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Karim Leklou, l’attore di Il mondo è tuo che ora dà la caccia a Quasimodo

Penelope H. Fritz
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Karim Leklou
Karim Leklou
Photo: Georges Biard / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita20 giugno 1982
Sèvres, Francia
ProfessioneAttore
Noto perIl profeta, Bac Nord, L’amore che non muore
PremiCésar · Premio Séries Mania per il miglior attore · Premio del Sitges Film Festival per il miglior attore · Premio del Torino Film Festival per il miglior attore · Swann d’Or per la rivelazione maschile · Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres

Sul palco dell’Olympia, con in mano un César che quasi nessuno gli aveva pronosticato, Karim Leklou ha ringraziato Arnaud e Jean-Marie Larrieu per aver realizzato «un omaggio alla gentilezza» e ha dedicato il trofeo «a tutte le persone gentili, a tutti quelli che di solito non riescono a stringere un César». Da anni il cinema francese gli chiedeva proprio questo: l’uomo grande e grosso dai modi gentili, ai margini dell’inquadratura; l’amico che incassa il colpo al posto del protagonista. Il premio ha trasformato quella consuetudine in una corona, e i film a cui ha lavorato da allora mettono alla prova ciò che quel volto può esprimere ancora.

Il padre di Leklou, la cui famiglia veniva dall’Algeria, lavorava come magazziniere per un’azienda produttrice di macchine utensili; la madre, bretone, faceva la receptionist. È cresciuto a Saint-Cyr-l’École, negli Yvelines, a ovest di Parigi, e ha raccontato che la sua prima vera folgorazione al cinema arrivò a dieci anni, guardando Do the Right Thing di Spike Lee.

Nato a Sèvres il 20 giugno 1982, Leklou si è arrangiato con diversi lavori finché pochi secondi in un corridoio di un carcere, in Il profeta (A Prophet) di Jacques Audiard, non gli hanno procurato il suo primo ruolo sullo schermo, nel 2009. Nel 2011 è arrivato a Cannes con due film: Un’estate da giganti di Bouli Lanners e La Source des femmes di Radu Mihaileanu. Il ruolo che ancora oggi considera il suo vero esordio è arrivato in un mediometraggio, Marseille la nuit di Marie Monge, che nel 2013 gli è valso premi per la recitazione ad Angers e Pantin. «Penso di dovere molto a Marie», ha detto dieci anni dopo. «È stato il mio primo ruolo importante».

È seguito un lungo apprendistato nel cinema d’autore. È stato il venditore d’auto in Grand Central di Rebecca Zlotowski e Vince in Suzanne di Katell Quillévéré, prima di tornare a lavorare con Quillévéré in Riparare i viventi (Heal the Living). Il ruolo che per la prima volta ha portato il suo nome all’attenzione di una giuria è quello dell’emarginato del villaggio in Coup de chaud di Raphaël Jacoulot, un dramma ambientato durante un’ondata di calore in cui una comunità si accanisce contro un giovane impacciato. Nel 2015 gli è valso il premio come miglior attore al Torino Film Festival.

Nel 2018 Romain Gavras gli ha affidato il ruolo principale in Il mondo è tuo (The World Is Yours), cambiando la portata della sua carriera. Nei panni di François, un piccolo spacciatore che cerca di rigare dritto mentre sua madre, interpretata da Isabelle Adjani, sperpera i suoi risparmi, ha retto una commedia di rapina grazie ai suoi tempi dimessi, al fianco di Adjani e Vincent Cassel. Il ruolo gli è valso una candidatura al César come miglior promessa maschile e lo Swann d’or come rivelazione maschile a Cabourg. Nello stesso anno Thomas Lilti lo ha scelto per interpretare Arben Bascha in Ippocrate – Specializzandi in corsia, la sua serie ospedaliera per Canal+, che gli ha portato il premio come miglior attore dell’Association des Critiques de Séries francese.

