Cinema

Il Leone d’Argento a Venezia e la partita di casa: perché De Angelis può insidiare Herzog

Jun Satō

Il Gran Premio della Giuria è il premio che a Venezia racconta meglio la geografia del festival. Non è un ripiego: è il riconoscimento che la giuria assegna al film su cui si divide, quello che ammira senza mettersi del tutto d’accordo. E in un anno in cui il Lido programma una competizione fittissima, il Leone d’Argento diventa lo spazio politico dove una giuria può premiare senza incoronare — un margine che, per tradizione, alla Mostra ha spesso favorito una certa idea di cinema.

Il pronostico resta Bucking Fastard di Werner Herzog, ma vale la pena leggerlo con occhi veneziani. La Mostra ha conferito a Herzog il Leone d’Oro alla carriera nel 2024: un gesto che, nella grammatica del festival, dice tutto e insieme lascia aperto il conto competitivo, quello che il regista non ha mai chiuso. Barbera e la sua programmazione hanno spesso cercato l’equilibrio tra il maestro da onorare e il film da difendere, e il Gran Premio della Giuria è esattamente il congegno che permette di fare entrambe le cose. Il gancio concreto è il casting: Rooney Mara e Kate Mara, sorelle nella vita, sorelle sullo schermo — un’idea che in mano a Herzog rischia di diventare uno studio sul sangue e sul doppio più che un espediente. Il suo metodo è quello dell’outsider ossessivo: cerca la verità estatica, filma la cosa finché non si incrina, si fida del volto e del paesaggio più che dell’intreccio. Davanti a una giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, attrice-regista sensibile alla materia della recitazione, un film costruito su due volti è ben mirato. È il tipo di opera che una giuria rispetta abbastanza da premiare e teme abbastanza da non affidarle il Leone: la forma esatta di un Argento.

La prima outsider è Company di Casey Affleck, con Nick Nolte, Ben Mendelsohn e Scoot McNairy. Affleck è un attore passato dietro la macchina da presa, e si sente: è un film costruito dall’interno della recitazione, scene lunghe, informazioni trattenute. Un cast così stagionato è una calamita per le giurie, e Affleck sa lasciare spazio ai suoi interpreti. Se Herzog è un mito, Affleck è un argomento di mestiere.

La seconda outsider è la partita di casa: Il Fuoco Che Ti Porti Dentro di Edoardo De Angelis. Qui la lente italiana pesa davvero. La Mostra ha un istinto ricorrente a valorizzare il film che parla nella lingua del festival, e De Angelis ha una statura che rende quella scelta difendibile, non provinciale. Un Leone d’Argento a un titolo italiano non sarebbe un gesto di cortesia ma un riconoscimento di cinema nazionale in salute — ed è la strada che i pronostici anglofoni tendono a sottovalutare.

Ciò che il pronostico ignora è la verità più semplice del D-30: nessuno ha ancora visto un fotogramma. Ogni argomento nasce dal metodo, dalla premessa e dal cast, non dallo schermo — e Herzog è regista che può arrivare sublime o inerte senza preavviso. La logica dell’omaggio al veterano è una tendenza, non una legge: le giurie la smentiscono di continuo, e una rivelazione da Lee Chang-dong o Koreeda potrebbe saltare direttamente al Leone, lasciando l’Argento al film semplicemente apprezzato dalla sala.

La cerimonia di Venezia 83 andrà in onda dal Lido il 12 settembre 2026, e il Gran Premio della Giuria sarà tra i primi Leoni competitivi annunciati. MCM seguirà l’esito in diretta, lo confronterà con questo pronostico e accompagnerà i film che porteranno l’Argento nelle sale.

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