Arte

Giovanni Antonio Boltraffio, l’allievo di Leonardo che non firmò mai un dipinto

Penelope H. Fritz
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Giovanni Antonio Boltraffio
Giovanni Antonio Boltraffio
Photo: Giovanni Antonio Boltraffio / Public domain, via Wikimedia Commons
Nascita1467
Milan
Morte15 giugno 1516
ProfessionePittore

Ogni discussione su ciò che Leonardo da Vinci dipinse davvero a Milano finisce per passare dallo stesso nome. Quando una tavola di quegli anni è troppo raffinata per essere scartata, ma troppo discontinua per essere attribuita al maestro, i cataloghi ricorrono a Giovanni Antonio Boltraffio. Fu il pittore più dotato uscito da quella bottega, e non firmò mai un dipinto. Solo una manciata di opere può essergli ricondotta sulla base di documenti. Tutto il resto di ciò che porta il suo nome poggia su confronti, discussioni e sul giudizio di chi ne ha stabilito l’attribuzione.

Questo fa di lui un soggetto insolito per una biografia: un pittore il cui corpus si amplia o si restringe insieme alla reputazione del suo maestro. La domanda che la sua carriera continua a porre non è tanto che cosa abbia realizzato, quanto dove finisca Leonardo e dove cominci lui; e le risposte hanno fatto oscillare di centinaia di milioni di dollari il prezzo di un singolo dipinto.

Boltraffio proveniva da un’antica famiglia milanese; suo padre si chiamava Bono e Giorgio Vasari lo ricordava come un uomo di buona famiglia. La sua lapide, un tempo nella chiesa di San Paolo in Compito, afferma che morì a 49 anni il 15 giugno 1516, collocandone così la nascita nel 1467, anche se il registro dei decessi della città, alla stessa data, gli attribuisce 45 anni. Le sue prime tavole recano l’impronta della tradizione lombarda di Vincenzo Foppa e Bernardo Zenale, pittori che definirono la scena milanese prima dell’arrivo di Leonardo, nel 1482.

Una breve nota di pugno di Leonardo, datata 1491 e oggi conservata all’Institut de France di Parigi, menziona un «Gian Antonio» e una punta d’argento; la maggior parte degli studiosi ritiene che il nome si riferisca a lui. Nei primi anni Novanta del Quattrocento dipinse con Marco d’Oggiono la Resurrezione di Cristo con i santi Leonardo e Lucia per l’oratorio di San Leonardo, accanto alla chiesa di San Giovanni sul Muro; la tavola si trova oggi alla Gemäldegalerie di Berlino e i due santi sono solitamente attribuiti a Boltraffio. Nel 1498 i suoi ritratti erano già apprezzati anche fuori dalla bottega: Isabella d’Aragona, vedova del duca Gian Galeazzo Sforza, lo mandò a Mantova perché copiasse il ritratto del fratello Ferrante appartenente alla famiglia Gonzaga.

Il capolavoro che fa da perno a tutto arrivò a Bologna. Nel 1500 il poeta Girolamo Casio gli commissionò una pala d’altare per la chiesa della Misericordia, come riferirono Vasari e lo scrittore bolognese Pietro Lamo. La Pala Casio, oggi al Louvre, raffigura la Vergine con il Bambino in un paesaggio aperto, tra San Giovanni Battista e San Sebastiano, mentre Casio, incoronato d’alloro, e suo padre sono inginocchiati ai lati. Casio ricambiò l’omaggio in versi e celebrò l’abilità di Boltraffio nei suoi sonetti. Le figure riprendono le pose di Leonardo, ma i contorni sono nitidi e marcati, privi delle transizioni sfumate del maestro: è questa fermezza il tratto più sicuro lasciato dalla mano di Boltraffio.

Tornato a Milano nel 1502, ricevette dalla confraternita di Santa Maria presso San Satiro l’incarico di dipingere una Santa Barbara, solenne figura isolata oggi a Berlino, che i critici mettono in relazione con Bramantino e Andrea Solario. Nell’agosto del 1503 i responsabili del cantiere del Duomo lo convocarono per giudicare i modelli di una delle porte della cattedrale. Il terzo punto fermo documentato è la pala d’altare realizzata nel 1508 per la famiglia da Ponte nella cattedrale di Lodi, oggi a Budapest. Gli atti notarili del 1509 e del 1510 lo mostrano residente nella parrocchia di San Paolo in Compito e impegnato a prestare denaro: un cittadino benestante, non un assistente in difficoltà.

