Affari e finanza

L’Europa ha lasciato che i suoi antibiotici migrassero in Cina. Sandoz chiede a Bruxelles di reagire

Victor Maslow

Per gran parte degli ultimi due decenni l’Europa ha trattato l’antibiotico come l’oggetto più sacrificabile del proprio armadietto dei medicinali: economico, generico, sempre disponibile e quindi non degno di essere prodotto in casa. Quel presupposto silenzioso è ora oggetto di una denuncia formale a Bruxelles.

Delocalizzare la penicillina non è mai stata davvero una scelta di chimica. È stata una scelta di prezzo. Gli antibiotici generici hanno margini così sottili che i produttori europei hanno passato anni a chiudere stabilimenti e a cedere il campo a concorrenti esteri più economici, nella comoda convinzione che un mercato globale avrebbe sempre riempito lo scaffale. La corsa ai farmaci più elementari durante la pandemia è stata il primo segnale che quello scaffale poteva svuotarsi. Solo ora il continente lo tratta come un dato strutturale e non come una brutta stagione.

Sandoz, il produttore svizzero di generici nato dallo scorporo di Novartis, ha deciso di forzare la questione. L’azienda ha presentato alla Commissione europea una bozza di denuncia antidumping contro le importazioni cinesi di amoxicillina, la penicillina di riferimento prescritta a bambini e adulti in tutto il continente. La sua tesi riguarda meno una singola molecola che uno schema che definisce distorsione del mercato: prezzi costantemente sotto costo, sussidi statali e una concentrazione deliberata della capacità globale in un solo Paese.

I numeri dietro la denuncia sono la parte scomoda. Fino al 90 per cento dei principi attivi degli antibiotici nel mondo viene ormai prodotto fuori dall’Europa, e la Cina fornisce la grande maggioranza di ciò che l’Unione europea consuma davvero. Sandoz afferma di gestire l’ultima grande rete di produzione di penicillina integrata verticalmente del continente, imperniata sul suo stabilimento di Kundl, in Austria, un impianto che ha appena celebrato gli 80 anni e la cui sopravvivenza a lungo termine è il tema implicito della denuncia.

Il momento non è casuale. Bruxelles lavora da mesi a un Critical Medicines Act pensato per riportare in casa la produzione di farmaci strategici, e un caso commerciale in corso dà mordente a quell’ambizione. “Garantire l’approvvigionamento di antibiotici non è solo una questione di politica sanitaria, ma una questione di sicurezza economica e di politica commerciale strategica”, ha dichiarato l’amministratore delegato Richard Saynor. “L’Europa deve agire ora per garantire una fornitura indipendente negli anni a venire.”

La domanda più profonda è se un continente che ha imparato a importare i propri farmaci più economici possa ancora permettersi di produrli. Una denuncia depositata a Bruxelles non può rispondere. La prossima carenza invernale sì.

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