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Kate Moss, la top model che lo scandalo del 2005 non è riuscito a cancellare

Penelope H. Fritz
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Kate Moss
Kate Moss
Photo: Walterlan Papetti / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita16 gennaio 1974
Croydon, London, United Kingdom
ProfessioneModella
PremiBritish Fashion Awards, Modella dell'Anno · British Fashion Awards, Premio Speciale

L’ultimo look della prima sfilata di Demna per Gucci era affidato a una donna che non sfilava per la maison dai tempi di Tom Ford. Kate Moss è apparsa in un abito scollato sulla schiena, tanto da lasciare in vista un perizoma con il logo, e il pubblico a Milano ha reagito come ha fatto per gran parte della sua vita adulta: come se l’immagine che avanzava in passerella fosse più antica e potente della persona che la portava. È proprio in questo scarto, tra il volto inventato dall’industria della moda e la donna che da decenni decide cosa quel volto può vendere, che si trova la vera storia di Kate Moss.

Non proveniva dal mondo della moda. Moss è cresciuta a Croydon, nei sobborghi a sud di Londra, tra Addiscombe e Sanderstead. Sua madre faceva la barista, suo padre lavorava per una compagnia aerea e i due divorziarono quando lei aveva tredici anni. Ha frequentato la Riddlesdown High School di Purley e, prima che qualcuno pensasse di fotografarla, ha lavorato in alcuni negozi della zona. La storia della sua scoperta è famosa proprio perché è tutt’altro che glamour: Sarah Doukas, fondatrice dell’agenzia Storm, la notò a quattordici anni all’aeroporto JFK di New York, mentre tornava a casa da una vacanza in famiglia alle Bahamas.

Katherine Ann Moss, nata il 16 gennaio 1974, aveva sedici anni quando Corinne Day la fotografò per The Face in un servizio intitolato “The 3rd Summer of Love”. Le immagini in bianco e nero, con lo styling di Melanie Ward, la ritraevano come un’adolescente sconosciuta, non come una modella già formata; Day stessa definì il risultato «realismo sporco». Accanto a Cindy Crawford, Claudia Schiffer e Naomi Campbell, dal fisico atletico e dai compensi da star del cinema, Moss sembrava la coinquilina di qualcuno. Era proprio questo il punto: diventò l’antimodella per eccellenza del decennio.

Calvin Klein colse il valore commerciale di quella normalità prima di chiunque altro. Dopo una campagna del 1992 insieme a Mark Wahlberg, Moss posò per la sua prima campagna da sola per il marchio nel 1993; nel 1996, le immagini essenziali di Calvin Klein fecero del suo corpo un caso di dibattito pubblico negli Stati Uniti. La stampa parlò di heroin chic e il presidente Bill Clinton prese posizione contro quella tendenza. Anni dopo, la sua risposta suonava più stanca che sulla difensiva: «Quante volte si può dire “Non sono anoressica”?»

Nel settembre 2005 un tabloid britannico pubblicò fotografie in cui Moss sembrava assumere cocaina. H&M la escluse dalla campagna di Stella McCartney, Burberry ritirò la propria campagna e Chanel lasciò scadere il suo contratto. Alexander McQueen si inchinò indossando una maglietta con la scritta «We love you Kate» e, nel marzo successivo, la inserì nel finale di The Widows of Culloden, come un’apparizione spettrale sospesa dentro una piramide di vetro. Nel giugno 2006 la polizia metropolitana archiviò il caso per mancanza di prove. Un anno dopo la pubblicazione delle fotografie, Moss aveva firmato 18 contratti per la stagione autunno-inverno 2006 e, a novembre, i British Fashion Awards l’avevano nominata Model of the Year. Lo scandalo che avrebbe dovuto segnare la sua fine dimostrò quanto poco l’industria potesse fare a meno di lei.

