Arte

Li Keran, il maestro dell’inchiostro che insegnò al nero a trattenere la luce

Penelope H. Fritz
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Li Keran
Nascita26 marzo 1907
Xuzhou, Jiangsu, China
Morte5 dicembre 1989 (82)
ProfessionePittore

Quando lasciò Pechino per dipingere dal vero, Li Keran portò con sé due sigilli. Su uno si leggeva «ciò che conta è il coraggio», sull’altro «ciò che serve è l’anima»: li imprimeva su paesaggi che rompevano una vecchia consuetudine della pittura a inchiostro cinese, secondo la quale gli artisti copiavano le montagne dei maestri del passato invece di guardare quelle reali. Per il resto della sua vita professionale insegnò all’inchiostro, il materiale più nero a disposizione di un pittore, a farsi carico della luce. Poi la stampa ufficiale definì il risultato oscurità.

Questa inversione è al centro della sua carriera, senza mai risolversi del tutto. Lo stesso pennello diede vita ai paesaggi che un quotidiano di Shanghai bollò come montagne nere e acque maligne, e alle colline rosse ispirate a una poesia di Mao Zedong, per le quali i collezionisti avrebbero in seguito pagato cifre da record. Formatosi nella pittura a olio, divenne uno dei più influenti insegnanti di pittura a inchiostro cinese della sua generazione.

Nacque con il nome di Li Yongshun il 26 marzo 1907 a Xuzhou, nella provincia del Jiangsu, da genitori contadini analfabeti. A tredici anni studiava con un pittore locale, Qian Shizhi. Dopo aver frequentato la Shanghai Art Academy, nel 1929 ottenne un posto alla National Academy of Art di Hangzhou, dove studiò pittura a olio con il direttore, Lin Fengmian, e con il professore francese André Claudot. Nel 1931 entrò a far parte della Eighteen Art Society, un gruppo di sinistra che il governo nazionalista avrebbe messo al bando, e lasciò Hangzhou per insegnare a Xuzhou. La sua figura dipinta Zhong Kui fu selezionata per l’esposizione nazionale di Nanchino del 1937.

La guerra con il Giappone lo trasformò in un artista di propaganda. Nel 1938 entrò nell’ufficio di propaganda di Wuhan diretto dallo scrittore Guo Moruo e realizzò manifesti e murales contro l’invasione. A Chongqing, dove seguì la ritirata del governo, alloggiava accanto a una stalla: il bufalo d’acqua divenne così un soggetto ricorrente per tutta la vita. In seguito chiamò il proprio studio Sala del Maestro Bue. Xu Beihong gli commissionò uno dei dipinti realizzati a Chongqing, Mutong yao zhi Xinghuacun, con un pastorello che indica un villaggio immerso nei fiori di albicocco.

Nel 1946 Xu lo portò a nord per insegnare alla National Beiping Art School, poi Central Academy of Fine Arts, dove Li formò un’intera generazione di pittori. Nella primavera del 1947, a quarant’anni, divenne allievo di Qi Baishi e gli rimase accanto per dieci anni, studiando anche con Huang Binhong, il pittore di paesaggi noto per l’inchiostro denso e stratificato. L’apprendistato era anche un metodo: diceva ai suoi studenti di entrare nella tradizione con il massimo impegno, per uscirne con il massimo coraggio.

La via d’uscita era dipingere dal vero. Nel 1954 partì con Zhang Ding e Luo Ming per un viaggio di tre mesi lungo il corso inferiore dello Yangtze, dipingendo sul posto; prima della partenza aveva fatto incidere al sigillografo Deng Sanmu i due sigilli dedicati al coraggio e all’anima. All’epoca la pittura a inchiostro era spinta a rappresentare la vita socialista e a dimostrare di non essere una reliquia. Nel 1957 si recò nella Germania Est con il pittore Guan Liang ed espose a Berlino.

