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Noah Kahan, il cantautore che ha portato al numero uno la parola del Vermont per le settimane spoglie prima della neve

Penelope H. Fritz
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Noah Kahan
Noah Kahan
Photo: POPDUST / CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita1 gennaio 1997
Strafford
ProfessioneCantautore
PremiNomination Grammy — Miglior Nuovo Artista · Nomina Grammy — Migliore Performance di Duo/Gruppo Country · Premio iHeartRadio Music — Miglior Nuovo Artista Alternativo o Rock · Premio SoundExchange Hall of Fame per Stick Season

Nel New England c’è un nome per le settimane che vanno da Halloween alla prima neve destinata a fermarsi: stick season. Le foglie sono cadute, la terra è marrone, i turisti sono tornati a casa e gli alberi spogli si stagliano contro il cielo grigio. Nel 2020 Noah Kahan scrisse una canzone su quel periodo, in quello che in seguito avrebbe descritto come un momento di insicurezza, temendo che un brano così legato al suo Stato d’origine non significasse nulla altrove. Quattro anni dopo, «Stick Season» conquistò il primo posto nella classifica dei singoli del Regno Unito, diventando il primo numero uno dell’anno; poi arrivò in vetta anche in Australia, Irlanda e Paesi Bassi. Da allora ha ottenuto sei dischi di platino nel Regno Unito, dieci in Australia, il Disco di diamante in Canada e quattro dischi di platino negli Stati Uniti. Si è scoperto che per riconoscere quella sensazione quasi nessuno deve aver vissuto in Vermont.

Noah Berkenkamp Kahan è nato a Strafford, in Vermont, terzo di quattro figli, ed è cresciuto in una fattoria con alberi da frutto. Suo padre, Josh Kahan, gli insegnò a suonare la chitarra. Sua madre, Lauri Berkenkamp, autrice di guide per genitori, gli insegnò a scrivere. Suo padre è ebreo e sua madre cristiana; Kahan ha raccontato che le sue radici ebraiche sono una parte importante della sua identità. Scriveva canzoni già a otto anni e ricevette la sua prima chitarra a dieci. Intorno ai dodici anni era il frontman di una band chiamata Bloodthirsties, grazie a un programma musicale locale, il Tuck’s Rock Dojo. Alla Hanover High School, appena oltre il confine con il New Hampshire, giocava nella squadra di calcio della scuola e pubblicava brani originali su SoundCloud e YouTube. Tanto bastò per costruirsi un piccolo seguito online prima ancora di pubblicare ufficialmente qualcosa.

Fin dall’inizio, le sue canzoni avevano un tema preciso. Da anni Kahan parla apertamente della sua convivenza con ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo e dismorfia corporea. Ne parla nelle interviste, sul palco e in quei post autoironici sui social che sono diventati parte della sua voce pubblica. Il suo trucco non è mai stato drammatizzare la condizione. La descrive con il linguaggio asciutto e preciso di chi ha dovuto spiegarla a se stesso molte volte. È questa schiettezza il filo che unisce le sue registrazioni adolescenziali ai ritornelli da stadio.

L’industria musicale si fece avanti presto. Dopo essere andato in tour con la band tedesca Milky Chance, nel 2017 firmò con Republic Records, a diciannove anni, iniziando a spostarsi tra New York, Los Angeles e Nashville. I primi dischi riflettevano quella geografia. «Hurt Somebody», con Julia Michaels, e la partecipazione a «Tough» di Quinn XCII, nel 2018, lo collocarono nell’ambito di un pop levigato. Il suo album di debutto, Busyhead, uscì nel 2019. Era un buon disco e trovò il suo pubblico, ma non aveva ancora il suono del luogo da cui Kahan proveniva.

La pandemia lo riportò a casa. Di nuovo in Vermont, scrisse l’EP Cape Elizabeth in una sola settimana e lo pubblicò nel maggio 2020. In seguito ammise su TikTok che «Maine» era l’unica sua canzone che ascoltava regolarmente. Il suo secondo album, I Was / I Am, uscì il 17 settembre 2021, senza produrre alcuna hit di grande successo. A quel punto Kahan era un cantautore rispettato, con un pubblico affezionato e di dimensioni intermedie, ma senza una direzione successiva evidente.