Da quel momento Moss è diventata qualcosa di più simile a un soggetto d’arte che a una modella. Lucian Freud la dipinse nuda nel 2002, quando era incinta della figlia, e nel 2005 la tela fu venduta da Christie’s per 3,93 milioni di sterline. Marc Quinn la immortalò in oro 18 carati con Siren, una statua di 50 chili esposta al British Museum nel 2008. È apparsa sulla copertina di British Vogue circa 30 volte e nel 2007 Time l’ha inserita nella lista delle 100 persone più influenti al mondo. Nel frattempo ha trasformato l’attenzione in prodotti: una collezione per Topshop, in vendita in 225 negozi britannici dal maggio 2007 e, secondo quanto riferito, realizzata per un compenso di 3 milioni di sterline; un libro pubblicato da Rizzoli, Kate: The Kate Moss Book, nel 2012; e, molto più tardi, una capsule da party per Zara, disegnata insieme alla sua storica stylist Katy England nel novembre 2024. Nel 2016 ha fondato la Kate Moss Agency, tra i cui clienti c’è Rita Ora, e nel 2022 ha lanciato Cosmoss, una linea di prodotti per il benessere e la bellezza.

La versione canonizzata di Moss, la ragazza che non si spiegava mai, è anche quella che è invecchiata peggio. Il silenzio l’ha protetta nel 2005, ma ha lasciato che fosse la sua immagine a parlare; per anni, quell’immagine ha venduto la magrezza ad adolescenti che non avevano né una stylist né un contratto con Storm alle spalle. In un’intervista del 2009 a Women’s Wear Daily definì «Nothing tastes as good as skinny feels» il suo motto. La frase fu criticata perché incoraggiava i disturbi alimentari e, in seguito, Moss disse di essersene pentita. Quando nel 2022 si è finalmente seduta a parlare con Lauren Laverne a Desert Island Discs, la storia che ha raccontato non parlava tanto di disinvoltura quanto di vulnerabilità: un’adolescente alle prime sessioni fotografiche, in cui, come ha detto lei, approfittavano della sua fragilità, in un ambiente in cui, a suo dire, tutti quelli che conosceva facevano uso di droghe. Il dibattito sull’heroin chic l’aveva trattata come la causa del fenomeno. La sua versione la mostrava più come materia prima.

Quello stesso anno ha rotto il lungo silenzio su Johnny Depp, suo compagno dal 1994 al 1998. Testimoniando in videocollegamento per circa quattro minuti nel processo per diffamazione intentato da lui contro Amber Heard, ha detto che Depp non l’aveva mai spinta giù per una rampa di scale in Giamaica: era scivolata e lui l’aveva aiutata. È stata la dichiarazione pubblica più diretta che avesse rilasciato da decenni.

Negli ultimi tempi Moss ha cominciato a mettere mano alla propria storia. È produttrice esecutiva di Moss & Freud, il film di James Lucas sui mesi di sedute di posa per il ritratto di Freud, con Ellie Bamber nel ruolo di Moss e Derek Jacobi in quello del pittore. Il film è stato presentato in anteprima al BFI London Film Festival nell’ottobre 2025 ed è uscito nelle sale britanniche il 29 maggio 2026. Tre mesi prima, il 27 febbraio, aveva chiuso la sfilata d’esordio di Demna per Gucci a Milano, per poi essere protagonista di una campagna Gucci insieme a Emily Ratajkowski, fotografata da Mert Alas e Marcus Piggott. A settembre Hunter l’ha scelta come volto della campagna per il suo 170° anniversario, incentrata sulla riedizione del suo originale stivale alto Wellington e apertamente ispirata agli stivali che Moss aveva indossato a Glastonbury nel 2005.

Moss ha sposato Jamie Hince, chitarrista dei The Kills, nel luglio 2011; si sono separati nel 2015 e hanno divorziato l’anno successivo. Da allora è legata al fotografo Nikolai von Bismarck. Sua figlia Lila, nata nel 2002 dalla relazione con l’editore Jefferson Hack, oggi fa la modella. Moss vive attualmente nei Cotswolds.

La campagna Hunter in corso quest’inverno si basa sulla stessa scommessa che i marchi fanno su di lei dai tempi di Corinne Day: una fotografia di Kate Moss dà ancora l’impressione di essere stata scattata un secondo prima che decidesse se stare al gioco. A cinquantadue anni, è lei a decidere quando quel secondo finisce.

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