Cinema

Jeepers Creepers: Reborn: la nostalgia di facciata mette in ombra la paura

Veronica Loop
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La prima immagine di Jeepers Creepers: Reborn indugia sul volto di Sydney Craven, che stringe uno strano manufatto mentre il suo respiro si condensa nell’aria gelida. Nei suoi occhi si mescolano paura e curiosità: un momento che dovrebbe trascinare lo spettatore nell’inquietante universo del film. Eppure, nel giro di pochi minuti, la tensione si dissolve come nebbia sotto il sole di mezzogiorno. Diretto da Timo Vuorensola (Iron Sky), questo reboot della serie horror di culto di Victor Salva è un’occasione sprecata e frustrante, un film che disperde il proprio potenziale quasi a ogni svolta.

Attingendo alla stessa mitologia dei film originali di Jeepers Creepers, Reborn segue Laine (Craven) e Chase (Imran Adams), una coppia che partecipa al festival Horror Hound nella Louisiana rurale. Laine comincia ad avere premonizioni legate alla leggenda metropolitana del «Creeper», una creatura mostruosa che si risveglia ogni 23 anni per nutrirsi di esseri umani. Il film prova ad aggiornare la saga collocandone l’orrore durante una convention, ma questa trovata metanarrativa si rivela un boomerang. Anziché approfondire la mitologia o rendere più efficaci gli spaventi, sembra un goffo tentativo di fare leva sulla nostalgia senza aggiungere nulla di sostanziale.

La regia di Vuorensola è priva della tensione lenta e strisciante che rendeva così efficaci i film originali di Salva. Il Creeper, interpretato da Jarreau Benjamin, viene svelato fin troppo presto — nei primi dieci minuti — e non riesce più a recuperare il mistero inquietante delle sue precedenti incarnazioni. La prova di Benjamin è rigida e non ha il carisma minaccioso che aveva reso la creatura un’icona memorabile del cinema horror. Il ricorso alla CGI aggrava il problema: gli effetti pratici che conferivano al Creeper originale il suo grottesco fascino sono sostituiti da ritocchi digitali poco convincenti. Anche quando appare sullo schermo, la creatura non suscita né paura né interesse.

La sceneggiatura di Sean-Michael Argo manca di una direzione precisa. Le premonizioni e i poteri soprannaturali di Laine vengono introdotti, ma mai approfonditi davvero, lasciando incompleto l’arco del personaggio. Anche la prova di Adams nei panni di Chase è poco incisiva: interpreta il ruolo con l’entusiasmo stereotipato della spalla di un film horror, senza profondità né sfumature. Non va meglio al cast di supporto. Dee Wallace e Gary Graham compaiono brevemente nei panni degli organizzatori del festival, ma i loro ruoli sono così poco sviluppati da sembrare aggiunte dell’ultimo momento, anziché presenze significative nella storia.

Uno dei pochi aspetti riusciti del film è l’ambientazione a una convention horror. L’idea di fondere il fandom reale con il terrore soprannaturale ha del potenziale, ma Reborn non riesce a sfruttarlo. Le scene al festival sono deludenti, prive della tensione atmosferica e delle uccisioni creative che avrebbero potuto renderle memorabili. Il film si affida invece a espedienti logori: inseguimenti in edifici abbandonati, spaventi improvvisi e un atto finale che sembra affrettato più che culminante.

Anche la qualità della produzione compromette la credibilità del film. Girato con quello che sembra un budget modesto, Reborn soffre per scenografie dall’aspetto economico e una fotografia priva di inventiva. L’ambientazione del festival horror è sfruttata poco, e si fa ben poco per creare un senso di immersione o autenticità. Anche la colonna sonora si dimentica in fretta: non riesce a costruire tensione né a migliorare un’atmosfera già debole.

Nonostante i difetti, in alcuni momenti Jeepers Creepers: Reborn riesce per caso ad avvicinarsi a qualcosa di valido. La scena in cui Laine ha una premonizione mentre tocca un manufatto è efficacemente inquietante, e l’atto finale offre qualche sequenza d’inseguimento tesa. Questi brevi lampi di qualità, tuttavia, non bastano a salvare il film dalla mediocrità complessiva.

Anche i temi del film risultano confusi. Se i film originali di Jeepers Creepers esploravano idee come il male, la redenzione e il soprannaturale, Reborn riduce tutto a vaghi riferimenti e a una mitologia abbozzata. Le motivazioni del Creeper restano poco chiare, mentre il tentativo di intrecciare la gravidanza di Laine alla trama soprannaturale appare forzato, anziché significativo.

Jeepers Creepers: Reborn è un’aggiunta deludente al cinema horror: non riesce a cogliere lo spirito dei film originali e offre ben poco in termini di originalità o innovazione.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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