Gli appunti di Leonardo tornano a sfiorare il suo nome. Uno menziona il «tornio di Beltraffio»; un altro, datato 26 settembre 1510, annota che un «Antonio» si era rotto una gamba e avrebbe avuto bisogno di quaranta giorni per guarire. Il Dizionario Biografico degli Italiani considera con cautela che possa trattarsi di lui. È una vita scritta in gran parte ai margini dei taccuini di qualcun altro.

Senza firme, gli studiosi hanno ricostruito la sua produzione a partire da quei pochi dipinti documentati, senza mai trovare un accordo sul risultato. Nel Novecento Wilhelm Suida inventò un anonimo «Pseudo-Boltraffio» per raccogliere le opere più deboli, mentre le liste più generose di Adolfo Venturi e Bernard Berenson delineavano un pittore troppo discontinuo per essere credibile. I due dipinti di Narciso che si specchia nell’acqua, a Firenze e a Londra, un tempo attribuiti con sicurezza a Boltraffio, sono oggi assegnati alla sua bottega o ai suoi seguaci. La Madonna Litta, che l’Hermitage di San Pietroburgo presenta come opera di Leonardo, è attribuita da molti studiosi a Boltraffio, al lavoro sotto lo sguardo del maestro. Per la Belle Ferronnière del Louvre, un’ipotesi di lunga data sostiene che Leonardo abbia preso dal cavalletto il ritratto di un allievo, probabilmente di Boltraffio, per finirlo di propria mano.

Il caso più eclatante è il Salvator Mundi. Nel 1958 fu venduto all’asta per 45 sterline come opera di Boltraffio e mantenne quell’attribuzione fino al 2011. Dopo il restauro e la presentazione come opera di Leonardo, nel 2017 fu battuto da Christie’s a New York per 450,3 milioni di dollari, un record per qualsiasi dipinto venduto all’asta. Carmen Bambach del Metropolitan Museum of Art, nel suo studio del 2019 Leonardo da Vinci Rediscovered, ne attribuì la maggior parte a Boltraffio, riservando al maestro solo «piccoli ritocchi». La stessa tavola può essere un Leonardo da 450 milioni di dollari oppure un pregevole dipinto di un allievo: a decidere fra le due possibilità è la mano di Boltraffio.

È nei ritratti che si distingue più facilmente la sua voce. Amava raffigurare i suoi soggetti come santi, con i volti emergenti da fondi neri. A Madrid, il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza espone il suo ritratto di una giovane donna nei panni di Santa Lucia, dipinto intorno al 1509; l’occhio su un piattino, che identifica la santa, riapparve solo quando, nel 1935, una pulitura rimosse una vecchia ridipintura. La National Gallery di Londra, che lo definisce il principale allievo di Leonardo a Milano, espone il suo ritratto di profilo di un uomo e una grave Madonna con Bambino.

Morì a Milano il 15 giugno 1516 e fu sepolto a San Paolo in Compito. La chiesa non esiste più, ma la sua lapide è sopravvissuta e si trova oggi a Palazzo Marino, sede del Comune. Dall’altra parte della piazza, il monumento a Leonardo in Piazza della Scala colloca la sua statua sul piedistallo, accanto a quelle di Marco d’Oggiono, Cesare da Sesto e Andrea Salaino: gli allievi disposti intorno al maestro.

Lo studio di riferimento resta la monografia di Maria Teresa Fiorio del 2000, il cui sottotitolo lo definisce pittore milanese alla luce di Leonardo. Dal 27 novembre 2026 al 4 aprile 2027, le Gallerie d’Italia di Milano esporranno i suoi dipinti accanto a quelli di Marco d’Oggiono, Andrea Solario e Bernardino Luini nella mostra Nel segno di Leonardo. Allievi e seguaci a Milano, a cura di Arturo Galansino e Simone Facchinetti. È la cornice in cui Boltraffio è sempre stato osservato. La prova sarà capire se i pochi dipinti che certamente realizzò riusciranno a dettare i termini del giudizio, invece dei tanti che i collezionisti sperano ancora appartengano a qualcuno di più famoso.

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