Il passo seguente arrivò a frammenti. Dal 2020 pubblicava online brevi spezzoni di canzoni ancora incompiute e, nel 2022, un verso su TikTok di quello che sarebbe diventato «Stick Season» si diffuse così rapidamente che fu costretto a completare il brano. Il singolo uscì l’8 luglio 2022; l’album Stick Season, prodotto insieme a Gabe Simon, arrivò il 14 ottobre dello stesso anno. Il disco si regge su banjo, chitarra acustica e testi ricchi di dettagli locali concreti: la città che giuri di lasciare, gli amici che sono rimasti, il freddo in arrivo. Debuttò al numero 14 della Billboard 200, segnando la sua prima comparsa in classifica, e poi non se ne andò più. Raggiunse il secondo posto nella classifica del 16 marzo 2024, quasi diciotto mesi dopo l’uscita. Rimase per 45 settimane nella top ten e, nell’aprile di quell’anno, la title track arrivò al numero nove della Billboard Hot 100.

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A tenere vivo l’album fu una strategia che, col senno di poi, sembrava una prova di resistenza. Kahan continuò a ripubblicare le stesse canzoni affidandole ad altre voci. Stick Season (We’ll All Be Here Forever), uscito nel giugno 2023, aggiunse sette brani, tra cui una versione estesa di «The View Between Villages». Poi arrivarono le collaborazioni: «Dial Drunk» con Post Malone, «Call Your Mom» con Lizzy McAlpine, «She Calls Me Back» con Kacey Musgraves, «Northern Attitude» con Hozier, «Everywhere, Everything» con Gracie Abrams e «Homesick» con Sam Fender. Stick Season (Forever), pubblicato il 9 febbraio 2024, le raccolse insieme a nuove versioni con Brandi Carlile («You’re Gonna Go Far») e Gregory Alan Isakov («Paul Revere»). Ogni ospite attirava le canzoni verso un pubblico diverso: il pessimismo letterario di Hozier, il country di Musgraves, la Gran Bretagna delle città operaie di Fender. E ogni volta i dettagli del Vermont restavano intatti. Kahan partecipò anche a «Sarah’s Place», dall’EP Boys of Faith di Zach Bryan, che raggiunse il numero 14 della Hot 100.

Ai numeri si aggiunsero i riconoscimenti. Nel 2023 TIME lo inserì nella sua lista TIME100 Next. Alla 66ª edizione dei Grammy Awards, nel 2024, fu candidato come Miglior artista esordiente; nello stesso anno vinse il premio come Miglior artista esordiente nelle categorie alternative e rock agli iHeartRadio Music Awards e quello per il Miglior album rock con Stick Season ai Billboard Music Awards. La title track fu candidata come Canzone internazionale ai Brit Awards sia nel 2024 sia nel 2025. «Cowboys Cry Too», il suo duetto con Kelsea Ballerini, ottenne una candidatura ai CMA come Evento musicale dell’anno e una nomination ai 67° Grammy per la Miglior performance country di un duo o gruppo. Nell’agosto 2024 pubblicò Live From Fenway Park e nel 2025 si esibì a Glastonbury.

Kahan trasformò il suo tema anche in un’istituzione. Nel maggio 2023 lanciò The Busyhead Project, un’iniziativa per la salute mentale che prende il nome dal suo album di debutto. Finanzia organizzazioni locali e lavora per ridurre lo stigma legato alla richiesta di aiuto. Il governatore del Vermont Phil Scott proclamò il 19 settembre 2024 Noah Kahan’s Busyhead Project Day. Nel 2025 Kahan aggiunse Folk & Fairways, un concerto di beneficenza accompagnato da un torneo di golf allo Spruce Peak di Stowe. La prima edizione raccolse un milione di dollari. La seconda, nel settembre 2026, ne raccolse tre milioni; a quel punto, dalla sua fondazione, il progetto aveva già raccolto oltre 13 milioni di dollari.

La sua vita privata è rimasta legata alla stessa geografia. Sta con Brenna Nolan almeno dal 2014. Si sono fidanzati ufficialmente a Cabo San Lucas il 17 luglio 2023 e si sono sposati il 23 agosto 2025, con una cerimonia privata a Strafford. Hanno vissuto a Nashville, a Watertown, nel Massachusetts, e poi di nuovo in Vermont.

Ecco una valutazione critica schietta di dove si trovava Kahan entrando nel 2026. Stick Season era un disco di misura: arrangiamenti compatti, linguaggio preciso e il rifiuto di una produzione grandiosa, che appariva una scelta conquistata e non imposta. Il suo successo aveva creato l’attesa di qualcosa di più ampio e teatrale di tutto ciò che aveva fatto fino a quel momento. Il disco successivo doveva dimostrare che fosse in grado di lavorare su scala da stadio senza perdere quella specificità che, in primo luogo, aveva riempito gli stadi.

