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Moonshiners su HBO Max: la stagione 16 trasforma il grano invenduto in liquore

Martha Lucas
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Un gruppo di clienti canadesi vuole whiskey di mais per 70.000 dollari, ma senza pagare dazi. È questa la commessa che Tim Smith e Steve Tickle si sono presi in carico nella contea di Culpeper, in Virginia, e con cui si apre la sedicesima stagione di «Moonshiners». La docuserie di Discovery Channel dedicata ai distillatori degli Appalachi è disponibile in streaming su HBO Max. Quest’anno il network presenta il distillato clandestino come un’abitudine americana vecchia di 250 anni, nata per non pagare il fisco: una narrazione che arriva in un momento in cui i dazi e l’abbondanza di cereali invenduti fanno sembrare «senza tasse» meno uno slogan e più un piano aziendale.

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Per chi si avvicina alla serie per la prima volta, «Moonshiners» è una docuserie prodotta per Discovery da Magilla Entertainment. Segue le squadre tra le colline di Virginia, Carolina del Nord e Tennessee, mentre preparano il mosto, mettono in funzione gli alambicchi e cercano di smerciare il prodotto senza farsi beccare. Tim Smith fa parte della serie fin dalla prima stagione. Tornano Mark Ramsey ed Eric «Digger» Manes, il duo del Tennessee che il network presenta come leggendario. Ci sono anche Mike Cockrell e Jerry Benson, nella Carolina del Nord occidentale. Il meccanismo di un episodio cambia di rado: una squadra riceve un grosso ordine in contanti, qualcosa si mette di traverso e il tempo fa il resto.

Tre ordini, tre punti critici

La première, stando alla descrizione di Discovery, intreccia tre commesse. Nella contea di Culpeper, Tim e Tickle fanno leva su quella che il network definisce la loro tradizione fuorilegge mentre lavorano alla fornitura di whiskey di mais da 70.000 dollari per acquirenti oltre il confine settentrionale. Nella contea di Haywood, in Carolina del Nord, Mike e Jerry si mettono al lavoro un mese prima del solito per evadere un ordine da 40.000 dollari di brandy ad alta gradazione alla fragola e jalapeño. In Tennessee, Mark e Digger si aggiudicano un carico da 20.000 bushel di mais e poi devono consumarlo prima che l’agricoltore che gliel’ha venduto abbia bisogno di riavere i suoi silos.

Prese insieme, le tre storie delineano il quadro economico che la stagione vuole portare in scena. Secondo la stessa ricostruzione di Discovery, gli agricoltori si ritrovano con cereali invenduti, silos stracolmi ed esportazioni ferme; i distillatori accendono quindi gli alambicchi in anticipo per trasformare le eccedenze in liquore senza tasse né dazi. Poi le squadre trasportano il prodotto oltre i confini delle contee e, nel caso di Tim e Tickle, anche oltre una frontiera internazionale. La compravendita del mais è l’esempio più chiaro: nella logica della serie, una montagna di cereali che il mercato non assorbe diventa un prodotto per cui qualcuno è disposto a pagare in contanti, una volta passato nell’alambicco.

La più antica battaglia fiscale americana, riproposta per i 250 anni

È una logica più antica di quanto la Costituzione del Paese sia disposta ad ammettere. Una delle prime imposte che il giovane governo federale applicò ai suoi cittadini fu un’accisa sui distillati, che colpì soprattutto gli agricoltori delle zone interne: trasformavano le eccedenze di cereali in whiskey perché era molto più facile trasportare il whiskey attraverso le montagne che sacchi di mais. La loro opposizione sfociò nella Whiskey Rebellion, conclusasi con l’invio della milizia nella Pennsylvania occidentale da parte di George Washington. «Moonshiners» ha sempre attinto a quella vicenda. In questa stagione la mette in primo piano: Discovery descrive i nuovi episodi come una celebrazione di «vita, libertà e ricerca del liquore senza tasse».

La storia dei clienti canadesi offre un aggancio all’attualità. Durante la disputa sui dazi dello scorso anno, diverse province canadesi hanno ritirato gli alcolici americani dagli scaffali dei loro negozi di liquori gestiti dal governo. Una première incentrata su canadesi a caccia di liquori americani che aggirino i dazi fa leva su quella tensione reale, qualunque forma assuma l’ordine sullo schermo. Discovery ha anche scelto di allineare al calendario il taglio patriottico della stagione: quest’anno gli Stati Uniti celebrano i 250 anni dall’indipendenza e il trailer in anteprima si chiude con la frase: «Se ami il tuo Paese, dovrai amare il moonshine».

