Cinema

Godzilla Minus Zero, il regista Takashi Yamazaki realizza il sogno da bambino: King Ghidorah sulla sua città

Il bambino di Matsumoto voleva vedere il drago a tre teste devastare le sue strade. Il regista gli ha regalato la scena, ed è lì che nasce la principale riserva della critica.
Camille Lefèvre
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Molti registi passano la carriera inseguendo un’immagine dell’infanzia. Per Takashi Yamazaki quell’immagine non è mai stata Godzilla: era un drago dorato a tre teste che devastava la città di montagna in cui è cresciuto, Matsumoto, e la delusione di vederlo attraversare la sua città natale troppo in fretta.

Con Godzilla Minus Zero, il regista ha finalmente girato la scena che gli era stata negata. La confessione, fatta a Reuters mentre il film arrivava nelle sale, è circolata come un delizioso aneddoto dal risvolto umano. Ma è molto più di questo: spiega come è costruito il sequel e perché la critica che gli viene rivolta più spesso è stata probabilmente una scelta, non un incidente.

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Yamazaki ha raccontato a Reuters che sperava di vedere King Ghidorah seminare il caos a Matsumoto in Ghidorah, the Three-Headed Monster, e che rimase deluso da quanto poco a lungo la città comparisse sul suo cammino. «Così, 55 anni dopo, ho fatto apparire King Ghidorah nel mio film. Ho avuto l’occasione di realizzare il film che avrei voluto vedere allora e ho creato le immagini che volevo mostrare al me stesso più giovane, come per dirgli: “È questo che volevi vedere, vero?”», ha detto. «Il mio sogno si è finalmente avverato dopo 55 anni e ne sono davvero felice.»

Il bambino in platea al festival

Secondo i lanci d’agenzia, il giovane Yamazaki «attendeva con impazienza» l’uscita dell’originale del 1964. Ma le date non tornano del tutto: è nato proprio quell’anno, una coincidenza che evidentemente gli fa piacere. «Ghidorah è apparso per la prima volta sullo schermo nel 1964, e anch’io sono nato nel 1964», ha raccontato a Den of Geek. Il film uscì in Giappone a dicembre, quando era ancora un neonato. Il suo conteggio di 55 anni rimanda invece a un’altra versione: quella ridotta che Ishirō Honda preparò per il Toho Champion Festival, la maratona di film per bambini proiettata nel 1971. È più probabile, e anche più tenero, immaginare un bambino a una proiezione per ragazzi, in attesa di vedere apparire le strade di casa sua.

Quel desiderio non si è mai spento. A Den of Geek ha detto che Ghidorah è stata la sua prima e unica scelta come avversario: «È stato anche il primo kaiju ad arrivare [sullo schermo] nella mia città natale, Matsumoto. Per questo ho ricordi particolari e provo nostalgia per quel kaiju. Avevo sempre in mente di far apparire Ghidorah, se avessi realizzato un secondo film, e non mi sono mai davvero allontanato da quell’idea». Yamazaki, artista degli effetti visivi presso Shirogumi dalla metà degli anni Ottanta, ha scritto, diretto e supervisionato ancora una volta personalmente gli effetti visivi, così che il compito di realizzare quel desiderio non è mai stato affidato a qualcun altro. Il bambino e il tecnico sono la stessa persona.

Un film su Ghidorah, per scelta

A giudicare dalle recensioni, il film si apre proprio con quel desiderio. Inverse racconta che gli abitanti di Matsumoto fuggono da una minaccia invisibile, prima che il drago si mostri, inizialmente in una forma più piccola e con una sola testa. Fangoria, che lo ha visto al New York Film Festival, descrive il drago volante mentre devasta la città di Matsumoto. Yamazaki ha detto di aver realizzato quelle immagini per il sé stesso più giovane, e il film comincia proprio così.

La riserva più ricorrente nasce dallo stesso punto. Dread Central definisce il sequel «più un film su King Ghidorah che uno su “Zilla”», contando tre brevi apparizioni di Godzilla nei primi 90 minuti. Inverse, pur esprimendo un giudizio complessivamente positivo, conclude comunque che «avrebbe potuto esserci più Godzilla». Alla luce della confessione del regista, questo squilibrio sembra meno un errore di valutazione che una questione di priorità. Il bambino di Matsumoto non aveva chiesto Godzilla.

Yamazaki attribuisce al drago anche un significato collettivo. A Den of Geek ha spiegato che il controllo del clima da parte di Ghidorah è «una metafora di un disastro naturale», ricordando «i tanti tifoni devastanti che abbiamo dovuto affrontare nel dopoguerra». Fangoria segnala un nuovo personaggio, un meteorologo i cui avvisi sui tifoni vengono messi a tacere dal governo. Godzilla, invece, «non è nostro amico», ma «una presenza a metà tra la bestia e la divinità», secondo le parole del regista. La fantasia privata di una città natale distrutta si intreccia così con la memoria nazionale della catastrofe. Anche Godzilla Minus One, che ha vinto l’Oscar per gli effetti visivi, funzionava allo stesso modo: è per questo che è stato più di un film di mostri.

Uscita, accoglienza e sviluppi futuri

Yamazaki sostiene di non aver cercato di replicare il proprio successo. «Ho detto ai ragazzi che dovevano dimenticare tutto. Siamo stati davvero fortunati con “Godzilla Minus One”. Non cercate di ripeterlo. Concentratevi sul realizzare il miglior film possibile su Godzilla, il miglior spettacolo d’intrattenimento possibile», ha dichiarato a Reuters il regista, che ha 62 anni.

Il sequel è ambientato nel 1949 e vede tornare Ryunosuke Kamiki, Minami Hamabe e Sae Nagatani nei panni della famiglia Shikishima. È stato presentato in anteprima al New York Film Festival a settembre, è uscito in Giappone con Toho il 3 novembre ed è arrivato nelle sale nordamericane il 6 novembre. È la prima produzione giapponese girata per IMAX. I critici concordano sugli effetti, ma si dividono sul dramma: Inverse lo definisce un degno seguito, mentre per Dread Central è «un passo indietro deludente», a causa del sentimentalismo e del ritmo.

Per un eventuale terzo film, Yamazaki ha detto che potrebbe inventare un mostro tutto suo. Fino ad allora, sullo schermo Matsumoto è stata distrutta dallo stesso drago due volte: prima in una breve scena che deluse un bambino, e ora in un film diretto da quel bambino diventato adulto.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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