Dalla formazione nella pittura a olio ricavò soprattutto l’uso della luce. Li ammirava il chiaroscuro di Rembrandt e costruì paesaggi illuminati da dietro la montagna, con forme scure stagliate contro un bordo luminoso: il paesaggio in controluce che divenne la sua firma. Stratificava l’inchiostro finché un pendio non diventava quasi nero, lasciando risplendere una striscia di carta non dipinta. Christie’s ha descritto il suo risultato più importante come l’accostamento dell’inchiostro più scuro alla luce più intensa.

Le commissioni del nuovo Stato orientarono la stessa tecnica verso il rosso. L’opera più nota di Li, Wan Shan Hong Bian, conosciuta in inglese come Thousands of Hills in a Crimsoned View, riprende il titolo dalla poesia di Mao «Changsha» e l’immagine delle montagne tinte di rosso. Nei primi anni Sessanta ne dipinse sette versioni, completando il ciclo nel 1964; affiancò inoltre al tradizionale metodo dell’inchiostro accumulato una sua tecnica del colore accumulato, facendo addensare il vermiglio come l’inchiostro.

La Rivoluzione culturale lo costrinse a interrompere la pittura per circa sei anni. All’inizio degli anni Settanta il premier Zhou Enlai lo fece richiamare a Pechino da una Scuola dei quadri del 7 maggio perché dipingesse per gli alberghi destinati agli ospiti stranieri. Quei dipinti divennero prove a suo carico. Nel 1974, durante la campagna contro i cosiddetti dipinti neri, guidata da Jiang Qing e Yao Wenyuan, il Beijing Daily attaccò i dipinti realizzati per gli alberghi, compresi quelli di Li; il 31 maggio il quotidiano di Shanghai Wenhui Bao pubblicò un articolo intitolato «Montagne nere e acque maligne, covo di intenzioni malvagie», prendendo di mira le sue opere. Definì «una pozzanghera d’inchiostro» il paesaggio sulla copertina di un catalogo per l’esportazione e «un pasticcio nero» una veduta del Monte Huangshan del 1963. Il critico descriveva con ostilità proprio ciò che Li aveva cercato di ottenere per vent’anni. Anche il mercato, in seguito, ha introdotto una distorsione tutta sua: i prezzi più alti sono andati ai dipinti rossi dai titoli politicamente connotati, così il Li Keran che passa di asta in asta è quello più vicino al gusto ufficiale dell’epoca.

Nel 1979 fu eletto vicepresidente della China Artists Association e nel 1981 divenne il primo presidente del Chinese Painting Research Institute, antesignano dell’odierna China National Academy of Painting. Negli anni Ottanta i suoi seguaci erano chiamati Scuola di Li. Era anche calligrafo e suonatore di huqin. Morì d’infarto a Pechino il 5 dicembre 1989. Nel 1931 aveva sposato Su E: ebbero quattro figli prima della morte di lei, nel 1938. Nel 1944 sposò la scultrice Zou Peizhu, con la quale ebbe altri tre figli. Il loro figlio Li Xiaoke divenne pittore e fotografo.

Dopo la sua morte, i prezzi salirono. La versione più grande di Wan Shan Hong Bian fu venduta da Poly Auction a Pechino nel giugno 2012 per 293,25 milioni di yuan, circa 46 milioni di dollari: il suo record d’asta. La più piccola, acquistata dal mercante pechinese Rong Bao Zhai per 80 yuan quattro decenni prima, raggiunse i 184 milioni di yuan da China Guardian nel 2015; Shaoshan, una veduta del luogo natale di Mao, fu aggiudicata per 124 milioni di yuan dalla stessa casa nel 2012. La domanda non si è affievolita: nelle vendite autunnali di Christie’s a Hong Kong, alla fine di ottobre 2026, Sailing in River Li, dipinto nel 1972, è stato venduto per 12,8 milioni di dollari di Hong Kong.

Nel 2017 il National Museum of China ha esposto 162 dipinti e opere calligrafiche dell’ultimo decennio della sua vita, sotto il nome del suo ultimo studio, Mo Tian Ge. I paesaggi esposti sono ancora costruiti strato dopo strato con l’inchiostro, mentre la luce è trattenuta in un sottile bordo luminoso: il dipinto che i critici del 1974 definirono un pasticcio nero e che i suoi allievi impararono a realizzare.

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