Serie

The Decameron: la discesa oscura degli aristocratici nella follia

Martha O'Hara
Aggiungici su Google

La macchina da presa indugia su un calice di vino che si rovescia su un tavolo di marmo: il liquido rosso intenso si allarga come una macchia di peste, metafora azzeccata del caos che attende gli spettatori in The Decameron di Kathleen Jordan. Questa commedia nera medievale, ambientata sullo sfondo della peste nera, segue un gruppo di nobili e servitori asserragliati in una villa italiana, dove il loro lussuoso rifugio si trasforma rapidamente in una lotta per il potere, tra umorismo nero e angoscia esistenziale. Uscita su Netflix e accolta in generale da recensioni favorevoli, la serie vanta un cast internazionale di stelle e una premessa che appare inquietantemente attuale.

The Decameron si ispira all’omonima raccolta di novelle del XIV secolo di Giovanni Boccaccio, ma l’adattamento di Jordan si prende molte libertà e concentra l’attenzione soprattutto sui drammi umani che si consumano nella villa, anziché proporre trasposizioni fedeli dei racconti. Questa scelta offre una prospettiva nuova sul materiale di partenza, anche se a tratti sembra un’occasione mancata per esplorare la maggiore ricchezza tematica dell’opera di Boccaccio. La serie è prodotta negli Stati Uniti, ma è ambientata e girata in Italia: una scelta che conferisce autenticità al contesto storico, visivamente splendido e in sintonia con i temi affrontati.

YouTube video

Il cast corale è il punto di forza più evidente della serie. Tanya Reynolds, nei panni di Licisca, e Jessica Kate Plummer, in quelli di Filomena, si distinguono con interpretazioni che ancorano la narrazione a emozioni autentiche. La Licisca di Reynolds, una serva che coglie un’inaspettata occasione di libertà, è particolarmente convincente. La sua prova, ricca di sfumature, restituisce tanto la disperazione del personaggio quanto la nuova consapevolezza della propria capacità di agire. Plummer dà a Filomena un’intelligenza tagliente e un pragmatismo astuto, facendone uno dei personaggi più coinvolgenti della serie. Tra le due c’è un’intesa elettrica, che costituisce il cuore emotivo della storia.

Anche le interpretazioni dei comprimari meritano attenzione. Sirisco, il nevrotico amministratore della villa interpretato da Tony Hale, introduce una vena di umorismo nero insieme esilarante e tragica. La sua prova dimostra la versatilità di Hale, che accompagna con disinvoltura il personaggio nella sua discesa nella follia. Spicca anche il Panfilo di Karan Gill: la sua natura manipolatrice e incline agli intrighi fa da contraltare ai personaggi più sinceri. Zosia Mamet nel ruolo di Neifile e Saoirse-Monica Jackson in quello di Misia offrono a loro volta interpretazioni memorabili, anche se le loro traiettorie finiscono talvolta in ombra rispetto alle vicende più dominanti.

La serie trae vantaggio anche dalla scenografia, con i rigogliosi paesaggi toscani e gli interni sfarzosi che contrastano nettamente con la decadenza in agguato fuori dalle mura della villa. La regia è incisiva, soprattutto nei momenti di maggiore tensione, come uno scontro con la spada tra banditi o il confronto culminante per il controllo della villa. Il ritmo è sostenuto e la struttura episodica lascia spazio a diversi cambi di tono — dalla commedia sfrenata al dramma cupo — che mantengono fresca la narrazione.

The Decameron, tuttavia, fatica a gestire un cast così ampio. Alcuni personaggi, come Pampinea, interpretata da Lou Gala, o Tindaro, cui dà volto Douggie McMeekin, risultano poco approfonditi e le loro traiettorie vengono oscurate da storie più avvincenti. La serie incontra difficoltà anche nel mantenere una coerenza di tono: l’umorismo nero funziona spesso, ma in alcuni momenti la comicità appare forzata e stride con i temi più duri della sopravvivenza e del conflitto di classe.

La scrittura, arguta in alcuni passaggi, si affida talvolta a cliché e svolte narrative prevedibili. Il finale, in particolare, dà l’impressione di essere affrettato, come se Jordan fosse più interessata a chiudere le questioni rimaste in sospeso che a offrire una conclusione soddisfacente. La serie perde inoltre l’occasione di approfondire il contesto storico della peste nera e preferisce soffermarsi su una rappresentazione superficiale delle dinamiche di classe.

Malgrado questi difetti, The Decameron è una visione nel complesso piacevole, sostenuta da interpretazioni solide e da un’ambientazione di grande impatto visivo. È una serie che probabilmente conquisterà sia gli appassionati di commedie nere sia quelli dei drammi in costume, anche se potrebbe deludere chi cerca un adattamento più fedele dell’opera di Boccaccio.

Nel panorama affollato delle serie televisive di prestigio, The Decameron si ritaglia uno spazio proprio grazie alla sua combinazione insolita di umorismo e dramma storico. Non è una serie perfetta, ma propone abbastanza momenti coinvolgenti da meritare una visione. È particolarmente indicata per chi apprezza le dinamiche complesse tra i personaggi e l’umorismo nero calati in un contesto storico.

I paragoni con altri drammi in costume, come The Great o Bridgerton, sono inevitabili, ma The Decameron si distingue per il tono più cupo e l’approccio più concreto alla ricostruzione storica. La serie non si sottrae alle dure realtà del suo tempo, pur trovando nella confusione qualche momento di leggerezza.

In definitiva, The Decameron deve buona parte della propria riuscita al cast corale e a un’ambientazione di forte impatto visivo. Forse non è un capolavoro, ma è una serie avvincente che propone una combinazione originale di umorismo e dramma storico.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.