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«Storia della mia famiglia» torna su Netflix con la promessa già tradita e Sergio Castellitto nei panni del nonno che se n’era andato

Veronica Loop

Un anno basta per tradire una promessa. Quando Storia della mia famiglia si era chiusa, Fausto aveva passato i suoi ultimi mesi a sistemare il futuro dei suoi, a stabilire chi avrebbe tenuto insieme la casa e a strappare l’impegno che sarebbe andata così. La seconda stagione comincia dall’altra parte di quel patto, e il patto non ha retto. Il clan che voleva mettere al sicuro si scuce, il giuramento che gli hanno fatto è già al passato, e chi arriva a saggiare ciò che rimane non è un estraneo ma il primo uomo ad aver lasciato questa famiglia.

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Quell’uomo è Gaetano, il padre di Fausto, e a interpretarlo è Sergio Castellitto. La scelta è il segnale più chiaro di ciò a cui la serie punta con il suo ritorno. Castellitto è uno dei pesi massimi della recitazione e della regia in Italia, e inserirlo in un cast costruito su interpreti più giovani sposta il baricentro di ogni scena in cui entra. È il nonno andato via anni fa, l’assenza attorno a cui Lucia ha costruito una casa, e la sua ricomparsa diventa la forza che destabilizza la stagione. Il lutto qui non si misura da chi manca. Si misura da chi torna senza essere chiamato.

La serie conserva l’architettura che aveva fatto funzionare la prima stagione: il presente intrecciato al tempo in cui Fausto era ancora vivo. Eduardo Scarpetta ritorna lungo quella linea temporale precedente, così il padre morto resta una presenza e non una fotografia su un mobile, una voce con cui i superstiti continuano a misurarsi. La forma fa ciò che il dialogo non potrebbe: tiene udibile la promessa, la si sente pronunciare mentre la si vede fallire nel presente.

Vanessa Scalera regge questo presente nei panni di Lucia, la madre che tiene in piedi una casa caotica con un paio di mani in meno e un fantasma che riemerge dal suo stesso passato. Il Valerio di Massimiliano Caiazzo porta il peso di un fratello che ha ereditato un dovere mai chiesto, e Cristiana Dell’Anna, Antonio Gargiulo, Aurora Giovinazzo, Gaia Weiss e il resto del cast conservano la consistenza esatta di questa famiglia: rumorosa, accavallata, rapida a ferire e rapida a perdonare.

Ciò di cui la stagione parla davvero sta sotto la trama del parente che torna. Parla della vita che ha un’obbligazione dopo la morte. Una promessa fatta a chi sta morendo pesa in un certo modo finché può sentirla; ciò su cui premono i nuovi episodi è quanto pesi quando non c’è più e restano solo coloro che l’hanno fatta. Il ritorno di Gaetano affila questa domanda fino a renderla intima. Ha la vitalità del figlio, lo stesso fascino inquieto, e per questo è impossibile cacciarlo e impossibile perdonarlo a comando.

I registi, Claudio Cupellini e Marco Danieli, rifiutano la morale facile. La versione ovvia farebbe del nonno assente un cattivo e lascerebbe la famiglia serrare i ranghi; quella più difficile gli presta il fascino del padre morto e nega allo spettatore il sollievo di un giudizio netto. Questa ambivalenza è il senso della stagione.

È, riconoscibilmente, la tradizione italiana del racconto familiare corale, la linea che va da La famiglia di Ettore Scola alle cronache lunghe decenni di Marco Tullio Giordana fino alla memoria collettiva de L’amica geniale. Sotto scorre un nervo nazionale: in un Paese che guarda allo Stato con diffidenza e in cui la famiglia deve raccogliere ciò che il sistema lascia cadere, la stagione chiede cosa accada quando la famiglia non riesce più a raccogliere se stessa.

Il ritorno è anche strategia, e Netflix ha fatto i conti. La prima stagione si è guadagnata la seconda nel modo più concreto: una settimana nella top ten globale della piattaforma, circa sette milioni di ore viste e un mese dentro le classifiche giornaliere italiane. Per un servizio che si appoggia alla fiction in lingua italiana per viaggiare tra i mercati, riprendere un titolo collaudato e farvi entrare un attore del calibro di Castellitto è una scommessa misurata sul prestigio.

My Family - Netflix

Ciò che la stagione non può dire in anticipo è se coloro che Fausto ha lasciato diventeranno la famiglia di cui aveva bisogno, o se l’uomo che torna non farà che mostrare quanto si siano allontanati da ciò che aveva chiesto. La promessa è già tradita quando la storia comincia. Se possa essere ricostruita, e se il nonno abbia qualche diritto di contribuire, è la domanda aperta che i sei episodi portano con sé.

Storia della mia famiglia torna con una seconda stagione di sei episodi, diretta da Claudio Cupellini e Marco Danieli e prodotta da Palomar. Arriva su Netflix dal 10 giugno. Sergio Castellitto si aggiunge al cast guidato da Vanessa Scalera, Eduardo Scarpetta, Massimiliano Caiazzo e Cristiana Dell’Anna.

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