Cinema

Saving Bikini Bottom diverte i più piccoli, ma il mix di CGI e live action lascia un’impressione posticcia

Lo spin-off Netflix diretto da Liza Johnson (2024) porta Sandy e SpongeBob in Texas.
Martha O'Hara
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Bikini Bottom viene strappata all’oceano da un laboratorio, e da lì Saving Bikini Bottom non si ferma più. L’apertura fissa subito il tono: caos, tanto, e poca voglia di spiegarlo. A tratti l’assurdo diverte, a tratti sembra solo un pretesto per la scena successiva.

Diretto da Liza Johnson su una sceneggiatura di Tom Stern e Kaz, il film è il primo di una serie di spin-off dedicati ai personaggi di SpongeBob per Netflix. Unisce animazione in CGI e riprese dal vero e porta Sandy Cheeks (Carolyn Lawrence) e SpongeBob (Tom Kenny) in Texas per salvare la loro città. La premessa è simpatica: vedere gli abitanti di Bikini Bottom fuori dall’acqua ha un suo fascino, anche se il film ne sfrutta solo una parte. L’idea di un mondo sommerso finito all’asciutto meriterebbe più gag pensate apposta per il contrasto tra mare e terraferma.

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I momenti migliori nascono dal rapporto tra SpongeBob e Sandy, che è il centro del film. Kenny e Lawrence, che nella serie sono di casa, restituiscono i personaggi con naturalezza. La scena più riuscita è l’inseguimento con la polizia: Randy Cheeks (Johnny Knoxville) usa il furgone di famiglia per contrabbandare noci, e ne nasce una fuga che si chiude con SpongeBob e Sandy sparati da un cannone verso B.O.O.T.S. Anche la famiglia di Sandy, artisti circensi itineranti con Craig Robinson nei panni di Pa Cheeks e Grey DeLisle in più ruoli del clan, porta un po’ di calore. E la scena in cui SpongeBob impara da Randy il fischio dei Cheeks è piccola, semplice e ben costruita: è lì che il film smette di correre e lascia respirare i personaggi.

Il punto debole è la cattiva. Sue Nahmee, la nuova responsabile di B.O.O.T.S., vuole modificare geneticamente gli abitanti di Bikini Bottom perché respirino aria e poi clonarli per venderli come animaletti giocattolo. Prova l’esperimento su Mr. Krabs, Squidward e Patrick, per vedere quanto i bambini si divertano a giocarci. Alla fine si scopre che è una cyborg dal collo di gomma, travestita da umana. Il colpo di scena strappa un sorriso, ma si esaurisce lì: Sue non fa mai davvero paura, e la sua motivazione, che ha a che fare con il desiderio di coccolare, è troppo strampalata per dare peso alla storia.

La struttura ne risente. Il film salta da una situazione all’altra e lascia poco spazio per affezionarsi a qualcosa. La scena con SpongeBob spedito su un ottovolante verso la camera di clonazione avrebbe potuto essere il punto più alto, e invece produce più confusione che suspense. Anche l’inseguimento di Cuda, il carlino di Sue, che rincorre i protagonisti nelle fogne fino a B.O.O.T.S., ha un ritmo frenetico che non lascia il tempo di capire cosa sia in gioco. Le musiche originali sono di Moniker.

La ricezione è stata mista. Il film è arrivato su Netflix il 2 agosto 2024 e ha totalizzato 12,8 milioni di visualizzazioni nel primo weekend, il titolo più visto della settimana sulla piattaforma. The Guardian lo ha definito «maniacalmente divertente», soprattutto per il pubblico di riferimento, citando il giudizio di quattro stelle di una nipote di sette anni. Un altro recensore lo ha liquidato come un film per bambini senza pretese, pur ammettendo di aver sorriso qualche volta per le gag dei personaggi umani più strampalati.

È un film pensato per i più piccoli, e lo dichiara senza vergogna. Chi lo guarda da adulto porterà a casa poco, forse il furgone dei Cheeks lanciato nella fuga e il fischio che SpongeBob prova e riprova, mentre la trama con la cattiva se ne va via senza lasciare traccia.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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