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Jakob Oftebro, l’attore norvegese protagonista in tre cinematografie nordiche

Penelope H. Fritz
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Jakob Oftebro
Jakob Oftebro
Photo via The Movie Database (TMDB)
Nascita12 gennaio 1986
Oslo, Norvegia
ProfessioneAttore
Noto perKon-Tiki, In ordine di sparizione, Conspiracy of Faith – Il messaggio nella bottiglia
PremiPremio Robert per il miglior attore non protagonista · Premio Amanda per il miglior attore · Gullruten per il miglior attore non protagonista · Ninfa d'oro per il miglior attore in una serie drammatica, Festival della televisione di Monte Carlo · Premio per la lingua nordica

La spia immaginaria più famosa della Svezia è oggi norvegese. Sullo schermo, norvegese è anche il finanziere svedese che ha spezzato il monopolio telefonico del Paese, così come lo era il giovane soldato che marciò verso la peggiore sconfitta militare della Danimarca, in una delle produzioni più costose mai realizzate dalla televisione danese. Jakob Oftebro è diventato l’attore a cui tre industrie cinematografiche scandinave affidano i propri eroi: un interprete che recita in norvegese, danese e svedese e considera i confini fra queste lingue un semplice dettaglio di casting.

Ora la sua carriera mette alla prova la tenuta di questa fiducia regionale davanti a un pubblico più vasto. In autunno Netflix lo ha messo al centro di due thriller svedesi, usciti a meno di dieci settimane l’uno dall’altro, mentre a Madrid ha girato un film per Woody Allen. Il protagonista nordico, ruolo che ricopre da oltre un decennio, sta diventando qualcosa di meno legato al territorio.

È cresciuto in una famiglia di professionisti dello spettacolo. Suo padre è l’attore Nils Ole Oftebro, sua madre la giornalista culturale Kaja Korsvold e anche il fratellastro minore, Jonas Hoff Oftebro, fa l’attore. Nato a Oslo il 12 gennaio 1986, aveva 18 anni quando nel 2004 fu ammesso all’accademia teatrale della città, la Teaterhøgskolen, pur non avendo il diploma di ammissione all’università richiesto normalmente: diventò così il secondo studente più giovane nella storia della scuola. Nel 2007 seguì una stagione primaverile al Rogaland Teater di Stavanger, poi proseguì la formazione alla scuola nazionale di teatro di Copenaghen. Non tornò a casa. Dal 2008 al 2011 fece parte della compagnia del Mungo Park, un teatro ad Allerød, a nord della capitale danese, e vive ancora in Danimarca.

La sua carriera sullo schermo era iniziata prima della scuola di recitazione, con una parte in Bare Bea nel 2004 e un ruolo nel dramma sulla resistenza Max Manus nel 2008. La svolta arrivò in rapida successione. Nel 2012 interpretò l’operatore radio Torstein Raaby in Kon-Tiki di Joachim Rønning ed Espen Sandberg, il racconto della traversata in zattera di Thor Heyerdahl, candidato all’Oscar come miglior film straniero. Un anno dopo fu protagonista nei panni di Johannes nell’adattamento di Torun Lian di Victoria, di Knut Hamsun, e nel 2014 interpretò Laust Jensen in 1864 di Ole Bornedal, la serie bellica della DR sulla seconda guerra dello Schleswig. Nel febbraio di quell’anno il Festival di Berlino lo aveva già scelto come Shooting Star norvegese. Nello stesso anno, Foreningen Norden gli assegnò il Premio per la lingua nordica per quello che la giuria definì il suo appassionato impegno a favore della comprensione fra le lingue nordiche: un riconoscimento che oggi suona quasi come una descrizione del suo mestiere.

I ruoli da protagonista che seguirono furono perlopiù quelli di uomini di un’altra epoca messi sotto pressione. Interpretò l’avventuriero Wulff nel dramma sulla tratta degli schiavi di Daniel Dencik, Guldkysten, il guerriero Skjervald in The Last King (Birkebeinerne) di Nils Gaup e l’eroe navale Tordenskjold in Tordenskjold & Kold, scritto da Erlend Loe. Per il dramma di Charlotte Sieling sul rapporto fra padre e figlio, Mesteren, con Søren Malling e Ane Dahl Torp, nel 2018 vinse il premio danese Robert come miglior attore non protagonista. Nelle estati del 2017 e del 2018 interpretò il ruolo del titolo nel Peer Gynt di Henrik Ibsen, sul palcoscenico all’aperto di Gålåvatnet, con suo padre nella parte del vecchio Peer.

