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Gustaf Skarsgård, dal Floki di Vikings all’eredità di Wallander

Penelope H. Fritz
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Gustaf Skarsgård
Gustaf Skarsgård
Photo: Frankie Fouganthin / CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita12 novembre 1980
Stockholm, Sweden
ProfessioneAttore
Noto perOppenheimer, Air – La storia del grande salto, The Way Back
PremiGuldbagge Award for Best Actor · European Shooting Stars, Berlin International Film Festival

A Ystad, città portuale battuta dal vento sulla costa meridionale della Svezia che Henning Mankell trasformò in una mappa del crimine, Gustaf Skarsgård indossa i panni di Kurt Wallander, un detective che la maggior parte degli svedesi saprebbe descrivere senza neanche aprire un libro. Rolf Lassgård ha dato all’ispettore la sua corporatura massiccia, Krister Henriksson la sua stanchezza, Kenneth Branagh una malinconia tutta inglese. Fuori dalla Scandinavia, però, molti spettatori continuano a immaginare Skarsgård nei panni di Floki, il magro e sghignazzante costruttore di navi di Vikings, che costruiva le navi lunghe per Ragnar Lothbrok e sembrava non essere del tutto sicuro che gli dèi non gli parlassero direttamente. La distanza tra queste due figure è il modo più efficace per avvicinarsi alla sua carriera. Il pubblico straniero ricorda l’outsider. Il suo Paese, invece, continua ad affidargli ruoli che appartengono a tutti.

Nel suo caso, l’eredità non è una metafora. È il secondo dei figli avuti da Stellan Skarsgård e dalla prima moglie, My, medico, ed è cresciuto a Stoccolma insieme ad Alexander, Sam, Bill, Eija e Valter; anche Alexander, Bill e Valter fanno gli attori, così come il fratellastro Kolbjörn. Il suo padrino è Peter Stormare. La prima volta che si è trovato davanti alla macchina da presa per un lungometraggio, in Code Name Coq Rouge, interpretava il nipote del protagonista, il cui ruolo era affidato a suo padre. Aveva otto anni.

Gustaf Skarsgård, nato il 12 novembre 1980 a Stoccolma, decise a sei anni di seguire le orme del padre e intraprendere la carriera di attore; i ruoli da bambino e adolescente non tardarono ad arrivare, tra cui quello nel dramma televisivo del 1996 The House of Shadows. La formazione più rigorosa arrivò in seguito. Dal 1998 al 2003 studiò alla Teaterhögskolan, l’accademia nazionale di mimo e recitazione di Stoccolma, per poi entrare nel Royal Dramatic Theatre. Sui palcoscenici del Dramaten e dello Stockholm City Theatre interpretò Amleto, Bassanio ne The Merchant of Venice, Claudio in Measure for Measure e Arvid in The Serious Game di Hjalmar Söderberg. È facile non vedere questa solida formazione classica sotto l’eyeliner di Floki, ma è proprio lì che si trova la spiegazione del controllo con cui dà vita ai personaggi eccentrici arrivati in seguito.

Il cinema lo notò dapprima come una minaccia. In Evil di Mikael Håfström era Otto Silverhielm, il persecutore aristocratico di un collegio, e qualche anno dopo vinse il Guldbagge come miglior attore per Kidz in da Hood; nello stesso anno fu scelto tra le European Shooting Stars al festival di Berlino. Nel 2007 interpretò anche un giovane Kurt Wallander in The Pyramid, nella parte ambientata nel passato di una storia il cui ispettore più anziano era Rolf Lassgård: una nota a margine che avrebbe trovato compimento quasi vent’anni dopo. Poi arrivarono re Knut nei film di Arn, Voss, prigioniero lettone in The Way Back di Peter Weir, un cortometraggio scritto e diretto da lui e tratto dal romanzo di Johan Kling Människor helt utan betydelse, e Bengt Danielsson, l’unico svedese a bordo della zattera di Thor Heyerdahl, nel dramma norvegese candidato all’Oscar Kon-Tiki.

Vikings, la serie di Michael Hirst per History, cambiò la portata della sua carriera. Per sette anni, dal 2013 al 2020, Skarsgård interpretò Floki come un uomo dalla devozione feroce, un costruttore di navi la cui fede si trasformava in gelosia e rancore. Una volta descrisse il legame tra Floki e Ragnar come un nodo di desiderio e risentimento: un uomo che continuava a volere l’affetto dell’amico che lo aveva punito. Il ruolo gli diede fama internazionale e lo indirizzò verso un certo tipo di personaggi. In Westworld fu Karl Strand, l’uomo della Delos mandato a riprendere il controllo del parco nella seconda stagione, mentre Netflix lo trasformò in un Merlino disilluso per il reboot arturiano Cursed, durato una sola stagione.

