Cinema

The Swordsman: Jang Hyuk e il cinema d’azione coreano nella sua forma più pura

Veronica Loop

The Swordsman si appropria di una premessa che il cinema coreano conosce già — il guerriero in pensione costretto a riprendere le armi — e riesce a renderla urgente di nuovo grazie a un rigore artigianale fuori dal comune. Il regista Choi Jae-hoon ambienta il film nella tarda Dinastia Joseon, quando la sovranità coreana cedeva sotto la pressione simultanea dei rōnin giapponesi e dei mediatori di potere della Cina Qing, e mette al centro di quella turbolenza un uomo che riesce a malapena a vedere. Il risultato è uno dei film d’azione coreani più concentrati del suo decennio.

Jang Hyuk interpreta Tae-yul, un tempo il migliore spadaccino del regno, ora ritirato sulle montagne con la figlia, la vista ridotta a ombre e sagome. Il ritiro finisce quando lei viene rapita. Ciò che segue è una narrazione di vendetta e protezione spogliata di ogni ornamento: ogni scontro è una prova — un uomo può combattere una guerra che non riesce a vedere? Choi risponde con inquadrature strette, messa a fuoco selettiva e coreografie di combattimento fondate sull’istinto più che sulla vista. La risposta, sempre inventiva, è sempre affermativa.

Le sequenze d’azione sono la ragione d’essere del film, e la giustificano pienamente. L’allenamento di Jang Hyuk in taekwondo e scherma produce scene di combattimento che sembrano memoria muscolare — il corpo di Tae-yul agisce prima che il pensiero conscio intervenga. Il terzo atto scala con disciplina, accumulando scontri in modo tale che il duello finale appaia genuinamente guadagnato. La fotografia accompagna senza sopraffazione: asciutta, funzionale, calibrata sulla logica specifica di ogni scena.

I limiti del film sono il rovescio delle sue virtù. I personaggi secondari — in particolare l’esecutore mancese Gwi-Pyeong (Man-sik Jeong) — funzionano come ostacoli piuttosto che come persone, e la sezione centrale paga un’irregolarità di ritmo prima che il finale stringa il controllo. The Swordsman non rompe le convenzioni del genere. Le onora con una precisione insolita: sa esattamente cosa è, si rifiuta di superare la propria cornice e opera all’interno di quella cornice a un livello che la maggior parte dei film d’azione coreani non raggiunge mai.

Una produzione austera sostenuta da una delle migliori interpretazioni di Jang Hyuk, The Swordsman si raccomanda a chiunque segua sul serio il cinema d’azione coreano. Non perché reinventi la forma — non lo fa — ma perché dimostra, con una sicurezza che oggi sembra un punto di riferimento, fin dove può arrivare quella forma quando un regista si fida completamente di un unico interprete e costruisce tutto intorno a lui.

Regia

Choi Jae-hoon
Photo via The Movie Database (TMDB)

Choi Jae-hoon

Foto: The Movie Database (TMDB)

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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