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Duchess: un thriller crime ruvido e derivativo, con una Charlotte Kirk in grande forma

Veronica Loop
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La scena iniziale di Duchess mette subito le cose in chiaro: Scarlett Monaghan, interpretata da Charlotte Kirk, è sporca di sangue e piena di lividi, ma non abbassa lo sguardo davanti a una stanza di uomini armati, in un covo sotterraneo e malridotto. Un’apertura audace e viscerale per un film che vuole proporsi come una nuova interpretazione del ruvido thriller criminale britannico. Ma la novità è relativa e Duchess, diretto da Neil Marshall (Dog Soldiers, The Descent), fatica a sottrarsi alla lunga ombra delle opere che lo hanno ispirato.

Marshall firma un film d’azione incentrato sulla vendetta e sulla protagonista antieroica di classe operaia interpretata da Kirk. Scarlett Monaghan è una piccola criminale che, dopo una trattativa finita male e aver rischiato di morire, si ritrova nel pericoloso mondo del contrabbando di diamanti. Da quel momento si trasforma in una forza temibile negli ambienti della malavita e dà la caccia a chi l’ha tradita. L’idea di partenza è semplice: una donna ferita si riprende ciò che le appartiene. È nella realizzazione, però, che le cose si complicano.

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Gli aspetti migliori di Duchess sono l’interpretazione di Kirk e la scelta di mettere una donna al centro di un mondo violento e moralmente ambiguo. Kirk ha cofirmato la sceneggiatura, e si vede nell’autenticità di Scarlett: un personaggio credibile, nonostante le situazioni fuori dall’ordinario in cui si ritrova. Le sequenze d’azione sono coreografate con cura, in particolare una brutale scena di lotta in un magazzino abbandonato, che mette in luce la prestanza fisica di Kirk e l’impegno del film nel rendere tangibile la violenza.

Il cast di supporto, con Philip Winchester nel ruolo di Robert McNaughton, il suo tormentato interesse amoroso, e Colm Meaney in quello del padre Frank Monaghan, offre una solida cornice alla storia. Eppure, al di là dei ruoli piuttosto convenzionali, nessuno lascia davvero il segno. Il punto di forza è il rapporto tra Scarlett e Billy Baraka, interpretato da Hoji Fortuna: contrabbandiere rivale, ha con Kirk un’intesa carica di tensione. Le loro scene sono tra i momenti migliori del film e lasciano intravedere quanto avrebbe potuto offrire Duchess con personaggi sviluppati con maggiore sfumatura.

Duchess inciampa, però, quando cerca di imitare troppo da vicino i suoi modelli. Il ritmo è disomogeneo e il film si sofferma eccessivamente su scene dense di spiegazioni, che frenano lo slancio costruito dalle sequenze d’azione. La regia di Marshall appare spesso derivativa: si riconoscono gli echi dei dialoghi serrati di Guy Ritchie e delle rapine ad alta tensione di John McTiernan, ma senza la stessa arguzia né una trama altrettanto ben congegnata.

Il film risente anche della tendenza a privilegiare lo stile rispetto alla sostanza. La fotografia è a tratti d’impatto, ma nelle scene d’azione ricorre troppo spesso alla camera a mano, rendendo difficile seguire il caos. La colonna sonora, pur svolgendo il suo compito, non valorizza il materiale in modo significativo. Queste scelte mettono in evidenza il problema di fondo di Duchess: vuole essere considerato una nuova e originale interpretazione del thriller criminale, ma alla fine non osa abbastanza.

Dal punto di vista tematico, Duchess si muove su un terreno familiare: la lotta di una donna della classe operaia contro un sistema che le è avverso, l’ambiguità morale della vendetta e il potere corruttore del potere. Altri film, come Fish Tank e Lady Macbeth, hanno esplorato questi temi con maggiore efficacia, addentrandosi più a fondo nelle complessità psicologiche delle loro protagoniste.

Come thriller criminale, Duchess è un film solido, ma non porta sul tavolo nulla di particolarmente nuovo. Piacerà a chi ama le storie cupe e ricche d’azione con protagoniste femminili forti, ma gli mancano l’originalità e la profondità necessarie per distinguersi in un panorama affollato.

Il comunicato stampa di Duchess lo presenta come una nuova interpretazione di un genere che tutti amiamo, il thriller criminale, reso popolare da registi come Martin Scorsese e Guy Ritchie. L’ambizioso obiettivo, però, resta fuori portata. Il film regala momenti di autentica adrenalina e una protagonista per cui è facile fare il tifo, ma la sua struttura derivativa e una realizzazione discontinua lo frenano.

In definitiva, Duchess è un film dai risultati alterni. Avrebbe il potenziale per raccontare in modo avvincente la vendetta e la redenzione, ma si lascia frenare dall’affidarsi a tropi già visti e dalla mancanza di originalità. L’interpretazione di Kirk spicca e le scene d’azione sono ben realizzate, ma questi elementi non bastano a far emergere il film rispetto ai suoi concorrenti.

Per chi cerca un thriller criminale diretto e divertente, con una protagonista femminile forte, Duchess potrebbe fare al caso suo.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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