Cinema

Don’t Look Up: satira da clava, ma l’ovvietà è esattamente il messaggio

Adam McKay (2021) trasforma una cometa in allegoria della crisi climatica e del Covid.
Martha O'Hara
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Il Guardian definisce lo spettacolo dell’atto iniziale di «Don’t Look Up» «sorprendente e basato su fatti reali»: è davvero politica ufficiale degli Stati Uniti deviare gli asteroidi in arrivo lanciando missili contro di loro, come ricorda Werner Herzog nel suo documentario «Fireball». Da lì Adam McKay parte per la sua satira. Kate Dibiasky, dottoranda in astronomia alla Michigan State University, scopre una cometa sconosciuta. Il suo relatore, il dottor Randall Mindy, calcola che colpirà la Terra tra circa sei mesi e che è abbastanza grande da causare un’estinzione globale. Insieme al dottor Teddy Oglethorpe, a capo del Planetary Defense Coordination Office, portano i risultati alla Casa Bianca, dove trovano apatia: la presidente Janie Orlean (Meryl Streep) e suo figlio Jason, capo dello staff (Jonah Hill), non sembrano interessati.

Il film, scritto e diretto da McKay da un soggetto firmato con David Sirota, regge su un’idea semplice: la verità è sul tavolo e nessuno la vuole ascoltare. ScreenRant ricorda che McKay aveva già mescolato commedia e dramma in «La grande scommessa» e «Vice», e che qui si muove nella satira con grande disinvoltura. Roger Ebert osserva che, se il film merita un premio, è quello per la direttrice del casting Francine Maisler, tanta è la quantità di nomi grandi e costosi stipati in questo film Netflix. Leonardo DiCaprio interpreta Mindy, che il Guardian descrive come un astronomo nervoso e barbuto, a disagio con i rapporti umani e dipendente dallo Xanax; Variety lo trova «dweeby», cioè un po’ imbranato. Jennifer Lawrence è Kate, la studentessa intelligente ed emotivamente spigolosa, con un piercing al naso e capelli color red velvet, nota ancora Variety. Per Film Probe è lei la migliore del cast: interpreta Kate con calore, vulnerabilità e un senso di vicinanza, ed è l’unico personaggio che sembra davvero reale. DiCaprio, secondo la stessa recensione, è solido come sempre, ma finisce oscurato dalle sue scelte di personaggio strane e bizzarre.

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Meryl Streep, scrive il Guardian, è la presidente cattiva da pantomima, e Variety aggiunge che si diverte chiaramente più di noi. Le due cose descrivono bene il ruolo: Streep non interpreta una politica, ma una caricatura, e il film non le chiede altro. Mark Rylance è il magnate tecnologico britannico Sir Peter Isherwell, che il Guardian definisce inquietante e in cui vede la paralisi imposta dagli interessi della Big Tech. Rob Morgan è Oglethorpe: conferma i calcoli dei due astronomi, li accompagna alla Casa Bianca e più avanti, al loro fianco, organizza la campagna «Just Look Up».

Il film funziona meglio quando prende di mira i media. Su sollecitazione di Oglethorpe, Dibiasky e Mindy fanno trapelare la notizia in un programma televisivo del mattino. I conduttori Jack Bremmer (Tyler Perry) e Brie Evantee (Cate Blanchett) trattano il tema con leggerezza, e Dibiasky perde le staffe e sfoga la sua rabbia prima di andarsene. Variety riporta il consiglio della produttrice agli ospiti di «The Daily Rip»: «Keep it light, fun». Dire una cosa simile a due scienziati venuti ad annunciare la fine del mondo vale più di qualunque parodia della televisione, perché suona appena esagerato. La reazione del pubblico resta smorzata, e il direttore della NASA, grande finanziatore della presidente e privo di una formazione in astronomia, ridimensiona l’allarme. Quando poi la relazione di Orlean con il suo candidato alla Corte Suprema finisce sui giornali, l’attenzione è già altrove.

Se il film faccia ridere è questione controversa. Il Guardian definisce la satira di McKay «laboured, self-conscious and unrelaxed», cioè laboriosa, compiaciuta di sé e per nulla rilassata, e la paragona a uno sketch di Saturday Night Live di 145 minuti a cui mancano sia la brillantezza di «Succession» sia la serietà che il tema richiederebbe. Rotten Tomatoes dice qualcosa di simile: le frecce del film sono troppo disperse per colpire sempre, ma il bersaglio della negazione collettiva viene centrato in pieno. Never Think Impossible aggiunge che il film non rende davvero giustizia né ai personaggi che deride né alla comunità scientifica. ScreenRant vede invece tutt’altro film: bilancia con intelligenza i suoi temi, perfino i momenti più comici sono attraversati da un senso di inquietudine, e una gag ricorrente su un funzionario governativo che mente a proposito di oggetti gratis è tra le scene che fanno ridere davvero. Io sto con chi trova il tono troppo teso. Il film ripete molto presto la sua idea, che il mondo preferisce distrarsi, e le battute crescono di volume invece che di precisione.

La metafora, al contrario, tiene. La cometa è la crisi climatica, e il Guardian ha ragione a dire che non è questo il problema: con il riscaldamento globale in corso, paragonarlo a un blocco di roccia infuocata grande come Uluru che ci piomba addosso non è più un azzardo. Wikipedia e ScreenRant ricordano inoltre che il film rispecchia la risposta della società alla scienza durante la pandemia di COVID-19: così il film parla anche di un presente che il suo pubblico aveva appena vissuto, e non soltanto di clima.

Film Probe offre il resoconto più onesto: alla prima visione, il giorno di Capodanno, il film sembrava presuntuoso, condiscendente e pesante; alla seconda ha cambiato idea. La stessa recensione ammette però che l’esecuzione poteva essere migliore e che sarebbe stato meglio tagliare alcuni dei troppi cameo di star. Timothée Chalamet, all’inizio l’aggiunta più ridicola, alla seconda visione risulta perfino simpatico. Per me è andata al contrario: più il film accumula volti noti, più perde la lucidità delle prime scene, e una seconda occhiata non cambia molto.

La produzione è figlia della pandemia. Il progetto fu annunciato nel novembre 2019, inizialmente per un’uscita in sala con Paramount Pictures, poi i diritti passarono a Netflix. Jennifer Lawrence fu la prima ad aderire, DiCaprio firmò dopo aver discusso con McKay alcune modifiche alla sceneggiatura. Le riprese, previste per aprile 2020 in Massachusetts, slittarono per il COVID-19 a novembre 2020 e si conclusero nel febbraio 2021. Dopo un’uscita limitata in sala il 10 dicembre 2021, il film è arrivato su Netflix il 24 dicembre.

I numeri parlano a favore del film, anche se la critica è rimasta divisa. Donna Lu del Guardian scrive che ha ricevuto un’accoglienza gelida da molti critici, ma elogi convinti dagli attivisti per il clima. Ha stabilito il record di ore di visione in una settimana su Netflix ed è diventato il secondo film più visto della piattaforma entro 28 giorni dall’uscita. Il National Board of Review e l’American Film Institute lo hanno inserito tra i dieci migliori film del 2021. Ha ottenuto quattro candidature agli Oscar, tra cui miglior film, quattro ai Golden Globe, sei ai Critics’ Choice Award e ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura originale ai 74esimi Writers Guild of America Awards.

Alla fine resta un film con una causa giusta e un’esecuzione ineguale. Lawrence, Streep e Rylance lo reggono; la tendenza di McKay ad alzare la voce gli costa proprio quei colpi a segno che Rotten Tomatoes descrive come troppo dispersi.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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