Arte

Il Salvator Mundi non è di Leonardo, dice un’IA: ma il suo 81% non ha revisione paritaria

Lisbeth Thalberg
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Pochi volti della pittura occidentale sono stati contesi tanto a lungo quanto quello al centro del Salvator Mundi: un Cristo che guarda attraverso una foschia di ombre sfumate, la mano destra alzata a benedire, una sfera di cristallo posata nella sinistra. Se quella foschia sia lo sfumato dello stesso Leonardo da Vinci, la paziente imitazione di un allievo o il lavoro dei restauratori che hanno ricostruito una tavola di noce gravemente consunta è la vera domanda da quando il dipinto è riemerso.

Il ricercatore brasiliano Átila Soares da Costa Filho sostiene ora che un software possa rispondere. In un comunicato stampa inviato a testate italiane ed europee, riferisce che il suo sistema di attribuzione, Luminari — basato su reti neurali convoluzionali addestrate sulla produzione nota di un artista —, indica in Giovanni Antonio Boltraffio, l’allievo milanese di Leonardo, l’autore più probabile del dipinto.

The Salvator Mundi after cleaning in 2006-07, showing cracks and paint losses
Il Salvator Mundi fotografato nel 2006–07, dopo la pulitura e prima del restauro. Immagine: pubblico dominio (Wikimedia Commons)

Il metodo, come lo descrive il comunicato, procede in due fasi. Per non giudicare una superficie ridipinta da mani successive, Soares ha prima fatto generare a un modello una ricostruzione «intelligente» della tavola com’era prima dei restauri che si sono susseguiti, con oltre 10 miliardi di parametri. Un sistema di IA tedesco ha poi confrontato quel volto con quello recuperato dalla restauratrice Dianne Modestini, riscontrando una forte compatibilità fisionomica. Il test di attribuzione ha poi fissato all’81% la probabilità a favore di Boltraffio; il comunicato afferma che un indice di compatibilità del 75% basta a dichiarare autentica un’opera: una soglia indicata senza alcuna fonte.

A una lettura attenta, l’affermazione è meno netta del suo titolo, che annuncia senza sfumature che il dipinto «non è di Leonardo». Lo stesso testo dice che il nome di Leonardo è comparso subito dopo quello di Boltraffio nella classifica dei candidati stilata dal sistema — con un punteggio non divulgato — e che il maestro potrebbe aver contribuito direttamente o supervisionato da vicino. Non è una smentita dell’ipotesi della bottega: è l’ipotesi della bottega. Carmen C. Bambach, curatrice del Metropolitan Museum of Art, ha sostenuto che gran parte del dipinto sia di Boltraffio, con ritocchi di Leonardo.

Historic photograph of a Salvator Mundi attributed to Giovanni Antonio Boltraffio
Un Salvator Mundi attribuito a Giovanni Antonio Boltraffio, in una fotografia storica. Immagine: Harvard Fine Arts Library, pubblico dominio (Wikimedia Commons)

Quello che manca è l’articolo. Soares cita la rivista con revisione paritaria Conservation Science in Cultural Heritage, pubblicata con l’Università di Bologna, nel cui consiglio scientifico siede. La rivista ha effettivamente pubblicato uno studio su Luminari — dedicato a dipinti della cerchia di Rembrandt, non al Salvator Mundi. Il dato dell’81% non è apparso in alcuno studio sottoposto a revisione paritaria, e il sito francese Unidivers, che aveva ricevuto la stessa affermazione a luglio, l’ha criticata proprio per questo: nessun protocollo completo, nessun elenco delle immagini di addestramento, nessuna replica indipendente.

Nella sostanza Soares lo ammette: nel comunicato definisce l’IA «semplicemente uno degli strumenti» che, combinati, avvicinano i ricercatori alla verità.

La tavola, venduta da Christie’s nel 2017 come il dipinto più caro mai battuto all’asta, da allora non è più stata esposta al pubblico; secondo il comunicato, si presume sia custodita a Ginevra. La sua storia arriva anche in televisione: nel 2024 è stato annunciato che Julianne Moore interpreterà Modestini in una serie drammatica tratta dal documentario del 2021 The Lost Leonardo.

Finché il dipinto non potrà essere rivisto — e un algoritmo messo alla prova alla luce del sole — la discussione torna al punto di partenza: a quel volto, e a ciò che un occhio esercitato crede di vedere nell’ombra intorno alla bocca.

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