Il capitolo più controverso è arrivato con BAC Nord di Cédric Jimenez, distribuito a livello internazionale con il titolo The Stronghold. Leklou interpreta Yass, uno dei tre agenti anticrimine di Marsiglia, al fianco di Gilles Lellouche e François Civil; per il ruolo ha ricevuto una candidatura al César come miglior attore non protagonista. A Cannes, però, i critici hanno accusato il film di ridurre i quartieri popolari del nord della città a un mercato della droga, con i residenti relegati al ruolo di comparse; Jimenez ha risposto di aver realizzato un’opera di finzione. I film successivi di Leklou sembrano quasi una replica. In Pour la France di Rachid Hami ha interpretato Ismaël, il fratello maggiore di un allievo ufficiale di Saint-Cyr morto durante un rito di nonnismo, e nelle interviste ha respinto senza esitazioni ogni lettura in chiave d’integrazione: «Ismaël e Aïssa sono francesi, punto», ha detto, aggiungendo che «le origini non definiscono le azioni» e che il film «fa saltare 25 anni di cliché». La tensione non è scomparsa. Per quanto significativo, il César ha premiato il registro gentile che l’industria apprezzava già più di ogni altro, mentre Le Roman de Jim aveva attirato poca attenzione nelle sale nell’estate del 2024: è stata la stagione dei premi a spingere il pubblico a guardarlo.

Per accorgersi delle sue sfumature più dure basta però prestare attenzione. In Goutte d’or (Sons of Ramses) di Clément Cogitore è Ramsès, un falso chiaroveggente che sfrutta il dolore di chi è in lutto in un angolo del nord di Parigi: l’interpretazione gli è valsa il premio come miglior attore all’Hainan International Film Festival. In Vincent deve morire (Vincent Must Die) di Stéphan Castang è invece un comune impiegato d’ufficio che gli sconosciuti cercano di uccidere non appena incrociano il suo sguardo, un ruolo che nel 2023 gli ha portato il premio come miglior attore a Sitges.

Poi è arrivato Le Roman de Jim (Jim’s Story), in cui i fratelli Larrieu lo hanno scelto per interpretare Aymeric, un uomo che per anni cresce come proprio un bambino, finché non ricompare il padre biologico. Il 28 febbraio 2025 il film gli ha fatto vincere il César come miglior attore, davanti a Pierre Niney, Tahar Rahim, François Civil e Benjamin Lavernhe; ha concluso il discorso dicendo a Rahim che l’amicizia contava più di qualsiasi competizione. Aveva recitato anche in L’amore che non muore (Beating Hearts) di Gilles Lellouche, in concorso a Cannes, e in seguito è passato a L’Accident de piano (The Piano Accident) di Quentin Dupieux. Nell’ottobre 2025 è stato nominato Chevalier dell’Ordre des Arts et des Lettres.

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La fase attuale della sua carriera lo porta in ambienti dove si esercita il potere. In Eldorado, serie in sei episodi per ARTE e l’emittente belga RTBF diretta da Louis Farge, interpreta Léo Sarda, un dirigente immaginario di Elf Aquitaine incaricato di valutare una macchina che, a quanto si dice, è in grado di individuare il petrolio dal cielo: il dispositivo al centro dello scandalo francese degli «aerei spia». Al suo fianco c’è Jérémie Renier. Il ruolo gli è valso il premio come miglior attore nella competizione francese di Séries Mania, a Lille, nel marzo 2026; ARTE trasmetterà la serie il 19 e il 26 novembre 2026. Il giorno successivo Netflix distribuirà Quasimodo, l’anima di Parigi (The Hunchback, Soul of Paris) di Jean-François Richet, in cui Leklou è il capo della sicurezza che dà la caccia al campanaro interpretato da Vincent Cassel nella Parigi del 1830, flagellata dal colera. Ha inoltre un ruolo secondario nei due capitoli di La Bataille de Gaulle di Antonin Baudry, usciti in Francia nell’estate del 2026.

In Le Faux Soir di Michaël R. Roskam, Leklou entra nella cellula della Resistenza belga che nel 1943, nella Bruxelles occupata, stampò un’edizione contraffatta del quotidiano Le Soir, controllato dai nazisti. Il film è stato presentato in anteprima a Toronto, ha chiuso il festival di San Sebastián a settembre e gli è valso, ex aequo, il premio del pubblico come miglior attore non protagonista al festival Jean-Carmet di Moulins. Uscirà in Belgio il 2 dicembre 2026 e in Francia il 27 gennaio 2027.

La prossima data confermata lo riporta al regista che per primo gli ha affidato un ruolo in una serie. La commedia drammatica Secondes chances di Thomas Lilti, con François Civil e Léa Drucker, arriverà nelle sale francesi il 17 marzo 2027. Il titolo si adatta alla sua carriera: un decennio di occasioni sfiorate, poi un César per aver interpretato l’uomo che nessuno nota.

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