Affari e finanza

Tony Xu, il fondatore di DoorDash che vuole rifare la spesa a domicilio

Penelope H. Fritz
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Tony Xu
Nascita1985
Nanjing, China
ProfessioneCofondatore e amministratore delegato di DoorDash

Tony Xu è alla guida della più grande app di consegne degli Stati Uniti, e la frase che ripete più spesso a proposito del servizio è che non è ancora abbastanza buono. Nel settore della spesa, ammetteva questo autunno la stessa lettera agli azionisti dell’azienda, il prodotto «non è ancora all’altezza» e ai clienti si chiede di pagare un sovrapprezzo per una consegna imperfetta. È così che lavora: ogni soluzione che propone, che si tratti di un magazzino, di un robot o dell’acquisto in blocco di un concorrente, rende DoorDash più grande; e ogni volta le dimensioni dell’azienda diventano l’argomento più forte contro di lui.

Xu rincorre questo problema fin da quando, da ragazzo, lavava i piatti. Aveva quattro anni quando i genitori lasciarono Nanchino per trasferirsi a Champaign, in Illinois, dove il padre avrebbe conseguito un dottorato all’University of Illinois e la madre, medico formatasi in Cina, lavorò nella ristorazione prima di poter aprire i propri ambulatori. Xu lavava i piatti nella cucina del ristorante in cui lavorava lei. Era arrivato negli Stati Uniti con il nome di Xu Xun e scelse il suo nuovo nome di battesimo dalla televisione: Tony, come il personaggio di Tony Danza nella sitcom Who’s the Boss?, una delle serie che, insieme al basket, ha indicato come fonte d’ispirazione per imparare l’inglese.

Ha studiato ingegneria industriale e ricerca operativa alla University of California, Berkeley, dove ha conosciuto la futura moglie, Patti, in chiesa. Gli anni successivi sembrano un percorso di formazione per un’azienda di logistica: uno stage a Square, un incarico nello sviluppo commerciale per RedLaser, l’app di scansione dei codici a barre, un ruolo da analista in McKinsey & Company e posizioni nella strategia a eBay e PayPal. Si è poi iscritto al programma MBA della Stanford Graduate School of Business, dove si è laureato nel 2013.

Nel 2012, mentre era a Stanford, Xu e tre compagni di corso, Andy Fang, Evan Moore e Stanley Tang, lanciarono un semplice sito di consegne chiamato PaloAltoDelivery.com. I fondatori si occupavano personalmente degli ordini. Nel maggio 2013 il progetto diventò DoorDash, con Xu come amministratore delegato e membro del consiglio di amministrazione, incarichi che ricopre da allora. Mentre i concorrenti si contendevano i centri urbani più densamente popolati, DoorDash puntò sulle periferie e sulle grandi catene di ristoranti; quando la pandemia impose la chiusura delle sale, l’azienda aveva già una rete in grado di assorbire l’impennata degli ordini. La quotazione in Borsa del dicembre 2020 rese Xu miliardario a trent’anni.

Gli anni successivi alla quotazione misero alla prova la sua propensione all’espansione. DoorDash accettò di acquistare la società finlandese di consegne Wolt con un’operazione interamente in azioni, annunciata per un valore di circa 8,1 miliardi di dollari; quando si concluse, nel 2022, il calo del titolo DoorDash aveva ridotto il valore registrato dell’acquisizione a circa 2,8 miliardi. Quel novembre l’azienda licenziò 1.250 dipendenti degli uffici centrali e Xu scrisse al personale, in un’email, che DoorDash non era stata abbastanza rigorosa nel controllare la crescita dei propri team. Le perdite di 1,37 miliardi di dollari del 2022 si sono trasformate nel primo esercizio intero in utile netto dell’azienda: 123 milioni di dollari nel 2024. Da gennaio 2022 Xu fa inoltre parte del consiglio di amministrazione di Meta.

