IA

Il Texas fa causa a OpenAI e al CEO Sam Altman e chiede di vietare ChatGPT ai minori

Adrian Kessler
Aggiungici su Google

Il Texas ha fatto causa a OpenAI e al suo amministratore delegato, Sam Altman, e la prima cosa che un giudice leggerà non sarà una norma di legge. Sarà una frase di Altman, in corsivo: «L’IA probabilmente porterà alla fine del mondo, ma nel frattempo nasceranno grandi aziende». Lo Stato mette la citazione in cima al ricorso come prova, non come ornamento. L’argomento che segue è semplice: un’azienda il cui fondatore parla apertamente dei pericoli della tecnologia non può anche vendere ChatGPT alle famiglie come uno strumento sicuro.

È questo il meccanismo da tenere d’occhio. Gran parte della copertura si è concentrata sulla versione più breve della vicenda: il Texas vuole impedire ai minori di usare ChatGPT. Il ricorso va oltre. Chiede a un tribunale di decidere chi può usare il chatbot, cosa può dire e se il prossimo modello di OpenAI potrà essere lanciato nello Stato.

Cosa chiede il Texas al tribunale

Il procuratore generale Ken Paxton ha depositato il ricorso presso il tribunale distrettuale della contea di Collin, invocando il Texas Deceptive Trade Practices Act e lo SCOPE Act, la legge statale sulla sicurezza online dei minori. Il ricorso cita sei entità di OpenAI e lo stesso Altman. Lo Stato vuole che venga ritenuto personalmente responsabile, sostenendo che, in qualità di amministratore delegato, «ha scelto personalmente quali funzionalità di ChatGPT approvare e mettere in produzione». The Record ha definito la mossa insolita.

L’elenco dei provvedimenti inibitori richiesti è lungo. Una delle richieste mira a impedire a OpenAI di «offrire ChatGPT ai minori in Texas» e, così come è formulata, non prevede eccezioni per il consenso dei genitori o l’uso scolastico. Altre misure imporrebbero la verifica dell’età e impedirebbero al chatbot di fornire consigli su disturbi alimentari, autolesionismo e omicidi di massa. Poi c’è la clausola di più ampia portata, che vieterebbe a OpenAI di «rilasciare qualsiasi nuovo modello di intelligenza artificiale agli utenti del Texas, a meno che un valutatore indipendente di terze parti, approvato dal tribunale, non ne abbia esaminato le misure di sicurezza e autorizzato il rilascio».

La chiave del lancio nelle mani di un tribunale

Il divieto per i minori conquista i titoli dei giornali; la clausola che impone una verifica prima del lancio è l’idea più ambiziosa. Quando, all’inizio del mese, altri otto Stati hanno fatto causa a OpenAI, il procuratore generale del Kansas Kris Kobach ha affermato che il Congresso aveva mostrato scarso interesse a porre limiti alle aziende di IA, lasciando così che si autoregolassero. «Non staremo certo ad aspettare», ha dichiarato. Il Texas sta mettendo alla prova una soluzione diversa: affidare a un valutatore approvato dal tribunale il potere di autorizzare il lancio, uno Stato alla volta.

Nel ricorso c’è anche una contraddizione. Lo SCOPE Act invocato dal Texas non vieta ai minori di usare i servizi digitali. Secondo la sintesi contenuta nel ricorso stesso, la legge impone che i genitori verificati possano controllare le impostazioni di privacy e dell’account di un minore identificato, oltre a monitorare e limitare il tempo trascorso sul servizio. È un insieme di regole pensato per un uso supervisionato. Il rimedio chiesto dal Texas è più severo rispetto al modello previsto dalla legge e richiama la posizione di Common Sense Media, citata nel ricorso: finché OpenAI non dimostrerà con verifiche indipendenti che le sue tutele per gli adolescenti funzionano, «ChatGPT dovrebbe essere riservato agli adulti».

Cosa, secondo il ricorso, non funziona per gli adolescenti

La ricostruzione dei fatti si concentra sui controlli dell’età e sugli strumenti per i genitori. Secondo il ricorso, come riassunto da The Next Web, la versione gratuita di ChatGPT non verifica l’età, quella a pagamento chiede di indicarla senza controllarla e i controlli parentali introdotti da OpenAI nel settembre 2025 sono facoltativi. Common Sense Media ha rilevato che ChatGPT for Teens, lanciato ad agosto, «potrebbe dare ai genitori un falso senso di sicurezza, con misure di protezione e avvisi che spesso non funzionano». Il ricorso cita anche la morte di Adam Raine, un sedicenne i cui genitori hanno fatto causa a OpenAI e Altman in California.

Si tratta di accuse. Nessun tribunale si è ancora pronunciato e nulla cambierà per gli utenti di ChatGPT in Texas, a meno che un giudice non accolga le richieste di provvedimenti inibitori. La risposta di OpenAI riprende quanto dichiarato agli altri Stati: l’azienda ha «lavorato a stretto contatto con esperti per migliorare continuamente ChatGPT, mitigare i rischi e introdurre ulteriori misure di sicurezza» e vuole «politiche pragmatiche sull’IA che si applichino all’intero settore, non a una sola azienda». Indica inoltre strumenti di stima dell’età, promemoria per fare una pausa e un’esperienza separata per gli adolescenti, con la supervisione dei genitori.

Nove Stati, nove sistemi di regole

Il Texas ha presentato il ricorso il 23 ottobre, diventando il nono Stato a portare OpenAI in tribunale questo mese. Arizona, Arkansas, Idaho, Iowa, Kansas, Montana, Nebraska e West Virginia hanno intentato cause separate per la tutela dei consumatori il 14 ottobre, accusando l’azienda di aver orientato ChatGPT a compiacere gli utenti e a favorire il coinvolgimento, mentre ingannava i genitori sulla sicurezza del servizio. Ogni causa si basa sulla legge del rispettivo Stato. Letta in quest’ottica, la frase di OpenAI «non una sola azienda» è una richiesta di un unico insieme di regole per il settore, invece di una serie di ordinanze dei tribunali statali.

Il Texas chiede inoltre sanzioni civili di 10.000 dollari per ogni violazione, la restituzione degli asset di OpenAI e un processo con giuria. Nel ricorso si osserva che in quattro anni la valutazione di OpenAI è passata da circa 17 miliardi di dollari a oltre 1.400 miliardi, una crescita definita «una rete di inganni». L’ufficio di Paxton ha già messo sotto pressione i colossi della tecnologia: nel luglio 2024 Meta ha accettato di pagare al Texas 1,4 miliardi di dollari per chiudere le accuse secondo cui avrebbe usato il riconoscimento facciale senza il consenso degli utenti.

La citazione in cima al ricorso risale al 2015, quando l’IA era, secondo le parole dello stesso documento, «un concetto praticamente sconosciuto al di fuori della fantascienza». Ora il Texas vuole che una giuria la legga come un avvertimento che OpenAI aveva rivolto a se stessa e che, sostiene lo Stato, non ha mai trasmesso alle persone che digitano le proprie richieste in ChatGPT.

Tag: , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.