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Elon Musk: “L’IA batterà tutti i campi… forse nel 2028, al più tardi”

Adrian Kessler
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Elon Musk non ama i «forse» — tranne quando il forse riguarda un anno e la previsione è assoluta. Quando gli hanno fatto notare che la previsione di un noto ricercatore di IA sul futuro della scienza era audace, Musk ha deciso che era invece troppo prudente, rispondendo con una sola frase che racchiude in due date l’intero futuro delle competenze umane.

«L’IA supererà ogni settore entro la fine del prossimo anno o, forse, nel 2028 al più tardi»

Lo ha scritto rispondendo a François Chollet su X, dopo che Chollet aveva riproposto una vecchia discussione in cui sosteneva che quasi tutte le discipline scientifiche — fisica, chimica, biologia, archeologia — stessero diventando silenziosamente branche dell’informatica. Secondo Chollet, un’idea un tempo derisa appariva ormai «ogni giorno più ovvia». Musk ha definito questa lettura conservatrice.

Rileggendola con calma, la pressione non riguarda l’anno. Riguarda il verbo. Chollet descriveva un’IA che diventa essenziale: uno strumento senza il quale nessun laboratorio serio può lavorare. Musk ha sostituito quel termine con superare: non assistere il miglior fisico o oncologo, ma fare meglio di loro, in ogni disciplina e contemporaneamente. Non è la stessa affermazione semplicemente portata su una scala più ampia. Una riguarda l’adozione, che è già in corso. L’altra presuppone una superiorità duratura e verificabile nella ricerca a tutto campo, che nessun parametro di valutazione misura ancora e che nessun sistema ha dimostrato. «Padroneggiare un settore» non è qualcosa che si possa mettere alla prova e smentire: ed è proprio questo a renderlo una promessa così comoda.

È anche una promessa a cui Musk continua a cambiare data. Nel 2017 collocava un’IA di livello umano tra il 2030 e il 2040. Nel 2024 parlava della fine del 2025. A Davos, a gennaio, ha spostato la previsione al 2026 o al 2027. Ora siamo al 2027-2028. L’orizzonte slitta in avanti quasi esattamente alla stessa velocità del tempo: il segnale di una previsione costruita per non poter essere smentita nel presente. Abbastanza vicina — «il prossimo anno» — da sembrare un impegno, abbastanza lontana — «il 2028» — da sopravvivere a un eventuale errore. In passato Musk si è meritato il beneficio del dubbio su obiettivi ambiziosi: anche i razzi riutilizzabili e le auto elettriche per il grande pubblico erano stati liquidati come fantasie. Ma quelle erano scadenze che ha rispettato. Questa è una data che continua a dover spostare.

La contraddizione più evidente è interna. Poche settimane prima, quando Dario Amodei di Anthropic aveva sostenuto la necessità di rallentare lo sviluppo dell’IA — con valutazioni indipendenti, collaborazione tra laboratori e governi e tempo per fare test tra un rilascio e l’altro — Musk aveva risposto con due parole: «Dario ha ragione». La stessa persona, dunque, sostiene l’accelerazione e mette in guardia dai suoi rischi nello stesso momento: prevede una padronanza totale entro due anni e concorda sul fatto che la scelta più sicura sia procedere più lentamente. Entrambe le posizioni possono essere sincere. Insieme descrivono qualcuno per cui una previsione non è una misurazione, ma una leva per imprimere una direzione: una scadenza annunciata a gran voce, tanto da far sentire l’industria e i capitali obbligati a inseguirla.

È questo l’aspetto da prendere sul serio, più ancora del numero. Se Musk ha ragione, le istituzioni costruite attorno alla rarità delle competenze umane — università, abilitazioni professionali, il lento apprendistato di una carriera — hanno circa due anni per fare i conti con la possibilità di diventare superflue. Se ha torto, il costo non ricade su di lui: lo pagano tutti quelli che hanno riorganizzato un budget, un programma di studi o un piano di assunzioni attorno a un verbo a cui si è chiesto più di quanto le prove potessero sostenere.

Finora, l’unico campo che l’IA ha dimostrato di aver conquistato è il mercato delle scadenze annunciate con sicurezza. Su questo, almeno, il 2028 sembra già una previsione prudente.

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