Serie

Time Bandits: un remake per tutta la famiglia, ma più annacquato

Veronica Loop
Aggiungici su Google

La scena iniziale di Time Bandits (2024) ci catapulta nella caotica camera da letto di Kevin Haddock, undicenne appassionato di storia, con le pareti tappezzate di mappe e linee del tempo. Non ha neppure il tempo di finire il panino che un traballante portale temporale irrompe nella stanza e lo trascina in un’avventura a metà tra Monty Python e Doctor Who. Creata da Taika Waititi, Iain Morris e Jemaine Clement, questa serie di Apple TV+ è una rivisitazione vivace, anche se discontinua, del cult del 1981 diretto da Terry Gilliam.

L’idea di partenza — una scalcinata banda di ladri in viaggio nel tempo che recluta Kevin come nuovo membro — si presta a ogni genere di guaio. La serie punta con decisione sulle sue radici comiche, e l’umorismo surreale di Waititi e Clement emerge in scene come il colpo finito male a una piramide maya o l’incontro con Pure Evil (interpretato dallo stesso Clement), un cattivo dall’inquietante aria kitsch. Ma, mentre il film originale si abbandonava al suo spirito anarchico, questa serie smussa gli spigoli per rivolgersi a un pubblico familiare. Non è necessariamente un difetto: il risultato è più accessibile, ma perde anche parte della verve dell’originale.

YouTube video

Il punto di forza della serie è la creatività visiva. Gli effetti pratici, esplicito omaggio all’originale di Gilliam, danno consistenza alle immagini: mammut lanosi animatronici e fondali dipinti a olio ancorano la fantasia a una bizzarria tangibile. In alcune scene, gli schermi LED utilizzati per generare gli sfondi creano un effetto immersivo, anche se talvolta il risultato sembra eccessivo se accostato a una CGI più convenzionale. La scenografia è una dichiarazione d’amore all’eccentricità di Gilliam, ma la rielabora con un’estetica più elegante e levigata, decisamente inconfondibile per Waititi.

È nel ritmo che Time Bandits inciampa. I primi episodi sembrano girare a vuoto: accumulano troppe tappe storiche senza lasciare respirare nessun momento. Il percorso di Kevin, spaesato in un mondo che non conosce e interpretato con sincerità da Kal-El Tuck, è il fulcro emotivo della storia, ma finisce a volte per perdersi tra salti temporali e gag. Tuck se la cava bene, ma la sceneggiatura non gli dà sempre la profondità necessaria per andare oltre il solito cliché del «bambino in avventura».

Lisa Kudrow, nei panni della pragmatica Penelope, ruba la scena con la sua impassibilità. L’intesa con il resto della banda è uno degli aspetti più riusciti della serie, soprattutto quando è costretta a fare da babysitter all’entusiasmo a occhi spalancati di Kevin. Widgit, interpretato da Roger Jean Nsengiyumva, porta nel gruppo un’energia maliziosa, mentre Bittelig, a cui dà il volto Rune Temte, aggiunge una ruvida dose di fascino. Ma è Kudrow a tenere insieme il caos: la sua prova ricorda perché si è distinta in tutto, da Romy and Michele’s High School Reunion a The Comeback.

I momenti migliori arrivano quando la serie lascia spazio al cuore: il legame di Kevin con Saffron (Kiera Thompson), la sorella minore rimasta nella loro casa di New York negli anni 1920, dà peso alle scorribande nel tempo. Una deviazione verso il mondo di Robin Hood, nella parte finale della stagione, dimostra che la serie sa bilanciare umorismo e avventura quando si concentra su un’unica ambientazione. L’episodio spicca, mescolando slapstick e tensione autentica, ma arriva troppo poco e troppo tardi.

È un peccato che la serie sia stata cancellata dopo una sola stagione: il potenziale c’era, ma la realizzazione dà l’impressione di essere affrettata, come se gli sceneggiatori stessero ancora cercando il tono giusto. Il ricorso a personaggi storici che fanno una comparsata (Mark Gatiss nei panni del conte di Sandwich? Delizioso) sembra a volte un riempitivo più che un racconto sviluppato fino in fondo. Presi singolarmente, questi incontri sono divertenti, ma spezzano il ritmo della narrazione e lasciano la trama generale frammentaria.

Dal punto di vista tematico, Time Bandits affronta questioni come il destino e il libero arbitrio, ma non arriva mai a esplorarle fino in fondo. In teoria, il viaggio di Kevin riguarda la possibilità di scegliere la propria strada; la serie, però, fatica a conciliare questa idea con le sue avventure nel tempo. Si diverte con l’assurdità della premessa, ma raramente va oltre l’umorismo e l’azione di superficie.

In definitiva, Time Bandits è una scorribanda divertente, per quanto imperfetta: farà la gioia degli appassionati dell’originale di Gilliam, ma lascerà chi cerca maggiore coesione con la voglia di qualcosa in più. È una serie per chi ama la fantascienza con un contorno di slapstick e il fantasy con una spruzzata di farsa.

Interpreti

Foto: The Movie Database (TMDB)

Tag: , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.