Cinema

Jeremy Saulnier racconta come l’attore di Star Trek Patrick Stewart salvò Green Room dalla chiusura

L'omaggio del regista all'attore scomparso ricorda un thriller punk con i set in costruzione e senza cattivo, finché Stewart non disse sì
Martha Lucas
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I film indipendenti di genere raramente muoiono sulla carta. Si fermano in pre-produzione, con i set costruiti solo a metà e un ruolo indispensabile ancora senza interprete. È qui che si trovava «Green Room» di Jeremy Saulnier quando Patrick Stewart, attore la cui carriera lo aveva portato dalla Royal Shakespeare Company a Star Trek: The Next Generation e ai film degli X-Men, decise di interpretare il proprietario neonazista di un locale in un thriller punk ambientato in una zona rurale isolata. Nel racconto del regista, quel singolo sì è il motivo per cui il film è arrivato a esistere.

Saulnier ha raccontato la vicenda mentre presentava una proiezione per l’anniversario del film a Los Angeles, pochi giorni dopo la morte di Stewart, come ha riferito per primo The Hollywood Reporter. La produzione, ha detto, era «arrivata al punto di non ritorno: stavamo costruendo i set ed eravamo con l’acqua alla gola, senza Darcy»: Darcy Banker, il proprietario taciturno del locale suprematista bianco in cui una band in tournée assiste a un omicidio e resta intrappolata nel retropalco. «Eravamo vicini a chiudere tutto», ha ricordato Saulnier, finché Stewart «dal nulla, in un certo senso, non ha manifestato interesse per il progetto».

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Circa una settimana dopo, il regista era al telefono con lui. «Questo tizio è spuntato dal nulla, da una galassia molto al di sopra della nostra, si è lanciato a capofitto nel nostro film scalcagnato, ci ha salvati e ha detto di sì», ha raccontato. «E il film ha avuto subito il via libera». È la leva più antica del finanziamento indipendente, resa insolitamente visibile: un nome conosciuto in tutto il mondo trasforma un progetto fragile in qualcosa che può ottenere i fondi, e una produzione sul punto di essere smantellata riesce ad andare avanti.

Saulnier, che in seguito ha diretto Hold the Dark e Rebel Ridge per Netflix, ha descritto Stewart come un «vero gentiluomo» e un «leader molto gentile con tutto il cast», che comprendeva Anton Yelchin, Imogen Poots, Alia Shawkat e Macon Blair. Ha ricordato anche che l’attore aveva chiesto di aggiungere «qualcosina» a una scena: una sola parolaccia, pronunciata mentre la macchina da presa si spostava. «Permesso accordato, signore», aveva risposto Saulnier. Per lui, quella richiesta dimostrava che Stewart era «perfettamente in sintonia con il film, con la sua estetica, le sue intenzioni e con me come regista».

«Green Room» è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes nel 2015, due anni dopo che Blue Ruin di Saulnier aveva debuttato nella stessa sezione, e A24 lo ha distribuito nelle sale statunitensi nell’aprile 2016. Stewart è morto nella sua casa di Los Angeles a 86 anni, dopo quello che la sua portavoce di lunga data, Kelly Bush Novak, ha definito «un breve e toccante percorso con la malattia di Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy». Tra coloro che gli hanno reso omaggio c’erano Ian McKellen, Hugh Jackman, William Shatner e Halle Berry. Saulnier ha ammesso di essere andato alla proiezione per promuovere il suo prossimo film, Slayground, un thriller horror di A24 ambientato in un’attrazione infestata e in uscita il 29 gennaio 2027.

«Patrick Stewart è il motivo per cui posso ancora fare film», ha detto Saulnier. La prossima prova di questa affermazione sarà proprio Slayground, che lo riporta da A24, la società che dieci anni fa portò «Green Room» nelle sale perché un attore di una categoria ben al di sopra del budget del film rispose al telefono.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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