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Masters di Parigi: Ben Shelton, che ha tifato Tommy Paul tutto l’anno, ora gli sbarra la strada per Torino

Una rimonta costruita sulla calma apre un quarto di finale tutto americano contro l'amico che ha più bisogno di vincere.
Jack T. Taylor
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Ben Shelton lo ha detto prima ancora che glielo chiedessero: per tutto l’anno ha fatto il tifo per Tommy Paul, sperando che l’amico riuscisse a imprimere l’accelerazione decisiva per qualificarsi alle ATP Finals di fine stagione a Torino. Ora, però, per riuscirci Paul dovrà passare proprio da lui. Nei quarti di finale del Paris Masters si affrontano due americani: uno non ha più nulla da conquistare per qualificarsi, l’altro ha ancora tutto da giocarsi. Le motivazioni di Paul non hanno bisogno di spiegazioni. Quelle di Shelton sì.

La risposta è arrivata negli ultimi minuti della partita precedente, e a trovare la parola giusta è stato lui stesso. Shelton ha costruito la sua carriera sulla potenza, con un servizio e un dritto capaci di chiudere il punto prima che si trasformi in uno scambio. A portarlo ai quarti, invece, è stato qualcosa di più discreto. Sotto di un mini-break nel tie-break decisivo, davanti a un pubblico francese al completo, ha detto di aver provato non nervosismo, ma «una certa calma».

Il tie-break che ha mostrato un altro Shelton

La testa di serie numero 3 ha rimontato un set di svantaggio e ha battuto il beniamino di casa Arthur Rinderknech per 3-6, 6-4, 7-6 (5) sul Court Central. Rinderknech, specialista del serve-and-volley, aveva conquistato il primo set in 27 minuti e aveva già battuto Shelton nell’unico precedente tra i due, a Queen’s nel 2025. Shelton ha strappato il servizio nell’ultimo game del secondo set, pareggiando il conto; nel set decisivo nessuno dei due ha ceduto il servizio, in una frazione durata da sola un’ora.

Nel tie-break Rinderknech è salito sul 4-2. Shelton ha conquistato il punto successivo sul servizio del francese, poi ne ha vinti due al servizio, quindi ha ottenuto un altro punto in risposta sul 5-5 e ha chiuso al primo match point. Entrambi hanno messo a segno 16 ace; la differenza è stata negli errori: 31 non forzati per Rinderknech contro i 13 di Shelton, secondo Tennis Majors.

«Sinceramente, oggi no», ha risposto Shelton quando gli è stato chiesto se il mini-break di svantaggio lo avesse preoccupato. «Nel tie-break non avevo sbagliato una prima e stavo trovando gli angoli». Poi ha aggiunto: «A volte, quando mi trovo in quella situazione, sento sicuramente la tensione, ma oggi, negli ultimi momenti, c’era in me una certa calma».

Una stagione da record, ma con qualche vuoto

Questa è stata la sua 43ª vittoria del 2026, più che in qualsiasi altra stagione della sua carriera, osserva Tennishead. Nel complesso, è stata la migliore annata della sua vita: quattro titoli secondo il conteggio di The Associated Press, tra cui il Canadian Open di Montreal, vinto senza cedere un set, e la prima finale Slam allo U.S. Open, persa contro Alexander Zverev. Shelton arriva a Parigi da numero 4 del mondo ed è il primo americano a raggiungere i quarti di finale del torneo per due anni consecutivi dai tempi di Jack Sock, secondo l’ATP.

Eppure, nella stessa stagione ci sono sei tornei in cui Shelton non è riuscito a vincere nemmeno una partita. La sua annata si riassume in una riga: picchi altissimi e improvvisi vuoti. Un giocatore capace di ritrovare la calma in un tie-break al set decisivo, davanti al pubblico di casa, è un giocatore che sta colmando quella distanza. A Parigi sta verificando se ci è riuscito.

Due giorni prima del suo esordio a Parigi, Shelton ha annunciato che Juan Carlos Ferrero, ex numero 1 del mondo e allenatore che ha guidato Carlos Alcaraz alla conquista dei suoi primi sei titoli Slam, si unirà al padre Bryan nel suo staff tecnico per il 2027. «Un’aggiunta enorme alla mia squadra in vista della prossima stagione», ha detto Shelton. Ferrero ha parlato del suo «talento straordinario, della sua potenza e del suo carattere». Il nuovo capitolo comincerà in offseason. La compostezza che Shelton sta mostrando questa settimana, in ogni caso, l’aveva trovata prima ancora di cominciare.

Tommy Paul: l’amico che ha tutto in gioco

Paul arriva da una posizione opposta. La testa di serie numero 12 ha vinto in due set tutte e tre le sue partite, contro Holger Rune, Daniel Merida e Quentin Halys; contro Halys ha conquistato 43 dei 45 punti giocati sulla prima di servizio, mettendo a segno 36 vincenti e commettendo 14 errori non forzati, riferisce Field Level Media. Nella Race to Turin aggiornata in tempo reale è 13º. Poiché l’infortunio che ha posto fine alla stagione di Jannik Sinner lo terrà fuori dal torneo, Paul deve chiudere nono o meglio; secondo i calcoli di Tennishead, per riuscirci deve arrivare in finale a Parigi. Una sconfitta venerdì porrebbe fine alla sua corsa.

Shelton, già qualificato, sa bene cosa significhi. «In questo momento è in grande forma. È un grande giocatore e un grande amico», ha detto. «Per tutto l’anno ho fatto il tifo per lui, perché riuscisse a compiere la rimonta e ad arrivare a Torino. Sarà una partita esplosiva».

I precedenti fanno pensare che potrebbe esserlo davvero. Il bilancio degli scontri diretti è in perfetta parità, due vittorie a testa. Shelton si è aggiudicato entrambi gli incontri del 2023, allo U.S. Open e a Tokyo; Paul ha vinto l’ultimo, 6-2, 6-4 nella semifinale di Dallas del 2024, che è anche il loro unico confronto al coperto. Da allora non si sono più affrontati. Shelton dice che Parigi «non è sicuramente il torneo più veloce di quest’anno», anche se apprezza la varietà di gioco che offre il campo.

Cosa succede adesso

Il quarto di finale è in programma venerdì al Rolex Paris Masters. Il vincitore affronterà in semifinale Luca Van Assche, che ha battuto Lorenzo Musetti, oppure il qualificato Rinky Hijikata. Le analisi della vigilia considerano già favorito in semifinale chiunque esca vincitore dalla sfida tra Shelton e Paul.

Per Paul è una partita che vale Torino. Per Shelton è una prova della qualità che lui stesso ha nominato giovedì. Se riuscirà a mantenere ancora una volta la calma, l’amico per cui ha fatto il tifo per tutta la stagione tornerà a casa con la sua corsa nella Race finita, e a fermarlo sarà proprio il giocatore che ha detto apertamente di volerlo vedere a Torino.

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