Una parte della risposta arrivò prima della musica. Noah Kahan: Out of Body, documentario diretto da Nick Sweeney, debuttò al South by Southwest nel marzo 2026. Qui vinse il premio del pubblico 24 Beats Per Second e Netflix lo distribuì il 13 aprile 2026. Il film segue Kahan nel periodo successivo a Stick Season, mentre lavora al disco che gli succederà. Non distoglie lo sguardo dagli aspetti di quel processo che non stavano andando per il verso giusto.

Kahan annunciò The Great Divide il 28 gennaio 2026, pubblicò la title track due giorni dopo e il 13 marzo la seguì con «Porch Light», arrivata al numero 20 della Hot 100. L’album uscì il 24 aprile 2026 per Mercury Records. Lo produsse insieme a Gabe Simon e Aaron Dessner dei The National; le registrazioni si svolsero a Long Pond, nella Hudson Valley, al Guilford Sound in Vermont, alla Fire Tower Farm di Only, Tennessee, e ai Gold Pacific Studios di Nashville. L’edizione standard comprende 17 brani e dura 77 minuti; quella estesa, The Last of the Bugs, porta il totale a 21. Kahan ha descritto le canzoni come un racconto dei rapporti, ormai più complicati, con la famiglia e gli amici, e dei silenzi che si accumulano tra le persone.

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I numeri fecero sembrare poca cosa la questione degli stadi. The Great Divide debuttò al numero uno della Billboard 200, il primo album di Kahan a riuscirci, con 389.000 unità equivalenti, di cui 175.000 vendute in formato fisico. Fu la settimana di maggior successo per un album rock da quando Billboard, alla fine del 2014, ha iniziato a misurare i risultati in unità. Rimase al primo posto per tre settimane e conquistò la vetta anche nel Regno Unito, in Australia, Canada, Germania, Irlanda, Nuova Zelanda e Svizzera. Tutti e 21 i brani entrarono contemporaneamente nella Hot 100, facendo di Kahan soltanto il tredicesimo artista nella storia della classifica a piazzarne almeno 21 nello stesso momento. Le recensioni si divisero lungo una linea prevedibile. Rolling Stone gli assegnò quattro stelle e mezzo, definendolo ormai una rockstar. Pitchfork, con un voto di 6,2, giudicò il disco semplicemente troppo lungo.

The Great Divide Tour, il suo primo tour negli stadi, partì da Orlando l’11 giugno 2026. Il momento più emozionante arrivò a Boston. Il 7, l’8, il 10 e l’11 luglio diventò il primo artista di sempre a registrare il tutto esaurito per quattro serate al Fenway Park, davanti a oltre 151.000 persone. Durante l’ultimo concerto sua madre, Lauri Berkenkamp, salì sul palco per annunciare il suo ingresso nella Fenway Music Hall of Fame. Fu soltanto il quarto artista a ricevere questo riconoscimento, dopo Billy Joel, Paul McCartney e gli Zac Brown Band. A Queens, Aaron Dessner lo raggiunse per «End of August». Conclusa la tappa nordamericana con due serate a Seattle, dove accennò a un ritorno nell’estate 2027, il tour proseguì in Australia e Nuova Zelanda. Le date alla Rod Laver Arena di Melbourne, a fine settembre, fecero registrare il tutto esaurito. A novembre il tour proseguirà nel Regno Unito e in Irlanda, poi nell’Europa continentale, per concludersi a Parigi il 7 dicembre 2026.

Nel mezzo, il 14 settembre 2026, si esibì durante il segmento In Memoriam agli Emmy Awards, al Peacock Theater di Los Angeles. Accompagnato dalla sua chitarra e da un’orchestra, cantò «Bridge Over Troubled Water» di Simon & Garfunkel. Jesse Collins, produttore esecutivo dello spettacolo, disse che Kahan aveva scelto personalmente il brano perché aveva per lui un significato personale. Paul Simon è uno degli artisti che considera suoi eroi, insieme a Cat Stevens, Counting Crows, Mumford & Sons e Green Day. La scelta raccontava, senza bisogno di annunci, dove Kahan colloca se stesso: nella lunga tradizione dei cantautori americani capaci di fare di un piccolo luogo il simbolo di quello di tutti.

Questa è la storia, fin qui. Un ragazzo cresciuto in una fattoria del Vermont scrisse delle settimane più desolate dell’anno nella sua valle, e milioni di persone che non l’avevano mai vista vi riconobbero casa propria. Ora deve riuscirci di nuovo, su scala più grande, senza perdere la valle.

Discografia selezionata

  • Busyhead (2019)
  • I Was / I Am (2021)
  • Stick Season (2022)
  • The Great Divide (2026)

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