Cinema

Il Premio Speciale della Giuria e la memoria antimilitarista che il Lido premia

Jun Satō

Il Premio Speciale della Giuria è, nella storia del Lido, il riconoscimento più politico che Venezia sappia assegnare. Non è il secondo posto: è il gesto con cui una giuria dichiara di aver litigato. Da quando Barbera ha ridisegnato il concorso come luogo di cinema d’autore scomodo, questo premio è servito a segnalare il film che divide — quello troppo severo per il Leone d’Oro ma troppo necessario per il silenzio. È una tradizione che a Venezia ha un colore preciso: quello del cinema che guarda in faccia la violenza e non distoglie lo sguardo. E il titolo che quel colore lo porta cucito addosso, in un concorso ricco di nomi italiani come Moretti, De Angelis e Strippoli, è Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto.

Tsukamoto arriva al Lido con una coerenza rara: trent’anni a interrogare il corpo sotto la pressione della macchina e della guerra, la violenza come materia e non come spettacolo. Fires on the Plain, il suo adattamento del 2014 dal romanzo di Ooka, fu accolto a Venezia proprio come atto di rigore morale — non un film di battaglia ma il ritratto di ciò che la fame e l’uccidere fanno a un volto, girato con mezzi minimi e con lo stesso Tsukamoto nel ruolo del protagonista. Quel rifiuto della scala non è un limite: è l’estetica. Il nuovo film porta quel metodo su una storia vera — il veterano americano del Vietnam Allen Nelson, interpretato da Rodney Hicks al suo primo ruolo da protagonista e tratto dalle memorie dello stesso Nelson, con Geoffrey Rush in un ruolo di contorno nei panni di un medico militare — e già il titolo, formulato come domanda a un uomo sul suo aver ucciso, è la tesi in miniatura: l’interrogatorio non è il tema del film ma la sua stessa forma. È esattamente l’oggetto che il Premio Speciale è nato per premiare — un cinema che accusa invece di consolare, che tiene aperta la questione della complicità invece di scioglierla. Per una giuria seduta accanto a Kaouther Ben Hania e Shahrbanoo Sadat — autrici che fanno dell’etica dello sguardo sull’atrocità il centro del proprio lavoro — questo registro non è un’ipotesi astratta ma un terreno di casa. A Venezia, dove la memoria del cinema di denuncia è parte del genius loci del concorso, un film così non passa inosservato: passa come argomento. Ed è proprio la funzione di questo premio dare forma istituzionale a un argomento su cui la giuria non è riuscita a mettersi d’accordo.

L’avversario più insidioso, da un versante diverso, è A Bit of Light di Ali Asgari. Asgari fa cinema in condizioni che a Venezia si conoscono bene e si rispettano: Terrestrial Verses aveva trasformato l’umiliazione burocratica in struttura, una serie di inquadrature fisse davanti a funzionari mai visti, e la sua stessa esistenza era un gesto di resistenza. Il Lido ha una lunga abitudine a onorare i film la cui forma è inseparabile dalla pressione sotto cui nascono, e una giuria sensibile a quella genealogia può leggere Asgari come la coscienza urgente del concorso, quella per cui votare il film significa votare la libertà di farlo.

La scommessa più spericolata è Dau di Ilya Khrzhanovsky, ed è un azzardo di natura opposta. Se Asgari è urgenza politica, Khrzhanovsky è provocazione formale spinta al limite: l’esperimento immersivo e moralmente contestato del progetto DAU, con la sua realtà costruita per anni e le domande irrisolte sul consenso, è esattamente lo scarto divisivo che questo premio esiste per riconoscere senza doverlo incoronare del tutto. È la valvola di sfogo di una giuria che non può ignorarlo.

L’onestà impone il limite: al Lido nessuno ha ancora visto un fotogramma. Tutto qui è deduzione da metodo, premessa e cast, e il Premio Speciale è la categoria più esposta al film che oggi nessuno nomina — un titolo di metà concorso che in dieci minuti riordina la sala. La stessa storia di Tsukamoto taglia in due sensi: le sue opere più intransigenti sono a volte parse troppo austere alle giurie che pure le ammiravano, onorate più a distanza che sul momento.

Il verdetto arriva sul Lido di Venezia il 12 settembre 2026, quando la giuria rivelerà il film che non ha saputo né abbracciare del tutto né lasciar andare. MCM racconterà l’esito nell’istante dell’annuncio, misurando questa previsione sul film che finalmente si sarà visto.

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