Da allora Hollywood lo ha impiegato con precisione e parsimonia. È stato il fisico Hans Bethe in Oppenheimer di Christopher Nolan, il capo di Adidas Horst Dassler in Air e l’agente dei servizi segreti Philip Meacham in Black Bag di Steven Soderbergh. In ogni caso, una presenza incisiva all’interno di un cast corale, mai da protagonista.

È questo squilibrio il vero interrogativo sulla sua carriera, e le recensioni lo mettono bene in luce. I progetti costruiti intorno a lui hanno spesso raccolto più elogi per Skarsgård che per se stessi. In The Emigrants di Erik Poppe interpreta Karl-Oskar, il contadino che Max von Sydow aveva portato sullo schermo per Jan Troell mezzo secolo prima; poi il film racconta la storia di Vilhelm Moberg dal punto di vista di Kristina, lasciandogli il peso di un nome celebre senza metterlo al centro della vicenda. Una recensione ha lamentato che, nonostante il cast e i valori produttivi, il film non riuscisse quasi mai a coinvolgere sul piano emotivo. In What Remains di Ran Huang, liberamente ispirato al caso di Thomas Quick, interpreta Mads Lake, un paziente psichiatrico che confessa omicidi forse mai commessi, mentre suo padre veste i panni del detective; la sceneggiatura è stata scritta anche dalla matrigna dell’attore, Megan Everett-Skarsgård. I critici hanno apprezzato le interpretazioni, ma criticato il ritmo. Ereditare un ruolo è un dono, ma comporta un prezzo: ogni confronto è già scritto prima ancora che cominci la prima scena.

L’ultimo anno è stato il più intenso della sua carriera. Nell’ottobre 2025 Disney+ ha distribuito To Cook a Bear, adattamento in sei episodi del romanzo di Mikael Niemi, in cui Skarsgård interpreta una versione romanzata di Lars Levi Laestadius, il predicatore del movimento di risveglio religioso realmente esistito, impegnato qui a indagare su alcune sparizioni nell’estremo nord della Svezia nel 1852, con un ragazzo sami al suo fianco. Il critico di Gamereactor ne ha lodato l’interpretazione, giudicando però il mistero povero di colpi di scena. Nel 2026 sono arrivati, a una settimana di distanza, due film svedesi. L’esordio alla regia di Alex Schulman, Adult Supervision, in cui Skarsgård interpreta Bill, uno dei tre padri incaricati di accompagnare le figlie in una gita scolastica su un’isola dell’arcipelago di Stoccolma, è stato presentato in concorso al Fantastic Fest, è uscito nelle sale svedesi il 9 ottobre ed è stato scelto per rappresentare la Svezia nella categoria del miglior film internazionale alla 99ª edizione degli Academy Awards. Sei giorni dopo, Netflix ha lanciato in tutto il mondo The Storm di Josephine Bornebusch, con Skarsgård nel ruolo di Filip, un uomo che festeggia il suo quarantacinquesimo compleanno in una fattoria appena acquistata nel nord del Paese: una tempesta e i segreti degli invitati li tengono tutti intrappolati in casa.

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È sposato con Caroline Skarsgård e la coppia ha una figlia, nata nel 2020, e un figlio, nato nel 2023; la famiglia vive a Södermalm, a Stoccolma.

Ora il cerchio sta per chiudersi. La nuova trilogia di Wallander per TV4, prodotta da Jarowskij/Yellow Bird e girata a Ystad, adatta One Step Behind, Sidetracked e Faceless Killers: Molly Hartleb dirige il primo film, mentre Pella Kågerman e Hugo Lilja si occupano degli altri due. One Step Behind dovrebbe essere proiettato allo Stockholm International Film Festival nell’autunno 2026, prima del debutto su TV4 Play Plus nella primavera del 2027. «Wallander è un ruolo che porta con sé una grande eredità», ha dichiarato Skarsgård a TV4 quando è stata annunciata la sua scelta. «È un onore e una responsabilità». Diciannove anni dopo aver interpretato il giovane ispettore accanto a Lassgård, ora avrà l’occasione di essere Wallander in tutta la sua complessità.

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