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Jarrett Payton, il figlio di Walter Payton alla prova delle mattine radiofoniche di Chicago

Penelope H. Fritz
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Jarrett Payton
Jarrett Payton
Photo: DoubleBlue / CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita26 dicembre 1980
Arlington Heights
ProfessioneGiornalista sportivo ed ex giocatore di football americano
PalmarèsSquadra All della NFL Europa 2005
Premi individualiMVP del Orange Bowl · Campione della World Bowl XIII con gli Ammiragli di Amsterdam

A Chicago, Jarrett Payton non è mai entrato in una stanza prima che arrivasse il suo cognome. Il nome era già salito sul palco della Hall of Fame, era entrato in un ufficio tecnico della NFL e in tutte le redazioni che lo hanno assunto, molto prima di lui. A cambiare, alla fine dell’estate, è stata la durata del turno. Come nuovo partner di David Haugh nel programma mattutino di The Score, la stazione di Chicago dedicata allo sport, deve riempire quattro ore e mezza ogni giorno feriale. E un nome, per quanto pesante, da solo non può parlare così a lungo.

Quel nome era Walter Payton, il running back dei Chicago Bears che la città chiama ancora Sweetness. Jarrett è cresciuto nei sobborghi nord-occidentali, ad Arlington Heights e poi a South Barrington, con la madre Connie e la sorella Brittney. Ancora ragazzo, salì al leggio a Canton per presentare il padre in occasione del suo ingresso nella Hall of Fame: un discorso che lo rese una figura pubblica molto prima dell’inizio della sua carriera.

Era il 1993 e Jarrett, nato il 26 dicembre 1980, aveva dodici anni. Alla St. Viator High School scelse prima il calcio e fu inserito nella selezione All-State, prima di passare al football: all’ultimo anno giocò da quarterback, running back e ricevitore, totalizzando 2.842 yard complessive. Gli ultimi mesi delle superiori coincisero con il momento in cui suo padre rese pubblica la sua rara malattia al fegato. Walter Payton ne parlò nel febbraio 1999, anche ai microfoni di The Score, e morì il 1° novembre dello stesso anno, quando suo figlio era al primo anno all’Università di Miami. Gli anni universitari che seguirono richiesero pazienza: una stagione da redshirt, il passaggio a fullback e una lenta risalita fino al ruolo di running back. All’ultimo anno corse per 985 yard e segnò sette touchdown; la sua ultima partita con la maglia degli Hurricanes è quella che tutti ricordano. Nell’Orange Bowl del 1° gennaio 2004 portò il pallone 22 volte per 131 yard nella vittoria per 16-14 contro Florida State e fu nominato miglior giocatore della partita.

Nessuna squadra lo scelse al draft. Nel 2004 i Tennessee Titans lo misero sotto contratto e lo inserirono nella practice squad, agli ordini dell’allenatore Jeff Fisher, che era stato compagno di squadra di suo padre a Chicago. A Nashville indossò il numero 33, perché la franchigia aveva ritirato il 34 in onore di Earl Campbell. La primavera successiva fu mandato nella NFL Europe e, per alcuni mesi con gli Amsterdam Admirals, tornò a essere il running back che era stato a Miami: 5,6 yard a portata, secondo nella lega, a pari merito in testa alla classifica dei touchdown con sette, un posto nella squadra All-NFL Europe e la vittoria del World Bowl XIII. Rientrato in Tennessee, esordì nella NFL contro gli Indianapolis Colts nell’ottobre 2005 e chiuse la stagione con 33 corse per 105 yard e due touchdown. I Titans lo svincolarono prima del 2006.

Il Canada gli offrì la sua esperienza più lunga. Nel 2007, con i Montreal Alouettes, guadagnò 852 yard, quinto nella Canadian Football League, segnò otto touchdown su corsa e mise a segno una partita da 160 yard contro i Calgary Stampeders. Montreal lo lasciò libero l’estate successiva; una parentesi con i Toronto Argonauts nel 2009 si concluse su sua richiesta dopo appena dieci palloni giocati. Terminò la carriera da giocatore nel 2010 con i Chicago Slaughter dell’Indoor Football League, di nuovo nella città in cui ogni presentazione cominciava con suo padre.