La versione più lusinghiera di questa storia sorvola su quanto sia stata discontinua la sua prima affermazione fuori dalla Scandinavia. Il suo ruolo più importante in lingua inglese nel decennio è stato quello di un detective non protagonista in L’uomo di neve di Tomas Alfredson, adattamento di un romanzo di Jo Nesbø. Il regista disse a NRK che fra il 10 e il 15 per cento della sceneggiatura non era mai stato girato. Hamilton, in cui vestiva i panni della spia Carl Hamilton creata da Jan Guillou, gli costò caro anche sul piano fisico: nel 2018 rimase gravemente ustionato durante le riprese e la produzione fu rinviata. La sua manager, Anne Lindberg, disse che un incidente del genere non sarebbe mai dovuto accadere su un set. Quando la serie debuttò nel 2020, il sito svedese Moviezine giudicò il Carl scritto per la serie così freddo e privo di posta in gioco da sembrare quasi un personaggio secondario nel suo stesso show, e attribuì il merito a Nina Zanjani, la cui agente Säpo, secondo la recensione, condivideva quasi il ruolo di protagonista. C’è anche uno schema che vale la pena sottolineare. Essere il protagonista di riferimento della regione gli ha riempito l’agenda di investigatori, ufficiali e uomini di potere; i ruoli che lo hanno messo più alla prova sono stati quelli in cui quell’autorità veniva meno.

L’esempio più evidente è Den største forbrytelsen di Eirik Svensson, in cui interpretò Charles Braude, pugile professionista e campione nazionale ebreo, la cui famiglia fu travolta dalla deportazione degli ebrei norvegesi. Fu il primo lungometraggio norvegese ad affrontare la persecuzione degli ebrei del Paese durante la guerra. Nel 2021 gli valse l’Amanda come miglior attore. In Margherita – Regina del Nord di Sieling interpretò lo sconosciuto che sostiene di essere il figlio morto della regina; nella serie di TV 2 Kids in Crime, del 2022, fu Freddy Hælvette, lo spacciatore di provincia che fa pressione su una famiglia di adolescenti, un ruolo che gli portò il Gullruten come miglior attore non protagonista.

È poi arrivato Stenbeck, la serie di SVT nota a livello internazionale come Vanguard, in cui interpretò Jan Stenbeck, l’erede riluttante che prese le redini del gruppo di famiglia Kinnevik e lo usò per lanciare TV3, Tele2 e il quotidiano gratuito Metro. Nel giugno 2025 la serie ha vinto la Ninfa d’oro come miglior serie drammatica al Festival della televisione di Monte-Carlo, mentre Oftebro si è aggiudicato il premio come miglior attore. «Interpretare Jan è la cosa più importante che abbia fatto», disse quella sera.

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Gli ultimi mesi sono stati quelli più intensi. Il 20 agosto 2026 Netflix ha distribuito Blood Sacrifice (Blodsoffer), una serie in cinque episodi firmata da George Kay, il creatore di Lupin, e diretta da Kristoffer Nyholm. Oftebro interpreta il detective di Stoccolma Thomas Berg, costretto a chiedere aiuto al padre con cui ha interrotto i rapporti, un investigatore in pensione interpretato da Peter Andersson, per indagare su una serie di omicidi di agenti di polizia. Il 30 ottobre è arrivata Scambio di bugie (Bytet), adattamento in quattro episodi del romanzo di Stefan Ahnhem, in cui lui ed Emma Appleton sono Adam e Scarlett, una coppia la cui villa siciliana viene scambiata con una casa nell’arcipelago di Stoccolma appartenente ai personaggi di Fares Fares e Frida Gustavsson. Quest’anno è apparso anche nei cinema britannici nella commedia di Sean Dunn The Fall of Sir Douglas Weatherford, nei panni di Oscar Sorensson, protagonista di una serie televisiva le cui riprese invadono un villaggio scozzese e spingono la guida turistica in lutto interpretata da Peter Mullan verso il crollo.

Altri due progetti sono già stati girati o sono attualmente in lavorazione. A ottobre Woody Allen ha iniziato a Madrid le riprese della sua nuova commedia senza titolo, con Oftebro in un cast guidato da Marton Csokas e Jemima Kirke; in Svezia, invece, l’attore ha cominciato a lavorare a Leksaksmannen, un thriller psicologico diretto da Jens Östberg con Helena Bergström. Il film di Allen lo porta sul set del regista più famoso con cui abbia lavorato e sarà la prova più chiara, finora, per capire se l’attore che la Scandinavia presta alle storie di casa propria possa essere richiesto anche da più lontano.

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