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Hiroyuki Sanada, vent’anni da consulente invisibile prima di Shōgun

Penelope H. Fritz
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Hiroyuki Sanada
Hiroyuki Sanada
Photo: The MacGuffin / CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita12 ottobre 1960
Shinagawa, Tokyo, Japan
ProfessioneAttore e produttore
Noto perAvengers: Endgame, John Wick 4, L'ultimo samurai
Premi2 Emmy · Golden Globe · Critics Choice · Premio dell’Accademia giapponese · MBE (onorario) · Medal with Purple Ribbon

Sul set di Shōgun ogni reparto aveva quelli che Hiroyuki Sanada chiama «occhi giapponesi»: specialisti che controllavano le parrucche, la piega di un kimono, la profondità di un inchino, il modo in cui una lama esce dal fodero. Li aveva assunti lui. Per vent’anni a Hollywood aveva svolto quel lavoro gratis, tra un ciak e l’altro, in produzioni che gli affidavano il signore della guerra o il boss della yakuza e di rado gli chiedevano che cosa pensasse della sceneggiatura. Il credito di produttore concesso da FX ha cambiato una cosa sola, per dirla con parole sue: adesso lo ascoltano.

Quel credito è arrivato quasi sessant’anni dopo l’inizio di una carriera cominciata da bambino. Hiroyuki Shimozawa, il nome ricevuto alla nascita a Shinagawa, quartiere di Tokyo, il 12 ottobre 1960, entrò piccolissimo nella compagnia teatrale Himawari e nel 1966 era già davanti a una macchina da presa. Da ragazzo si allenò nel Japan Action Club di Sonny Chiba, la scuderia di stuntman e artisti marziali che trasformò gli allievi di Chiba nelle star d’azione del cinema giapponese, e nel 1982 si laureò in cinema all’Università Nihon, quando lavorava già con regolarità.

Il Japan Action Club ne fece una star costruita per i salti e la spada. Legend of the Eight Samurai di Kinji Fukasaku fu il film di maggior incasso in Giappone nel 1984, e per gran parte di quel decennio Sanada rimase l’idolo dei calci volanti. Quello che fece dopo è proprio ciò che l’etichetta del samurai avrebbe poi cancellato. Passò al dramma e all’horror, nei panni dell’ex marito in corsa contro i sette giorni di una videocassetta maledetta in Ringu (1998) di Hideo Nakata, e poi a Shakespeare: nel 1999 e nel 2000 fu il Matto accanto al Lear di Nigel Hawthorne nel Re Lear diretto da Yukio Ninagawa per la Royal Shakespeare Company. Il Regno Unito lo nominò membro onorario dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 2002.

Il ruolo che consacrò la sua reputazione in patria fu quello del samurai meno eroico che si possa immaginare. In The Twilight Samurai di Yoji Yamada interpretò Seibei Iguchi, un funzionario vedovo e squattrinato che rientra a casa al tramonto per accudire le due figlie e la madre demente. Il film fu candidato all’Oscar come miglior film straniero e Sanada vinse il premio dell’Accademia giapponese come miglior attore nel 2003. Lo stesso anno L’ultimo samurai di Edward Zwick lo mise di fronte a Tom Cruise nel ruolo di Ujio, lo spadaccino che addestra Cruise sotto la pioggia. Per sua stessa ammissione, fu anche il set in cui cominciò a fare da consulente su ogni dettaglio giapponese a portata di mano.

Nel 2005 si stabilì a Los Angeles e costruì una delle carriere da comprimario più solide mai avute da un attore asiatico nel cinema americano. Danny Boyle lo scelse come capitano della nave condannata di Sunshine. Fu il maestro del tempio Dogen nell’ultima stagione di Lost, un boss della yakuza abbattuto da Occhio di Falco in Avengers: Endgame, l’Anziano di Bullet Train di David Leitch e Shimazu, il direttore del Continental di Osaka che protegge Keanu Reeves dalla Gran Tavola in John Wick 4.

L’elenco ha l’aria di un trionfo e, guardato da vicino, somiglia piuttosto a un soffitto. Hollywood ha ingaggiato Sanada soprattutto per dare peso in piccole dosi. Il suo capitano in Sunshine muore molto prima che la nave raggiunga il sole, la sua parte in Avengers: Endgame si esaurisce in una scena, e l’anziano o lo spadaccino vincolato all’onore è diventato una sagoma che gli è stato chiesto di riempire di continuo. Il lavoro sull’autenticità è rimasto quasi sempre fuori dai titoli di coda: sistemare un costume, correggere un inchino, rifare una coreografia di spada perché somigliasse al modo in cui i samurai combattevano davvero. «Dopo L’ultimo samurai ho sempre fatto da consulente», ha raccontato a proposito di ogni ruolo giapponese venuto dopo. I critici che hanno salutato Shōgun come una rivelazione applaudivano, in parte, un mestiere che lui esercitava da anni sui set altrui senza l’autorità per farlo rispettare.

Shōgun, creata da Rachel Kondo e Justin Marks per FX dal romanzo di James Clavell, gli ha consegnato il signore Yoshii Toranaga, ispirato a Tokugawa Ieyasu, e il primo credito da produttore della sua carriera. Gran parte dei dialoghi è rimasta in giapponese. La scommessa ha pagato agli Emmy del 2024, dove la serie ha conquistato 18 premi, record per una singola stagione. Sanada ha vinto come miglior attore protagonista in una serie drammatica, primo attore giapponese a ottenere un Primetime Emmy, e ha ritirato una seconda statuetta come produttore della miglior serie drammatica. A gennaio 2025 è arrivato il Golden Globe come miglior attore in una serie drammatica. Il suo metodo per Toranaga è quello che descrive da anni: meno è meglio, esserci come personaggio, con l’emozione, senza mostrare la tecnica.

Non ha abbandonato il cinema di genere. A maggio 2026 è tornato a essere Hanzo Hasashi, il ninja vendicatore Scorpion, in Mortal Kombat II di Simon McQuoid, un sequel accolto da recensioni contrastanti che ha incassato circa 130 milioni di dollari nel mondo. La partita principale si giocava però nella Columbia Britannica, dove la seconda stagione di Shōgun è stata girata da fine gennaio al 12 settembre 2026: dieci episodi ambientati dieci anni dopo la prima. Sanada è ora produttore esecutivo. Cosmo Jarvis torna come Blackthorne e nel cast entrano Ren Meguro, Masataka Kubota e Jun Kunimura.

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La vita privata resta per lo più fuori campo; il matrimonio con l’attrice Satomi Tezuka è finito nel 1997. La domanda che pone la nuova stagione per lui è inedita. Il romanzo di Clavell si è esaurito con la prima, quindi la storia in cui entra ora Toranaga è originale, scritta da una squadra che Sanada ha contribuito a formare e verificata dagli occhi giapponesi che ha preteso. In un teaser diffuso a marzo ha promesso di ritrovare il pubblico «l’anno prossimo». Quando la stagione arriverà nel 2027 non ci sarà più un testo di partenza dietro cui ripararsi, soltanto il Giappone che ha scelto di costruire.

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