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Lorenzo Zurzolo, l’attore romano che Skolimowski e Los Javis hanno portato a Cannes

Penelope H. Fritz
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Lorenzo Zurzolo
Lorenzo Zurzolo
Photo: Funweek.it / CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita21 marzo 2000
Roma, Italia
ProfessioneAttore
Noto perEO, La bola negra, Under the Riccione Sun
PremiNastro d'Argento Persol Prize, Personaggio dell'anno (2021), Premio Kinéo della Mostra del Cinema di Venezia (2021), Giffoni Film Festival Explosive Talent Award (2020), Forbes 30 Under 30 Europa — Intrattenimento (2025)

Due film con Lorenzo Zurzolo nel cast hanno vinto premi al Festival di Cannes, e nessuno dei due è italiano. Il primo segue un asino grigio attraverso l’Europa, sotto lo sguardo del veterano polacco Jerzy Skolimowski. Il secondo, firmato dal duo spagnolo Javier Calvo e Javier Ambrossi, noti insieme come Los Javis, intreccia le vite di tre uomini gay lungo quasi un secolo di storia spagnola, attorno a un progetto incompiuto di Federico García Lorca. In entrambi Zurzolo è una presenza di contorno: entra per poche scene nella storia di qualcun altro e riesce a lasciarvi il segno. È questa, al momento, la forma della sua carriera: un attore romano che i registi stranieri continuano a cercare, mentre in patria una buona parte del pubblico lo ricorda ancora come il ragazzo di una serie teen di Netflix.

Il contrasto non è una lamentela. Zurzolo ha sfruttato la diffusione dello streaming per farsi strada nei progetti di registi che non avrebbero mai affidato un ruolo a un idolo adolescenziale sulla sola base della sua fama, senza per questo allontanarsi dalla televisione italiana. I suoi lavori più recenti fanno parte di alcune delle produzioni più ambiziose realizzate nel Paese nell’ultimo decennio: l’adattamento di Francesca Archibugi di La Storia di Elsa Morante e la serie di Joe Wright sull’ascesa di Benito Mussolini. Quello che ancora manca è un film italiano che lo metta al centro della scena e ce lo lasci.

È nato a Roma il 21 marzo 2000, in una famiglia che conosceva il settore dall’interno. Il padre, Federico Zurzolo, è giornalista alla RAI, il servizio pubblico radiotelevisivo; la madre, Gabria Cipullo, dirige un’agenzia che organizza eventi e produzioni. Ha una sorella maggiore. I provini sono cominciati presto. A sette anni ha girato uno spot Vodafone con Francesco Totti, allora capitano dell’AS Roma, squadra di cui Zurzolo è ancora tifoso; a otto ha ottenuto piccole parti nella serie RAI Amiche mie e in un episodio di Don Matteo, la longeva serie poliziesca con protagonista un sacerdote che ha fatto da palestra a generazioni di attori italiani.

Ha frequentato il liceo linguistico e trascorso sei mesi in Inghilterra; la formazione attoriale vera e propria è arrivata più tardi, alla scuola Omnes Artes di Roma. Nel frattempo, i ruoli continuavano a crescere. Paolo Genovese gli ha affidato la sua prima parte cinematografica in Una famiglia perfetta, nel 2012, e poi sono arrivate le serie televisive Un passo dal cielo, Questo è il mio paese e Una pallottola nel cuore. Nel 2018 la commedia di Christian Marazziti Sconnessi gli è valsa il Premio Leopoldo Trieste al Reggio Calabria Filmfest.

La vera svolta è arrivata quello stesso anno con Baby, la terza serie originale commissionata da Netflix in Italia. Ispirata liberamente allo scandalo delle adolescenti del ricco quartiere romano dei Parioli finite nel giro della prostituzione, è andata in onda per tre stagioni, dal 2018 al 2020, con Zurzolo nel ruolo di Niccolò, uno degli studenti privilegiati del gruppo. Nel cast c’era anche Benedetta Porcaroli, nei panni di Chiara, e i due attori avrebbero continuato a incrociare le loro strade per anni. La serie ha avuto successo anche fuori dall’Italia e con essa è arrivato un diverso tipo di proposta. Nel 2020 Netflix lo ha voluto in Sotto il sole di Riccione, una storia d’amore estiva sulla costa adriatica in cui interpretava Vincenzo. Quell’estate il Giffoni Film Festival gli ha assegnato l’Explosive Talent Award. Nel 2022 è tornato a vestire i panni dello stesso personaggio nel sequel, Sotto il sole di Amalfi.

Il film che ha cambiato il modo in cui l’industria lo guardava era più piccolo. In Morrison, adattamento firmato da Federico Zampaglione, frontman dei Tiromancino, del romanzo Dove tutto è a metà, scritto dallo stesso Zampaglione con Giacomo Gensini, Zurzolo interpretava Lodo, un cantante ventenne la cui band si esibisce in un locale sulle rive del Tevere. Al suo fianco, Giovanni Calcagno era una rockstar consumata che diventa il suo mentore. Le recensioni si sono divise e Cineuropa ha giudicato la storia scivolata nel cliché, ma la prova del protagonista non era il problema. Nel 2021 Zurzolo ha vinto il Premio Kinéo come miglior attore durante la Mostra del Cinema di Venezia; nello stesso anno i Nastri d’Argento gli hanno assegnato il Persol come personaggio dell’anno.

