esempio del figlio.

Nato il 3 giugno 1999, Bergs è diventato professionista nel 2018 e ha trascorso i cinque anni successivi in un circuito che la maggior parte degli appassionati non vede mai. Il debutto nel circuito maggiore è arrivato da wild card all’European Open di Anversa, nel 2020: ha battuto Albert Ramos Viñolas e ha costretto Karen Khachanov, allora numero 17 del mondo, a giocare il terzo set. Nel 2021 ha conquistato tre titoli Challenger in una sola stagione, da San Pietroburgo ad Almaty, entrando nella top 200. L’anno successivo ha vinto l’Ilkley Trophy da qualificato, battendo Jack Sock in finale; il premio è stato una wild card per il suo debutto in uno Slam, a Wimbledon.

Poi si è messo di mezzo il fisico. La rottura di un legamento del polso sinistro lo ha tenuto lontano dal circuito per mesi nel 2023 e Bergs ha ricostruito lentamente la propria classifica, chiudendo l’anno con i titoli Challenger di Drummondville e Yokkaichi. Il ritorno ha dato i suoi frutti al Roland Garros del 2024: superate le qualificazioni, ha battuto la testa di serie numero 24 Alejandro Tabilo ed è arrivato al terzo turno, dove Grigor Dimitrov lo ha fermato. Quella primavera, a Roma, ha pescato Rafael Nadal al primo turno e ha perso; in estate ha preso parte alle Olimpiadi di Parigi.

La vera svolta è arrivata nel 2025. Da qualificato ad Auckland si è guadagnato la sua prima finale ATP, persa contro Gaël Monfils. A Miami ha battuto Andrey Rublev, ottenendo la prima vittoria contro un avversario della top 10, e l’ha dedicata al nonno, scomparso due anni prima. È arrivata poi una seconda finale, sull’erba di ’s-Hertogenbosch, persa contro Gabriel Diallo. Più o meno nello stesso periodo ha iniziato a lavorare con Jan de Witt, il coach tedesco che aveva seguito Gilles Simon e Monfils. In autunno, nell’arco di circa un mese, Bergs si è trovato di fronte ai migliori del tennis per tre volte: Alcaraz lo ha battuto a Tokyo, Novak Djokovic ha interrotto la sua prima corsa fino ai quarti di finale di un Masters 1000 a Shanghai e Jannik Sinner lo ha fermato a Parigi. In seguito, in un’intervista all’ATP, De Witt ha riassunto la lezione: quei giocatori sono incredibilmente forti e, la prossima volta, l’obiettivo è semplice: batterli.

Il bilancio ha anche un lato meno lusinghiero, che emerge negli Slam. Bergs ha raggiunto il terzo turno di uno Slam quattro volte e non è mai andato oltre. A Wimbledon, quest’anno, era avanti due set a uno e 4-1 nel quinto contro la wild card britannica Arthur Fery, ma ha perso dopo quattro ore e 38 minuti. Agli US Open, da testa di serie numero 31, era in vantaggio due set a uno contro Botic van de Zandschulp e nel tie-break del quarto set ha portato l’olandese a due punti dalla sconfitta, prima di cedere in cinque set. C’è anche un’immagine di Bergs che in Cile non hanno dimenticato. Durante un incontro di Coppa Davis nel febbraio 2025, dopo aver festeggiato un punto ha colpito con la spalla Cristian Garín; Garín è caduto tenendosi un occhio, si è rifiutato di riprendere il gioco e ha perso la partita per violazioni dei tempi. Il giudice di sedia, Carlos Ramos, ha parlato di uno sfortunato incidente non intenzionale, mentre la federazione cilena ha chiesto all’ITF di annullare il risultato. Il giocatore che dice di avere troppo rispetto è, in campo, un agonista emotivo e fisico: entrambe le versioni sono vere.

La stagione in corso è cominciata con una vittoria di peso, per poi rallentare. A gennaio, alla United Cup, ha battuto Félix Auger-Aliassime, allora numero cinque del mondo, per 6-4, 6-2. Quando a giugno è arrivato a Eastbourne, aveva perso sei partite consecutive nel circuito maggiore. La finale contro Ugo Humbert, interrotta dalla pioggia e disputata nell’arco di due giorni, si è aperta con la vittoria del francese nel primo set. Bergs ha poi rimontato e il 28 giugno si è imposto per 3-6, 6-1, 6-4, diventando, secondo l’ATP, il primo belga a vincere un titolo dell’ATP Tour sull’erba. In seguito ha ammesso che per festeggiare aveva versato una Stella nel trofeo. Due giorni dopo ha battuto di nuovo Humbert, in cinque set, al primo turno di Wimbledon. Ad agosto è salito al numero 33, il miglior piazzamento della sua carriera.

Shanghai ha portato il risultato verso cui sembrava convergere tutto l’ultimo anno. Numero 39 del mondo, Bergs ha battuto Alcaraz, seconda testa di serie, per 7-5, 7-6 il 12 ottobre, strappandogli il servizio tre volte e vincendo il 79 per cento dei punti giocati con la prima. La sconfitta ha interrotto una serie di sette vittorie consecutive dello spagnolo e assegnato ad Alexander Zverev il numero uno di fine anno. «Adesso sento davvero di poter battere questi giocatori», ha detto Bergs dopo la partita: quasi le stesse parole con cui il suo allenatore aveva formulato l’obiettivo.

Oggi vive ad Anversa. A Shanghai lo aspetta Tommy Paul agli ottavi, con la possibilità di eguagliare i quarti di finale raggiunti l’anno scorso. Poi arriverà la vera misura della svolta: capire se il giocatore che è finalmente riuscito a battere Alcaraz saprà superare anche il terzo turno di uno Slam.

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