Cinema

The 355: un cast stellare sprecato da una regia debole

Liv Altman
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La sequenza iniziale di The 355 è un susseguirsi di scene d’azione: l’agente colombiano Luis Rojas sottrae un dispositivo di decrittazione ad alta tecnologia proprio sotto il naso di narcotrafficanti e autorità. L’avvio è promettente: dinamico, caotico e ricco di potenzialità. Ma la promessa si dissolve in fretta, lasciando spazio a un film che sa di occasione mancata.

Diretto da Simon Kinberg, che ha firmato la sceneggiatura insieme a Theresa Rebeck, The 355 riunisce un cast di grande livello: Jessica Chastain è l’agente della CIA determinata Mason “Mace” Brown, Lupita Nyong’o interpreta Khadijah Adiyeme, ex agente dell’MI6 dall’ingegno brillante, Penélope Cruz è la psicologa colombiana Graciela Rivera, inesperta ma piena di risorse, Diane Kruger veste i panni della spietata agente tedesca Marie Schmidt e Fan Bingbing quelli dell’enigmatica operativa cinese Lin Mi Sheng. Sulla carta, una squadra del genere dovrebbe essere esplosiva. Purtroppo, la regia di Kinberg finisce spesso per ridurre queste attrici di talento a cliché del genere delle spie “ragazze in giro per il mondo”.

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Ciò che funziona in The 355 sono i momenti in cui emerge la sintonia tra le protagoniste. La scena in Marocco, quando Mace, Khadijah, Graciela e Marie si alleano, seppur controvoglia, dopo un inseguimento carico di tensione, è uno dei momenti migliori del film. Qui la sceneggiatura lascia spazio a interazioni e battute autentiche, mettendo in luce i punti di forza di ciascun personaggio: la Graciela di Cruz rivela una vulnerabilità inattesa, mentre la Khadijah di Nyong’o sfoggia un’ironia tagliente con disinvolta sicurezza. Sono i momenti in cui The 355 si avvicina di più allo spirito di un moderno thriller di spionaggio.

Questi lampi di brillantezza, però, restano sepolti sotto una sceneggiatura che fa eccessivo affidamento su sequenze d’azione convenzionali e colpi di scena prevedibili. La storia, che attraversa il mondo da Parigi a Londra, dal Marocco a Shanghai, manca di coesione: ogni luogo sembra una casella da spuntare, anziché una parte integrante del racconto. Anche il ritmo è disomogeneo, con lunghi passaggi espositivi che appesantiscono sequenze che dovrebbero essere avvincenti.

Il difetto più grave del film è l’incapacità di sfruttare appieno il cast. Chastain, in particolare, è poco valorizzata: il suo personaggio, Mace, è costretto a pronunciare battute stereotipate e manca di profondità, tanto da sembrare più una figurina d’azione che una protagonista a tutto tondo. Marie Schmidt, interpretata da Kruger, se la cava un po’ meglio grazie ad alcune scene che mostrano tutta la sua spietata efficienza; anche lei, però, è limitata da una sceneggiatura che privilegia lo spettacolo rispetto alla sostanza.

Dal punto di vista visivo, The 355 è corretto ma privo di particolare distinzione. Alla regia di Kinberg manca il guizzo necessario per elevare il materiale, e troppe sequenze d’azione ricorrono alla macchina da presa a mano traballante e a un montaggio frenetico, rendendo difficile seguire ciò che accade sullo schermo. La colonna sonora, pur senza risultare apertamente fastidiosa, non lascia il segno: un’altra occasione sprecata per un film che dovrebbe traboccare di energia.

In definitiva, The 355 è un thriller di spionaggio che non riesce mai a essere all’altezza del proprio potenziale. Riunisce alcune delle migliori attrici oggi in attività, ma ne spreca il talento con una sceneggiatura derivativa e facile da dimenticare.

Ma proviamo a capire meglio che cosa non ha funzionato. L’idea di partenza — un gruppo di agenti internazionali che si allea per scongiurare una catastrofe globale — è intrigante e attuale, soprattutto in un’epoca in cui una rappresentazione diversificata è fondamentale. Il titolo stesso, ispirato all’agente 355, nome in codice di una spia attiva durante la Rivoluzione americana, lascia intuire un’esplorazione più profonda del ruolo delle donne nello spionaggio attraverso la storia. Eppure, The 355 si addentra di rado in questo ricco sottotesto.

Preferisce invece una narrazione superficiale, che sembra un collage di altri franchise di spionaggio di successo: Mission: Impossible incontra Atomic Blonde, ma senza la stessa finezza né lo stesso stile. I tentativi di far ridere non funzionano e i passaggi drammatici sono privi di peso emotivo. Anche le scene d’azione, che dovrebbero essere il punto di forza del film, deludono per la mancanza di coreografie originali e di sequenze davvero memorabili.

Anche i temi dell’emancipazione femminile e della cooperazione globale sono sviluppati poco. L’idea di donne provenienti da paesi e contesti diversi che si uniscono per salvare il mondo è di per sé avvincente, ma The 355 non approfondisce mai davvero la complessità dei loro rapporti. Spesso i personaggi sembrano caricature più che individui a tutto tondo, e diventa così difficile per il pubblico appassionarsi alle loro lotte o ai loro successi.

I paragoni con altri film corali di spionaggio, come Ocean’s Eleven o persino Atomic Blonde, sono inevitabili, ma a The 355 mancano il fascino e la coesione di quelle pellicole. Il film non riesce neppure a ritagliarsi un’identità originale all’interno del genere. Punta a mescolare azione, commedia e dramma, ma non si decide mai a sposare fino in fondo nessuno di questi toni, con il risultato di un’opera discontinua.

Questo non significa che The 355 sia privo di momenti brillanti. La sintonia tra la Khadijah di Nyong’o e la Graciela di Cruz, per esempio, è elettrizzante. Il loro rapporto aggiunge calore e autenticità a un mondo dello spionaggio altrimenti freddo e calcolatore. Allo stesso modo, Lin Mi Sheng, interpretata da Fan Bingbing, porta con sé un’aura di mistero e raffinatezza che dà maggior spessore alle scene successive del film.

Il film prova anche ad affrontare temi di attualità, come i pericoli di un potere tecnologico senza controlli e i dilemmi etici della sorveglianza globale. Spesso, però, li liquida in fretta per privilegiare le consuete scene d’azione. Un esame più approfondito di questi argomenti avrebbe potuto dare a The 355 una marcia in più, di cui aveva molto bisogno.

Quanto al pubblico a cui si rivolge, The 355 sembra puntare sugli appassionati di thriller dal ritmo serrato e ambientati in giro per il mondo. Non riesce però a offrire lo stesso livello di adrenalina e originalità dei film a cui si affianca. I problemi di ritmo e la mancanza di sequenze memorabili rendono la visione facile da dimenticare, anche per chi guarda senza troppe pretese.

In definitiva, The 355 è un film in crisi d’identità. Ha tutti gli ingredienti per un grande thriller di spionaggio — un cast stellare, una posta in gioco altissima e una storia che attraversa il mondo — ma non riesce mai a trovare una forma compiuta.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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