Cinema

Murder Mubarak: Pankaj Tripathi brilla nel caos del club di Delhi

Alice Lange
Aggiungici su Google

Il pesante bilanciere precipita sul collo di Leo Matthews, ma in “Murder Mubarak” è il vero peso dei sospetti che il regista Homi Adajania vuole farci sentire. Tratto dal romanzo di Anuja Chauhan “Club You To Death”, questo thriller giallo di Netflix trascina un eterogeneo gruppo di membri dell’élite di Delhi in un whodunit claustrofobico e al tempo stesso camp.

Il Royal Delhi Club, con i suoi strascichi del colonialismo britannico e i membri assurdamente ricchi, è una miniera d’oro per la commedia nera. L’ACP Bhavani Singh interpretato da Pankaj Tripathi è il vero punto di forza: un investigatore astuto che si muove in questo labirinto di bugie con un misto di furbizia da strada e umorismo impassibile. Sono le sue scene — come gli interrogatori di Akash “Kaashi” Dogra, interpretato da Vijay Varma, o di Rannvijay Singh, interpretato da Sanjay Kapoor — a dare ritmo al film, tenendo in equilibrio l’assurdo e una tensione autentica. La prova di Tripathi è una lezione di misura: con il volto espressivo e la recitazione pacata, fa di Bhavani Singh il cuore del film.

YouTube video

Il cast corale è uno dei punti di forza: ogni interprete gigioneggia quanto basta per rendere memorabile il proprio personaggio. Bambi Todi, interpretata da Sara Ali Khan, porta nel film una vulnerabilità che gli dà concretezza; la sua innocenza dagli occhi sgranati si scontra con effetti deliziosi con l’aristocrazia disillusa del club. Cookie Katoch, interpretata da Dimple Kapadia, ruba la scena ogni volta che compare, con il suo umorismo tagliente e l’alcolismo vissuto senza scuse: un ruolo che sembra cucito su misura per lei. Shehnaz Noorani, interpretata da Karisma Kapoor, è un delizioso richiamo alla sua immagine di regina delle rapine degli anni Novanta, piena di fascino e astuzia.

Ma “Murder Mubarak” inciampa quando prova a destreggiarsi tra troppe sottotrame. La storia d’amore tra Bambi e Akash appare frettolosa e la loro intesa è poco sviluppata rispetto alle altre dinamiche del film. La svolta legata alla cleptomania del defunto marito di Bambi aggiunge un livello di complessità superfluo, spezzando lo slancio creato dal mistero centrale.

La regia di Adajania è solida, ma non lascia il segno. La fotografia, pur curata, non ha uno stile visivo riconoscibile e si affida a inquadrature statiche e colori smorzati, che non riescono a restituire la vivacità del materiale di partenza. La colonna sonora insiste troppo sui cliché del thriller, con stacchi dominati dai sintetizzatori che sottolineano ogni rivelazione come in una parodia di bassa lega.

I momenti migliori del film sono quelli comici, soprattutto nelle interazioni tra i membri del club. Roshni Batra, interpretata da Tisca Chopra, spicca: i suoi discorsi sconclusionati e la sua vanagloria regalano alcune delle battute più memorabili. Yash Batra, interpretato da Suhail Nayyar, porta nel ruolo un’energia grezza; il ritratto di un tossicodipendente alle prese con la riabilitazione aggiunge una nota di realismo in mezzo all’assurdo.

Tuttavia, “Murder Mubarak” fatica a trovare il giusto equilibrio tra satira e suspense. Nella seconda parte il ritmo si affloscia, appesantito da interrogatori ripetitivi che finiscono per confondersi. La rivelazione dell’assassino è soddisfacente, ma arriva in fretta e senza la preparazione necessaria a renderla davvero incisiva.

Dal punto di vista tematico, “Murder Mubarak” esplora le dinamiche di classe e il declino dell’élite indiana, ma queste riflessioni sono spesso messe in ombra dagli elementi comici. La satira è più incisiva quando prende di mira l’ossessione dei membri del club per il colonialismo britannico, un tema che risuona con forza nell’India contemporanea.

Nel confronto con altri recenti thriller gialli indiani, “Murder Mubarak” non è all’altezza di film come “Drishyam 2”. Condivide con loro il cast corale e i toni da commedia nera, ma gli mancano la scrittura serrata e la profondità emotiva che hanno fatto emergere quelle pellicole.

L’analisi delle dinamiche di classe è particolarmente degna di nota. Il Royal Delhi Club è un microcosmo dell’élite indiana, dove ricchezza e privilegi proteggono i soci dalle conseguenze delle loro azioni. I membri vengono rappresentati con un misto di ironia e disprezzo, che mette in luce l’assurdità delle loro pretese e la corruzione morale che si nasconde sotto la superficie.

Il film affronta anche i temi della dipendenza e della salute mentale, soprattutto attraverso i personaggi di Yash Batra e Bambi Todi. La tossicodipendenza di Yash è raccontata con sensibilità: invece di ricorrere agli stereotipi, il film tratteggia con sfumature un uomo che lotta contro i propri demoni. La cleptomania di Bambi, invece, è usata più come espediente narrativo che come occasione per esplorare la salute mentale: un’opportunità mancata per approfondire il personaggio.

L’ambientazione a Delhi aggiunge un ulteriore livello di complessità. La storia e il paesaggio culturale della città si intrecciano alla narrazione, offrendo alla vicenda uno sfondo ricco. Il Royal Delhi Club, con la sua architettura coloniale britannica e i suoi membri elitari, contrasta nettamente con la realtà vivace e caotica della Delhi contemporanea.

“Murder Mubarak” è un film che saprà conquistare gli appassionati di commedie nere e thriller gialli. Il cast corale offre interpretazioni solide e l’esplorazione delle dinamiche di classe e della dipendenza dà spessore a una trama avvincente. Eppure, i problemi di ritmo e la scarsa originalità visiva gli impediscono di esprimere tutto il suo potenziale.

In definitiva, “Murder Mubarak” è un film a metà: divertente quando si abbandona al suo fascino camp, frustrante quando si perde nelle pieghe della propria trama.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.