Cinema

Nasce a Busan l’Asian Producers Alliance: cinque associazioni di produttori scommettono sulla coproduzione

Produttori di Corea, Indonesia, Filippine, Hong Kong e Taiwan fondano l'APA per sostenere le coproduzioni e tutelare la proprietà intellettuale
Camille Lefèvre
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Per la maggior parte dei produttori indipendenti asiatici, gli sconvolgimenti dell’era dello streaming e dei contenuti brevi si sono presentati mercato dopo mercato, con ciascuna associazione nazionale a rispondere nella propria lingua. L’Asian Producers Alliance, lanciata all’Asian Contents & Film Market (ACFM) di Busan, scommette sul fatto che quelle battaglie separate siano in realtà un’unica lotta e che la coproduzione sia la strada per vincerla.

Come ha riferito Liz Shackleton di Deadline, i fondatori sono cinque associazioni di produttori indipendenti: la Producers Guild of Korea (PGK), l’Indonesian Film Producers Association (APROFI), il Philippine Independent Producers Group (PIPG), la Hong Kong Movie Production Executives Association (HKMPEA) e la Taiwan Producers Association (TPA). La dichiarazione fondativa descrive con chiarezza il cambiamento: «Per anni abbiamo affrontato da soli gli stessi cambiamenti, nei nostri mercati e nelle nostre lingue. Oggi scegliamo di affrontarli insieme».

Il programma iniziale è concreto. L’alleanza intende sostenere la coproduzione regionale e internazionale e tutelare la proprietà intellettuale dei creatori, mentre si struttura come organismo fondato sul consenso, dotato di un processo decisionale formale. È stata presentata al termine del seminario della PGK intitolato “Empowering Asian Cinema: Solidarity and Creative Alliance”, all’ACFM Producers Hub, dove Yulia Evina Bhara, della KawanKawan Media indonesiana, Rhee Handae, CEO di Sidus, e Shin Yamaguchi, della giapponese Knockonwood, hanno discusso di coproduzione in un’industria trasformata dalle piattaforme streaming e dai contenuti brevi.

La leadership riunisce figure di peso nel settore della produzione. Lee Dong-ha, presidente della PGK e produttore di Train to Busan di Yeon Sang-ho, ed Edwin Nazir, presidente dell’APROFI, sono co-rappresentanti; Han Jin, direttore del comitato internazionale della PGK, e Bhara ricoprono invece il ruolo di co-segretari generali. I progetti di Bhara delineano già il modello transfrontaliero che l’alleanza vuole estendere: ha prodotto Autobiography di Makbul Mubarak, presentato in anteprima nella sezione Orizzonti di Venezia, e Tiger Stripes di Amanda Nell Eu, che ha esordito alla Settimana della Critica di Cannes. «L’APA non è una dichiarazione: è una pratica di solidarietà che comincia adesso», ha detto Lee.

Anche gli altri fondatori hanno espresso concetti simili. Johnny Wang, presidente della HKMPEA, ha detto che i produttori erano «abituati a seguire i percorsi tracciati dai nostri predecessori» e che ora stavano «intraprendendo un viaggio del tutto nuovo e senza precedenti». Bianca Balbuena, membro fondatore della PIPG, ha definito l’APA «uno spazio sicuro per i produttori in Asia» in un «momento in cui la divisione prevale», mentre Yating Chang, presidente della TPA, ha detto che la sua associazione guarda con interesse alla possibilità di «entrare in contatto con altre associazioni di produttori in tutta l’Asia».

L’APA si riunirà online ogni trimestre e terrà un’Assemblea generale ogni anno durante l’ACFM, occasione in cui i suoi rappresentanti e segretari generali saranno eletti per mandati di un anno. Possono aderire altre associazioni di produttori della regione: l’appartenenza non è limitata a una sola organizzazione per territorio. Il prossimo incontro è previsto a dicembre al JAFF Market di Yogyakarta, in Indonesia, e sarà dedicato alla proprietà intellettuale dei creatori.

Busan ha tenuto a battesimo l’alleanza; a Yogyakarta si svolgerà la sua prima sessione di lavoro, con la proprietà intellettuale dei creatori al centro del confronto: il bene che ogni produttore seduto a quel tavolo deve proteggere, pur accettando di condividere il lavoro.

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