Arte

Giorgio Morandi è ancora contemporaneo: a Parigi la sfida con Fontana e Albers

La Galleria d’Arte Maggiore mette a confronto le nature morte di Morandi con Lucio Fontana, Josef Albers, Lee Ufan ed Ettore Spalletti
Lisbeth Thalberg
Aggiungici su Google

Una natura morta di Giorgio Morandi chiede pochissimo: qualche bottiglia, una scatola, una brocca, strette insieme su un piano d’appoggio e dipinte in bianchi gessosi, ocra e grigi finché gli oggetti sembrano appoggiarsi l’uno all’altro per scaldarsi. Il pittore di via Fondazza, a Bologna, ha dedicato decenni a quello stesso pugno di cose, e il paradosso a cui i suoi ammiratori tornano di continuo è che mezzi così ristretti non siano mai sembrati datati. Una nuova mostra alla Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. di Parigi, intitolata Un lieu de l’infini (Un luogo dell’infinito), si propone di mettere alla prova questa idea accostandolo ad artisti che si sono spinti molto più avanti verso l’astrazione.

Il metodo è il dialogo. Più che una rassegna, la galleria, fondata a Bologna da Franco e Roberta Calarota e oggi con una seconda sede in Boulevard Saint-Germain, costruisce la mostra attorno a una manciata di nature morte di Morandi, ciascuna abbinata a un artista venuto dopo: Ettore Spalletti, Lee Ufan, Josef Albers e Lucio Fontana. Quasi tutti questi accostamenti riportano in vita incontri che la galleria aveva già allestito in passato e che ora si ritrovano sotto uno stesso tetto.

A small Morandi still life in a gilded frame beside a pale canvas of scattered brushstrokes
Image: Galleria d’Arte Maggiore g.a.m.

Il dialogo con Spalletti risale alle storiche sale bolognesi della galleria, dove l’artista italiano ridipinse le pareti di un delicato color crema perché le sue opere e quelle di Morandi condividessero un’unica atmosfera sospesa; il critico Francesco Bonami lo definì un «duetto tra due soprani». Una natura morta del 1941 proveniente dalla collezione dello storico dell’arte Francesco Arcangeli, amico del pittore, incontra le pennellate rade e meditate di Lee Ufan, un accostamento mostrato per la prima volta all’Armory Show di New York. Con Albers il legame è la serialità: l’Omaggio al quadrato torna al suo unico motivo con la stessa ostinazione con cui Morandi tornava alle sue bottiglie, e in entrambi il colore decide dove una forma comincia e dove finisce.

L’ultimo dialogo riguarda la luce. Morandi la rende quasi tangibile sulla tela; Fontana la lascia entrare fisicamente, attraverso le fenditure dei suoi Tagli. Nel comunicato, la galleria contrappone l’ambizione di Morandi di «stringere le maglie del linguaggio pittorico finché l’invisibile non diventa fenomeno» al gesto di Fontana come passaggio verso l’infinito. Gli omaggi a Morandi di Arman, Bertozzi & Casoni, César e Dadamaino completano l’allestimento.

L’ancora intellettuale è più antica. L’Hôtel de Ville de Paris ospitò nel 1987, insieme alla Città di Bologna, una monografia su Morandi, e il saggio introduttivo di Franco Solmi descriveva una «condizione Morandi»: quella di un pittore che resta diverso pur rimanendo fedele a se stesso e che, così facendo, resiste ai conformismi della sua epoca. La galleria presenta questa mostra come un ritorno a quell’interrogativo ancora aperto, a quasi quarant’anni di distanza.

Un lieu de l’infini è visitabile dal 6 ottobre al 5 novembre 2026 al 208 di Boulevard Saint-Germain, nel VII arrondissement di Parigi. Coincide con la pubblicazione di Giorgio Morandi. Mark Rothko, un volume della Fondazione Calarota e di Dario Cimorelli Editore costruito attorno all’accostamento dei due pittori proposto da Franco Calarota, con contributi di studiosi e istituzioni tra cui la National Gallery of Art di Washington e Christopher Rothko della Rothko Foundation.

Per un pittore che raramente lasciò Bologna, l’infinito è sempre stato una questione di pochi centimetri tra una bottiglia e la sua ombra. Ora Parigi può misurarli.

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.