Le questioni più spinose riguardano chi si occupa delle consegne. Nel 2020 DoorDash si è unita a Uber, Lyft e Instacart nella spesa di circa 200 milioni di dollari a sostegno della Proposition 22, il referendum californiano che ha mantenuto i corrieri delle app nella categoria dei lavoratori autonomi anziché in quella dei dipendenti; gli elettori l’hanno approvata. Nel febbraio 2025 la procuratrice generale di New York ha annunciato un accordo da 16,75 milioni di dollari per la pratica con cui, tra il 2017 e il 2019, DoorDash utilizzava le mance dei clienti per coprire la paga base già garantita ai corrieri: il risarcimento è destinato a circa 63.000 lavoratori dello Stato. Nello stesso mese Uber ha fatto causa a DoorDash in California, accusandola di fare pressione sui ristoranti affinché accettassero accordi di consegna in esclusiva, minacciandoli con commissioni più alte; DoorDash ha definito infondate le accuse. In pratica, le controversie che coinvolgono l’azienda finiscono per concentrarsi su un solo uomo. Includendo le azioni i cui diritti di voto sono stati a lui delegati, Xu controllava circa il 55 per cento dei voti di DoorDash, secondo la dichiarazione per delega della società del 2026.

L’espansione non si è fermata. Nell’ottobre 2025 DoorDash ha completato l’acquisizione del gruppo britannico di consegne Deliveroo, valutato circa 2,9 miliardi di sterline. Pochi giorni prima Xu aveva presentato Dot, un piccolo robot autonomo per le consegne realizzato da DoorDash Labs e progettato per muoversi su strade, piste ciclabili e marciapiedi, annunciando un primo progetto pilota nell’area di Phoenix. Nel terzo trimestre del 2026 l’azienda ha gestito 993 milioni di ordini, in crescita del 28 per cento, registrando ricavi per 4,6 miliardi di dollari e un utile netto di 466 milioni. Durante la conference call sui risultati trimestrali, gli è stato chiesto degli agenti di intelligenza artificiale che ordinano cibo per conto degli utenti. Xu ha risposto che questi assistenti avevano effettuato in tutto soltanto qualche centinaio di ordini e ha avvertito gli analisti: «Non bisogna illudersi» sulle dimensioni del fenomeno.

La stessa settimana ha portato la sua scommessa più grande. Il 28 ottobre 2026 DoorDash ha firmato un accordo per acquistare Instacart a 65 dollari per azione, per un valore di circa 17 miliardi di dollari: almeno tre quarti dell’importo saranno pagati in contanti, con il sostegno di un finanziamento ponte di JPMorgan. Nella lettera agli azionisti Xu spiega che le consegne della spesa possono migliorare solo se qualcuno controlla le scorte e che i magazzini comportano costi fissi, sostenibili soltanto grazie ai volumi di Instacart. Organizzazioni dei consumatori e dei lavoratori, tra cui l’American Economic Liberties Project e il Groundwork Collaborative, hanno chiesto alla Federal Trade Commission di bloccare l’operazione. Le due società prevedono di concluderla alla fine del 2027 o nella prima metà del 2028, subordinatamente al voto degli azionisti di Instacart e alle autorizzazioni negli Stati Uniti, in Canada e in Israele.

Fuori dall’azienda, Xu vive a San Francisco con Patti, che ha sposato nel 2013, e i loro due figli. I coniugi hanno aderito al Giving Pledge e hanno fatto donazioni a Berkeley, Northwestern e a organizzazioni che si occupano delle comunità asiatico-americane e delle isole del Pacifico. In passato correva maratone e si definisce un grande tifoso dei Golden State Warriors.

Ora lo attende una lunga attesa davanti alle autorità antitrust, e l’esame metterà direttamente alla prova la sua tesi preferita. Xu sostiene che DoorDash abbia bisogno delle dimensioni di Instacart per rendere le consegne della spesa all’altezza delle aspettative. Chi dovrà decidere se autorizzare l’operazione si chiederà se un’azienda che già gestisce la maggior parte degli ordini di consegna del Paese debba poter diventare anche il luogo in cui gli americani fanno la spesa.

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