Televisione

Girls torna su HBO: la creatrice Lena Dunham porta Hannah dal caos dei vent’anni ai quaranta

Cinque nuovi episodi riuniscono Allison Williams, Jemima Kirke, Zosia Mamet e Andrew Rannells, con Judd Apatow di nuovo produttore
Camille Lefèvre
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Poche serie televisive hanno acceso discussioni così feroci come Girls. Quando la comedy di Lena Dunham arrivò per la prima volta su HBO, fu letta come un manifesto generazionale, una provocazione e, a seconda del critico, un sintomo. Vista a distanza, era qualcosa di più semplice e più raro: la prima opera di lungo respiro di un’autrice, la macchina da presa confessionale del suo film rivelazione, Tiny Furniture, distesa su sei stagioni, con Hannah Horvath come autoritratto inquieto e deliberatamente poco lusinghiero di Dunham. Quell’autoritratto sta per ricevere la sua coda.

HBO ha ordinato cinque nuovi episodi della comedy premiata agli Emmy, con Dunham di nuovo creatrice, sceneggiatrice, regista e protagonista, e Judd Apatow di ritorno come produttore esecutivo. Il formato è già una tesi. Non una nuova stagione, non un reboot, ma una serie limitata: il tipo di ritorno che una cineasta compie quando le resta qualcosa di preciso da dire, non un franchise da allungare.

Judd Apatow in a dark suit talking with Horace Newcomb at the Peabody Awards luncheon
Judd Apatow at the 72nd Annual Peabody Awards luncheon, May 2013. Photo: Anders Krusberg / Peabody Awards (CC BY 2.0)

Il cast si ricompone quasi al completo. Dunham torna a interpretare Hannah, con Allison Williams nei panni di Marnie, Jemima Kirke in quelli di Jessa, Zosia Mamet come Shoshanna e Andrew Rannells come Elijah; Williams, Kirke, Mamet e Rannells sono anche co-produttori esecutivi. Adam Driver, il cui Adam Sackler divenne la scoperta più celebrata della serie, non figura tra i nomi annunciati.

Nell’annuncio, Dunham racconta che il gruppo era sempre stato d’accordo nel tornare solo «se ci fosse stata una storia precisa che morivamo dalla voglia di raccontare», e che per anni non era riuscita a immaginare i personaggi nel presente, finché, intorno al suo quarantesimo compleanno, «hanno cominciato a parlarmi sotto la doccia». Descrive il progetto come un’occasione rara di tornare a qualcosa che le ha cambiato la vita «con il dono del senno di poi e un livello del tutto nuovo di gratitudine e comprensione».

Amy Gravitt, a capo della programmazione comedy di HBO e HBO Max, inquadra la premessa come una Dunham che sposta «lo sguardo dal tumulto dei vent’anni al traguardo dei quaranta». È questa l’idea autenticamente cinematografica. Tornare agli stessi volti dopo un lungo intervallo è una delle tentazioni più antiche del mezzo, da François Truffaut che seguì l’Antoine Doinel di Jean-Pierre Léaud per due decenni alla trilogia Before di Richard Linklater. Il tempo diventa materia: i volti degli attori portano gli anni che la sceneggiatura non ha bisogno di spiegare.

Girls si è sempre retta su quella tensione tra il personaggio e la persona che lo interpreta. Hannah non è mai stata del tutto Dunham, ma non è mai stata nemmeno del tutto altro da lei, e gli episodi migliori della serie abitavano proprio quell’ambiguità. Una Hannah a quarant’anni, scritta e diretta da una cineasta che nel frattempo ha firmato lungometraggi come Sharp Stick e Catherine Called Birdy, promette un dialogo tra due versioni della stessa autrice.

La produzione dovrebbe partire nel 2027, un decennio dopo che il finale della sesta stagione aveva chiuso la serie originale; HBO non ha annunciato una data di debutto. Nel corso delle sue sei stagioni Girls ha raccolto 19 candidature agli Emmy e due vittorie, tra cui quella per il miglior casting di una serie comedy. Dunham è produttrice esecutiva insieme ad Apatow per Apatow Productions, e a Ilene S. Landress e Michael P. Cohen per Good Thing Going.

Se Hannah e le sue amiche siano ancora «le “Girls” che conoscevamo un tempo», come promette Gravitt, è la domanda meno interessante. Quella migliore è che cosa vede Dunham quando punta di nuovo la macchina da presa sugli stessi volti.

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