Cinema

Chuck Lorre e gli anni di «Roseanne»: «Era cattiveria. Assoluta»

Veronica Loop
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Chuck Lorre, sceneggiatore e produttore che ha creato The Big Bang Theory e Two and a Half Men, sta per pubblicare un memoir su come si costruisce una vita nelle sitcom. Quando, nel podcast «Dinner’s on Me» di Jesse Tyler Ferguson, gli hanno chiesto come avesse fatto a resistere alla famigerata writers’ room caotica di «Roseanne», non ha raccontato una storia di guerra comica. Ha parlato dell’affitto.

«perché avevo alle spalle, non so, 15, 20 anni di povertà e problemi di salute e ogni sorta di difficoltà, e non avevo intenzione di tornarci. In nessun caso sarei tornato a fare i salti mortali per pagare l’affitto… Ecco perché ho sopportato tutto questo. 60, 70 ore alla settimana, ogni settimana. E c’era cattiveria. Cattiveria assoluta.»

Variety, che ha riportato lo scambio, lo inquadra come una storia su Roseanne Barr, e Lorre la racconta proprio in questi termini. Secondo la sua versione, la tensione nasceva dal disprezzo della protagonista per chi scriveva le sue battute: «odiava il fatto che ci fossero degli sceneggiatori. In sostanza, odiava che fossero altre persone a scrivere le parole che avrebbe pronunciato». Barr era diventata famosa come comica di stand-up che scriveva da sé il proprio materiale, e la sua analisi è quasi comprensiva: «Quel passaggio non sarebbe avvenuto». È una versione dei fatti, raccontata decenni dopo da uno sceneggiatore che, secondo la sua biografia su Wikipedia, fu infine licenziato dalla serie per «divergenze creative insanabili».

La confessione è nella prima frase

La cattiveria finisce nel titolo. La confessione arriva prima. Lorre non dice di essere rimasto per il mestiere, gli ascolti o la possibilità di imparare da una star. È rimasto perché aveva passato quindici o vent’anni in miseria e in cattiva salute, e non voleva tornarci. Uno showrunner del suo calibro raramente lo dice ad alta voce, perché così mette a nudo il meccanismo che tiene in piedi ambienti di lavoro punitivi: spesso chi ci lavora dentro non può permettersi di andarsene.

La storia alle spalle di quella frase è coerente. Lorre è cresciuto a Plainview, nello Stato di New York, dove la tavola calda del padre andava male e i soldi scarseggiavano. Lasciò il college per inseguire la carriera di autore di canzoni, andò in tournée come chitarrista, scrisse «French Kissin», in seguito diventata un successo nel Regno Unito per Deborah Harry, e lavorò nel settore dell’animazione a serie come Heathcliff prima di riuscire a entrare nel mondo delle sitcom. Da anni parla pubblicamente della colite ulcerosa, della depressione e dell’ansia. «Problemi di salute e ogni sorta di difficoltà» non è un modo di dire.

Cosa gli ha fruttato quel patto

L’accordo ha dato i suoi frutti. Il suo lavoro a «Roseanne» impressionò i produttori al punto da affidargli la sua prima serie, Frannie’s Turn, cancellata dopo cinque settimane. Poi arrivarono Grace Under Fire, Cybill, Dharma & Greg, Two and a Half Men, The Big Bang Theory, Mom, Young Sheldon e The Kominsky Method. Il suo editore conta quasi duemila episodi comici da mezz’ora. Quando nel 2023 Channing Dungey, a capo di Warner Bros. Television, si preoccupò che la sitcom stesse «diventando un po’ un’arte perduta», Lorre rispose su uno dei suoi cartelli personali nei titoli di coda: «Il prossimo Chuck Lorre?! Ma che &$@? c’è che non va in quello che avete già?!»

Quel cartello è opera dello stesso uomo ospite del podcast. La corsa per tirare avanti non è mai finita: ha solo cambiato forma. Una volta disse a Entertainment Weekly: «A un livello profondo sono fatto per cercare qualcosa di cui preoccuparmi e su cui fissarmi», e ha raccontato che, se lo mettessero in paradiso, troverebbe comunque l’unica cosa capace di farlo arrabbiare. A 73 anni continua a produrre, e il suo memoir, Sitcom, uscirà per Dey Street Books il 13 ottobre: promette di raccontare fallimenti, dipendenza, matrimoni finiti e malattie croniche, materia prima delle battute.

La lettura più scomoda

«Ecco perché ho sopportato tutto questo» è anche la frase che, prima o poi, pronuncia chiunque sia sopravvissuto a un ambiente di lavoro brutale; e chi sopravvive spesso finisce per dirigere gli ambienti di lavoro successivi. Anche sui set di Lorre ci sono stati conflitti, il più noto dei quali con Charlie Sheen: gli stop alle riprese e gli attacchi pubblici dell’attore si conclusero con il suo licenziamento da Two and a Half Men e con una causa intentata contro Lorre e Warner Bros. La confessione non ci dice se gli ambienti di lavoro di Lorre fossero più gentili di quello che aveva subito. Spiega però, con insolita sincerità, perché così tanti sceneggiatori non se ne vadano mai da quelli peggiori.

La cattiveria apparteneva alla stanza. La paura apparteneva all’affitto, ed è sopravvissuta a entrambe.

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