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The Bequeathed: un mistero tra le tombe che perde la strada

Veronica Loop
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Il cimitero coperto di neve incombe sullo schermo, mentre gli alberi spogli protendono i rami verso un cielo plumbeo. È qui che comincia l’incubo di Yoon Seo-ha in The Bequeathed, thriller occulto sudcoreano che seppellisce la sua trama troppo in profondità, sotto una coltre di convenzioni già viste.

Creata da Yeon Sang-ho e diretta da Min Hong-nam, questa serie Netflix parte con una premessa promettente: una docente universitaria (Kim Hyun-joo) eredita da uno zio, di cui ignorava persino l’esistenza, un terreno di sepoltura appartenuto alla famiglia. È uno spunto fertile per sviluppare la tensione psicologica, soprattutto perché l’eredità riporta a galla i ricordi dolorosi del padre assente. I paesaggi invernali, tanto belli quanto insidiosi, sono più di semplici sfondi: riflettono l’atmosfera gelida della storia.

Eppure The Bequeathed inciampa proprio quando dovrebbe spiccare il volo. Il detective Choi Sung-jun (Park Hee-soon), che indaga su un omicidio legato al cimitero, è il personaggio più avvincente, ma il suo percorso finisce in secondo piano per via dell’insistenza della serie nel tenere insieme troppe sottotrame. Il mistero, inizialmente intrigante, si dipana in una sequenza di svolte prevedibili e vicoli ciechi. Anche gli elementi occulti, che avrebbero potuto aggiungere profondità, sembrano spesso inseriti per scioccare, anziché nascere in modo organico dalla storia.

Kim Hyun-joo offre un’interpretazione convincente nei panni di Yoon Seo-ha, ma il percorso emotivo del suo personaggio è frenato dalla riluttanza della sceneggiatura ad approfondirne davvero la psiche. Park Hee-soon, invece, si distingue nel ruolo di Choi Sung-jun, cui dà gravità e determinazione. Le sue scene sono tra le poche a sprigionare tensione, soprattutto quando si scontra con il suo superiore, Park Sang-min (Park Byung-eun), che lo liquida con sufficienza. La sintonia tra i due attori è palpabile e la loro dinamica dà slancio alla serie ogni volta che condividono la scena.

Il difetto più grave della serie è il ritmo. Quando un filo del mistero comincia a dipanarsi, un altro passa subito in primo piano, e la narrazione ne risulta frammentata. Il cimitero, che dovrebbe essere il cuore della storia, finisce per diventare una semplice ambientazione, anziché un personaggio a sé. La mancanza di una direzione chiara è aggravata dal ricorso a cliché di genere — rituali occulti, segreti di famiglia e omicidi in una cittadina di provincia — che sembrano caselle da spuntare più che elementi integranti di una narrazione coerente.

The Bequeathed prova a fondere horror e dramma familiare, ma il risultato non è all’altezza. I temi dell’eredità e dei legami familiari sono intriganti, ma spesso vengono messi in ombra dal ricorso a spaventi improvvisi e colpi di scena contorti. Gli elementi occulti, per quanto d’impatto sul piano visivo, non hanno la profondità necessaria per risultare davvero inquietanti. Finiscono invece per sembrare espedienti pensati per tenere il pubblico incollato allo schermo, più che per esplorare gli aspetti più oscuri della natura umana.

Il cast di supporto fa quel che può con il materiale a disposizione. Ryu Kyung-soo, che interpreta Kim Young-ho, il fratellastro di Seo-ha, porta nel ruolo un certo carisma, ma l’evoluzione del suo personaggio resta poco sviluppata. Lo stesso vale per Cha Si-won, nei panni del detective Kim Jung-hyun, e Lee Hyun-kyun, in quelli del detective Jin Dae-su: i loro ruoli sono funzionali alla trama, ma difficilmente memorabili.

Anche il tono della serie è incerto. Vorrebbe essere un thriller psicologico dalla tensione crescente, ma le frequenti scene di omicidio e gli elementi soprannaturali la spingono verso un horror più convenzionale. Questo brusco oscillare tra registri disorienta e rende difficile lasciarsi coinvolgere pienamente dalla storia.

Nonostante questi difetti, The Bequeathed non è priva di momenti brillanti. I paesaggi invernali sono filmati con grande bellezza e aggiungono alla serie una nota di poesia visiva. Le interpretazioni, in particolare quella di Park Hee-soon, sono abbastanza solide da sostenere la narrazione nei suoi passaggi meno riusciti. E la premessa è di per sé abbastanza avvincente da mantenere vivo l’interesse del pubblico, anche quando la realizzazione perde colpi.

In definitiva, The Bequeathed dà l’impressione di un’occasione mancata. Ha tutti gli elementi per essere un thriller avvincente — interpretazioni solide, immagini suggestive e una premessa intrigante — ma è appesantita da una sceneggiatura che non riesce a decidere su cosa concentrare le proprie energie.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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