Arte

Kate Moss, McQueen e Hirst: alla Tate Britain Edward Enninful fa degli anni ’90 un’unica scena

Lisbeth Thalberg
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Una ragazza dai capelli rosa zucchero filato affonda nei cuscini bianchi di un albergo, il piumone tirato fino al mento, colta a metà di una parola. È Kate Moss, fotografata da Juergen Teller, e l’immagine non ha nulla della macchina di una foto di moda: nessun capo da vendere, nessuna posa, nessuna luce lusinghiera. Che uno scatto così apra ora una grande mostra della Tate Britain è l’intera tesi in miniatura. Nella Gran Bretagna degli anni Novanta, il confine tra fotografia di moda e opera d’arte smise di reggere.

Il curatore è Edward Enninful, ex direttore di British Vogue, cresciuto professionalmente proprio dentro quel decennio come fashion director di i-D quando era ancora adolescente. La Tate spiega che la sua esperienza vissuta di quegli anni dà forma alla mostra, costruita con un gruppo di curatori del museo: Jessica Vaughan, Helen Little, Dominique Heyse-Moore, Alex Farquharson e Celeste McEvoy. Il museo la presenta come la prima grande mostra a trattare arte e moda di quell’epoca come un unico tema.

The neoclassical portico of Tate Britain on Millbank in London
Tate Britain, Millbank. Photo: Julian Herzog (CC BY 4.0 via Wikimedia Commons)

La cornice proposta dalla Tate è storica. Finita la Guerra fredda e con la Gran Bretagna che usciva dalla recessione, l’annuncio descrive un nuovo clima di ottimismo, libertà e ribellione, spinto da una generazione creativa più eterogenea, in cui arte, design, moda e musica si fusero in un’unica forza culturale. La mostra riunisce oltre 100 fotografie, dipinti, sculture, film e abiti di quasi 70 artisti, fotografi e stilisti.

L’elenco sembra una mappa di quello scontro. I fotografi che riscrissero la pagina di moda, tra cui Corinne Day, Nigel Shafran, David Sims e Nick Knight, condividono le sale con gli Young British Artists: Damien Hirst, Tracey Emin, Sarah Lucas, Rachel Whiteread e Sam Taylor-Johnson. Tra le opere annunciate ci sono Young Pink Kate, London (1998) di Teller, No Woman, No Cry (1998) di Chris Ofili, il film Bear (1993) di Steve McQueen, Concorde Grid (1997) di Wolfgang Tillmans e Fiorucci Made Me Hardcore (1999) di Mark Leckey. Sul fronte della moda figurano Alexander McQueen, Vivienne Westwood, John Galliano, Hussein Chalayan, Stella McCartney, Philip Treacy, Ozwald Boateng e Joe Casely-Hayford.

Ciò che rende l’accostamento interessante è la domanda che non può evitare. Appendere un ritratto di Moss firmato Teller a poche sale da un dipinto di Ofili significa chiedersi se l’estetica informale e senza ritocchi che vendeva riviste sia stata una delle forme d’arte più decisive del decennio, o se un museo nazionale stia semplicemente canonizzando la propria giovinezza. La mostra è sostenuta da McQueen, la maison fondata da uno degli stilisti in esposizione: un motivo in più perché siano le opere stesse a reggere l’argomento.

The 90s: Art and Fashion apre alla Tate Britain l’8 ottobre 2026 e resta aperta fino al 14 febbraio 2027, tutti i giorni dalle 10 alle 18, nelle Upper Galleries di Millbank, a Londra. L’ingresso è gratuito per i Tate Members e chi ha tra 16 e 25 anni può visitarla a 5 sterline con Tate Collective. Accompagna la mostra un catalogo curato da Enninful e Heyse-Moore.

Per un decennio che trattò galleria e rivista come la stessa stanza, il dettaglio più eloquente è forse il più semplice: la prima immagine che la Tate ha scelto di mostrare al mondo è una donna a letto, non un abito.

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