Poi è arrivato Skolimowski. EO, coproduzione polacco-italiana, segue un asino da circo che attraversa la crudeltà e, di tanto in tanto, la gentilezza degli estranei. Zurzolo compare nella parte finale del film nei panni di Vito, un giovane prete fallito che si presenta nella villa italiana della madre, una contessa interpretata da Isabelle Huppert, per chiederle dei soldi. La scena è breve, bizzarra e carica di tensione; lo porta dentro l’opera di un regista il cui primo lungometraggio risale agli anni Sessanta. Nel 2022 EO ha vinto il Premio della Giuria a Cannes, è stato scelto dalla Polonia per gli Oscar e ha ottenuto una candidatura come miglior film internazionale.

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La televisione, intanto, gli ha permesso di mostrare una maggiore versatilità. In Prisma, la serie Prime Video di Ludovico Bessegato sull’adolescenza e l’identità di genere, ha interpretato Daniele per due stagioni, dal 2022 al 2024. Nel 2023 i fratelli Manetti lo hanno scelto per il ruolo del giovane Diabolik in Diabolik – Chi sei?, terzo film della loro trilogia tratta dal fumetto. Con La Storia, trasmessa dalla RAI nel 2024, Archibugi gli ha affidato uno dei personaggi più tormentati del romanzo di Morante: il giovane anarchico ebreo Davide Segre, che compare inizialmente sotto il falso nome di Carlo Vivaldi. E in M – Il figlio del secolo di Wright, adattamento Sky dei romanzi di Antonio Scurati sulla nascita del fascismo, ha interpretato Italo Balbo, capo delle squadre fasciste a Ferrara e in seguito responsabile dell’aviazione di Mussolini, accanto al Duce di Luca Marinelli.

A questo punto la storia si fa meno lineare. I premi legati ai lavori recenti di Zurzolo sono andati soprattutto ai film nel loro insieme, non ai ruoli da lui sostenuti. EO appartiene al suo asino e al suo regista, M – Il figlio del secolo a Marinelli e La Storia a Ida, interpretata da Jasmine Trinca. Quando è stato protagonista di un film rivolto al grande pubblico italiano, i risultati sono stati altalenanti. In Squali, opera prima di Daniele Barbiero uscita nell’ottobre 2025 e liberamente ispirata al romanzo Gli squali di Giacomo Mazzariol, interpretava Max, un diciannovenne di un piccolo centro del Veneto coinvolto in una start-up romana diretta da Robert Price, il personaggio di James Franco. Un critico lo ha collocato a metà strada tra The Social Network e Wall Street; l’accoglienza è stata fredda e il punteggio medio su MYmovies si è fermato attorno a due stelle su cinque. I film di Riccione, dal canto loro, erano pensati per lo streaming estivo, non per costruire reputazioni. Niente di tutto questo indica una mancanza di talento. Indica piuttosto la distanza tra l’attore che i grandi autori vogliono per poche scene memorabili e il protagonista che i produttori italiani non hanno ancora capito come valorizzare.

Negli ultimi due anni la sua carriera si è spinta ancora più lontano. Julian Schnabel lo ha scelto per In the Hand of Dante, il suo adattamento del romanzo di Nick Tosches, presentato fuori concorso a Venezia nel 2025. Zurzolo interpreta il giovane Don Lecco, personaggio che da anziano è affidato a Franco Nero, in un cast corale guidato da Oscar Isaac e che comprende Gal Gadot, Gerard Butler, John Malkovich e Al Pacino. In Francia ha interpretato Carmine in Les Arènes di Camille Perton, un dramma sugli agenti che gravitano attorno ai calciatori adolescenti, al fianco di Edgar Ramírez. La commedia Strike – Figli di un’era sbagliata, ambientata in un centro di riabilitazione, è arrivata nelle sale italiane nel marzo 2026, dopo il debutto al Torino Film Festival. Nell’aprile 2025 Forbes lo ha inserito nella lista 30 Under 30 Europe, nella categoria intrattenimento, insieme a Porcaroli.

Poi è arrivato La bola negra. Los Javis hanno costruito il film a partire da un’opera incompiuta di García Lorca, ucciso nel 1936 prima di poter scrivere la storia esplicitamente gay che aveva in mente, e l’hanno articolato in tre epoche: Granada nel 1932, un campo militare franchista in Cantabria nel 1937 e Madrid nel 2017. Zurzolo interpreta Riccardo e si unisce a un cast che comprende il cantante Guitarricadelafuente, al suo debutto come attore, Miguel Bernardeau, Lola Dueñas, Penélope Cruz e Glenn Close. A Cannes, nel maggio 2026, il film ha concorso per la Palma d’Oro e ha fruttato a Calvo e Ambrossi il premio per la miglior regia, condiviso con Paweł Pawlikowski. È uscito nelle sale spagnole in autunno, Netflix ne ha acquisito i diritti per gli Stati Uniti e la Spagna lo ha scelto come candidato agli Oscar nella categoria del miglior film internazionale.

I progetti già girati indicano la direzione che sta prendendo la sua carriera. 7 anniversari, opera prima di Sabrina Iannucci girata a Cuneo alla fine del 2025, lo riunisce a Porcaroli, entrambi protagonisti di una storia d’amore costruita su un patto insolito: una coppia che stabilisce fin dall’inizio che la relazione durerà esattamente sette anni. Petrichor di Marco Perego, con Valeria Golino e Isabella Rossellini, è in postproduzione. A ventisei anni, il ragazzo di Baby ha una filmografia che va da Skolimowski a Schnabel fino a Los Javis. Il ruolo che ancora gli manca è quello da protagonista in un film italiano.

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