Letto senza interpretazioni, il suo percorso è quello di un tenace giramondo dello sport, con una grande notte di gennaio; la parte più difficile è che nessuno lo avrebbe mai letto senza interpretazioni. L’occasione con i Titans arrivò grazie a un uomo che aveva condiviso lo spogliatoio con Walter. Il contenuto giornalistico che ha raggiunto più pubblico è un video girato col telefono, lungo quattro secondi. Uscendo dall’Arrowhead Stadium il 24 settembre 2023, dopo che i Kansas City Chiefs avevano battuto i Bears 41-10, riprese Taylor Swift e Travis Kelce mentre camminavano fianco a fianco e pubblicò il filmato su X, nonostante le obiezioni di una guardia di sicurezza; il video superò i 15 milioni di visualizzazioni. Quando The Score lo ha assunto quest’estate, Jeff Agrest del Chicago Sun-Times lo ha definito una persona affabile e carismatica, per poi porre la domanda decisiva per quel lavoro: avrebbe avuto abbastanza opinioni da riempire tutto quel tempo in onda? Agrest interpretò la scelta come la prova che il vivaio di talenti della stazione si fosse prosciugato.

La sua carriera televisiva, però, è stata più lunga e costante di quanto suggerisca quel video diventato virale. Payton ha condotto SportsFeed su CLTV, prima che WGN-TV lo assumesse come giornalista e conduttore sportivo nel maggio 2015. Nel decennio successivo ha curato gli spazi sportivi nei notiziari feriali delle 16 e delle 21 e ha co-condotto GN Sports, il programma serale di mezz’ora dell’emittente. Fuori dallo studio, nel 2011 ha fondato la Jarrett Payton Foundation, che organizza un camp sportivo giovanile, la Jarrett Payton Leadership Academy e un programma contro il bullismo chiamato PROJECT: NO BULL. Ogni anno partecipa alla consegna del premio NFL Walter Payton Man of the Year durante la settimana del Super Bowl. Nell’agosto 2024 ha inoltre presentato Steve McMichael, compagno di squadra di suo padre, in occasione del suo ingresso nella Hall of Fame: la cerimonia si è tenuta nella sua casa di Homer Glen, perché la SLA gli impediva di viaggiare fino a Canton. Nel discorso letto per lui dalla sorella, McMichael ha definito Payton il suo figlio adottivo.

La svolta è arrivata in fretta. Il 30 luglio 2026 Payton ha annunciato che avrebbe lasciato l’emittente. «Dopo dieci anni importanti a WGN, ho deciso di lasciare la stazione», ha scritto, aggiungendo di voler trascorrere più tempo con la famiglia. Meno di un mese dopo, The Score ha licenziato Mike Mulligan, co-conduttore del programma mattutino dal 2008, insieme al conduttore della fascia di mezzogiorno Marshall Harris; il 24 agosto ha poi annunciato Payton come sostituto di Mulligan. The Haugh & Payton Show è andato in onda per la prima volta il 31 agosto, dalle 5:30 alle 10 del mattino, nei giorni feriali. Mitch Rosen, vicepresidente della stazione, ha detto che l’esperienza, il punto di vista e il profondo legame di Payton con Chicago e con le sue tifoserie sarebbero stati un contributo straordinario. Quegli orari si adattano alla ragione che aveva dato per lasciare la televisione: il turno finisce a metà mattina.

La famiglia a cui ha fatto riferimento è quella che ha costruito nel 2009. Ha sposato Trisha George il 4 marzo di quell’anno, una data scelta dalla coppia perché richiama il numero 34 di suo padre; pochi giorni dopo, il ricevimento si è tenuto al Soldier Field. Hanno due figli, Jaden e Madison.

La stagione dei Bears e un co-conduttore che, secondo Agrest, non è facile far parlare riempiranno le mattine per tutto l’inverno. E la stazione che un tempo aveva trasmesso il più difficile annuncio di suo padre ora trasmette la sua voce più a lungo di quanto abbia mai fatto una telecamera. Resta da capire se Chicago comincerà ad ascoltare Jarrett Payton alle sue condizioni: una domanda a cui il suo cognome non può rispondere al posto suo.

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