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J.J. McCarthy, il quarterback scaricato dai Vikings, raggiunge i Giants di John Harbaugh dopo due stagioni tormentate

Jack T. Taylor
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I quarterback si giudicano da come gestiscono il pallone. J.J. McCarthy, invece, è stato valutato soprattutto per quello che gli è successo prima ancora di poterlo prendere in mano. Sulla carta, lo scambio che lo porta dal Minnesota ai New York Giants sembra un tentativo di recupero: una riserva acquistata per pochi spiccioli dopo l’infortunio del titolare. Ma, se lo si legge come un capitolo della sua storia, il quadro cambia. Per la prima volta dai tempi del college, ad allenarlo sarà un Harbaugh.

Il giudizio prevalente è netto. Bill Barnwell di ESPN ha messo la domanda nel titolo del suo articolo: McCarthy è la risposta per i Giants? E ha risposto con un sopracciglio alzato. La maggior parte dei commenti ha archiviato l’operazione come una polizza assicurativa ed è passata oltre. Alla luce dei fatti, è una lettura comprensibile. Ma trascura il filo che attraversa tutta la sua carriera da professionista: nessuno ha mai visto McCarthy giocare senza interruzioni, Vikings compresi.

Basta seguire la sequenza. Si è lesionato il menisco prima ancora che potesse cominciare la sua stagione da rookie, saltandola per intero. Nel 2025 ha iniziato 10 partite, con un bilancio di 6 vittorie e 4 sconfitte, completando il 57,6% dei passaggi, con 11 touchdown e 12 intercetti. Una distorsione alta alla caviglia, una commozione cerebrale e un infortunio alla mano hanno però spezzettato la sua stagione. Barnwell conta 10 presenze da titolare su 34 partite possibili nell’arco di due stagioni.

Poi il terreno gli è mancato sotto i piedi. Minnesota ha ingaggiato Kyler Murray e McCarthy ha perso la sfida del training camp. Un infortunio alla caviglia in una partita di preseason contro i Baltimore Ravens lo ha fatto scivolare al terzo posto nelle gerarchie, dietro a Murray e Carson Wentz, secondo ESPN. Barnwell scrive che McCarthy «ha perso rapidamente e brutalmente il favore» della squadra, con il capo allenatore Kevin O’Connell orientato a preferire Wentz come riserva. Quando i Giants si sono fatti avanti, il quarterback scelto dai Vikings con la decima chiamata assoluta nel 2024 era ormai un’opzione di emergenza che restava inattiva.

L’episodio che meglio lascia intravedere chi potrebbe diventare risale alla fine della scorsa stagione. Prima della commozione cerebrale, nelle sei partite disputate, McCarthy ha completato il 54,1% dei passaggi, con una media di 5,8 yard per tentativo, e ha lanciato 10 intercetti su 159 passaggi. Nelle sue ultime quattro presenze da titolare, invece, ha completato il 64,3% dei passaggi, con una media di 8,4 yard per tentativo, cinque touchdown e due intercetti, oltre a un Total QBR di 70,3: il settimo migliore della lega in quel periodo. Quella volata finale è la cosa più vicina a un ritmo che abbia trovato da professionista; è anche il tratto in cui, per usare le parole di Barnwell, è sembrato «assolutamente in grado di giocare».

Nella stessa analisi, però, c’è anche il contrappeso, ed è difficile ignorarlo. Quelle quattro partite sono arrivate contro difese che Barnwell colloca tra le più deboli della lega: Washington, Dallas, Green Bay e gli stessi Giants. Minnesota ha puntato molto sulle corse e gli ha chiesto di lanciare circa 21 volte a partita. L’attacco in cui approda, inoltre, ricorre alla play-action con l’ottava frequenza più alta della lega: proprio in questo schema il suo QBR, pari a 22,6, lo collocava al 35° posto su 36 quarterback. La frase più dura di Barnwell è questa: McCarthy «probabilmente non era un prospetto da quarterback molto valido fin dall’inizio». Ma conta altrettanto anche l’altra: «La crescita dei giovani quarterback non è lineare».

Il legame con gli Harbaugh rende più personale la vicenda. McCarthy ha vinto un titolo nazionale con il Michigan sotto la guida di Jim Harbaugh. Ora è agli ordini di John Harbaugh, fratello di Jim e capo allenatore dei Giants, che lo ha definito «un giovane quarterback di valore» e ha detto di essere «molto entusiasta» di accoglierlo, secondo CBS Sports. Lo stesso allenatore, però, ha già chiuso la questione delle gerarchie: «Jameis sarà il titolare per tutto il tempo che riesco a immaginare».

Quel posto spetta a Jameis Winston. Jaxson Dart, il titolare dei Giants, è stato operato per lesioni al menisco e al legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro e non giocherà nella stagione regolare. Da quando ha preso il suo posto, Winston ha completato il 51% dei passaggi, con una media di 4,7 yard per tentativo, secondo Barnwell. Jake Haener, l’unico altro quarterback in rosa prima dello scambio, è stato svincolato: il piano, secondo quanto riferito da ESPN, è riportarlo nella squadra di allenamento.

Il prezzo dell’operazione chiarisce tutto il resto. I Giants hanno ceduto a Minnesota una scelta del quinto giro del Draft 2027 e dovranno a McCarthy meno di un milione di dollari per il resto di questa stagione. I Vikings risparmiano 4,6 milioni di dollari nell’arco di due anni. La cifra che può decidere il suo futuro, però, è più lontana: un impatto sul salary cap di 6,95 milioni di dollari nel 2027, secondo Pro Football Rumors. In sostanza, un provino destinato a durare mesi, prima di una decisione in primavera.

McCarthy ha 23 anni. Finora, la sua carriera è stata una successione di interruzioni. New York gli offre il regalo più strano che un quarterback possa ricevere: nessun posto da conquistare la domenica, un cognome familiare nell’ufficio del capo allenatore e tempo a disposizione. Se i numeri di Winston resteranno quelli attuali, la domanda di Barnwell smetterà presto di essere retorica e McCarthy dovrà rispondere sul campo.

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