La domanda a cui la serie non ha mai dato una risposta

C’è un motivo se ogni stagione di «Moonshiners» suscita qualche dubbio. Agli inizi della serie, il Dipartimento per il controllo delle bevande alcoliche della Virginia dichiarò pubblicamente che le persone riprese non stavano producendo davvero alcolici illegali. «Se fosse stata effettivamente in corso un’attività illegale, l’Ufficio delle forze dell’ordine della Virginia ABC sarebbe intervenuto», dichiarò l’agenzia, aggiungendo di aver chiesto ai produttori di indicare che la serie era una ricostruzione. Magilla Entertainment ha sempre sostenuto che i contenuti sono reali. Da allora, gli spettatori sono stati lasciati liberi di farsi un’idea, e questo fa parte del fascino del programma.

La nuova stagione non rinuncia alla rappresentazione fuorilegge. Il primo sguardo, diffuso da TV Insider, promette scontri per il controllo del territorio che portano i vicini sull’orlo della rottura, un camion e una proprietà in fiamme e le forze dell’ordine alle calcagna delle squadre, sia sulla strada sia a bordo di un elicottero. Secondo la sinossi di Discovery, sotto pressione le alleanze si sgretolano e i distillatori corrono rischi maggiori per proteggere il loro mestiere. Quanto prendere alla lettera tutto questo è la stessa domanda che accompagna la serie fin dai primi episodi.

La serie ha anche un precedente documentaristico che rende il quadro più complesso. Alcune sequenze con Marvin «Popcorn» Sutton provengono dal documentario di Neal Hutcheson sul distillatore clandestino del Tennessee, poi ridotto per la televisione e trasformato in The Last One. La storia di Sutton non si è conclusa come un intrattenimento: gli agenti federali lo arrestarono per distillazione illegale e fu condannato al carcere. La versione reale della vita da fuorilegge venduta dalla serie comportò una condanna federale, non il rinnovo per un’altra stagione.

Un franchise che torna sempre più in fretta

«Moonshiners» è ormai diventato un piccolo franchise. Discovery ha lanciato una serie tutta sua per Steve Tickle, Tickle, e in seguito ha aggiunto «Moonshiners: Whiskey Business», in cui Tim Smith aiutava una distilleria legale in difficoltà a restare aperta, e «Moonshiners: Master Distiller». La serie principale torna in onda a intervalli sempre più ravvicinati. La quindicesima stagione è partita all’inizio di quest’anno e la sedicesima arriva meno di nove mesi dopo: fa parte della strategia di Warner Bros. Discovery, che distribuisce contemporaneamente i suoi marchi non-fiction di lunga durata su Discovery Channel, discovery+ e HBO Max.

È qui che la premessa della stagione finisce per ritorcersi su se stessa. Una tradizione nata per tenere il liquore lontano dal fisco è diventata un prodotto di streaming con tanto di marchio, e il franchise ha già seguito Tim Smith nel mondo delle attività autorizzate e soggette a tassazione. Discovery vende la ribellione al fisco come la cosa più americana della televisione. La domanda a cui la serie non ha mai risposto è se quella ribellione significhi ancora qualcosa quando l’intera operazione segue il palinsesto del network.

«Moonshiners», stagione 16: quando esce, dove vederla in streaming e chi torna

La stagione 16 di «Moonshiners» debutta martedì 29 settembre alle 20:00 ET/PT su Discovery Channel. La serie è disponibile in streaming su HBO Max, che propone anche la stagione precedente, e su discovery+. La stagione precedente è stata presentata il 6 gennaio 2026 e si è composta di 16 episodi.

Tra i nomi confermati per la nuova stagione tornano Tim Smith e Steve Tickle in Virginia, Mike Cockrell e Jerry Benson in Carolina del Nord, e Mark Ramsey ed Eric «Digger» Manes in Tennessee. «Moonshiners» è reale? Discovery e Magilla Entertainment la presentano come un documentario, mentre l’autorità della Virginia che regola gli alcolici ha dichiarato che la distillazione illegale mostrata sullo schermo non avveniva davvero. La serie si guarda meglio come una docuserie costruita attorno a distillatori reali e a una premessa fuorilegge romanzata.

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