Arte

Konrad Witz, il pittore che firmò in latino il primo paesaggio vero dell’arte europea

Penelope H. Fritz
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Konrad Witz
Konrad Witz
Photo: Konrad Witz / Public domain, via Wikimedia Commons
Nascita1400
Rottweil
Morte1445
ProfessionePittore

In un museo di Ginevra è esposto un dipinto su tavola in cui Cristo si trova su una riva che ogni abitante del luogo saprebbe riconoscere. Gli apostoli trascinano la rete sull’acqua del lago Lemano, con le colline di Cologny alle spalle e il profilo appuntito del Môle al posto della Galilea immaginaria dipinta dai suoi predecessori. Konrad Witz realizzò l’opera, firmò la cornice e poi scomparve quasi del tutto. È proprio quella firma il fulcro della sua storia: quasi tutto ciò che oggi la storia dell’arte gli attribuisce è stato dedotto da una sola striscia di legno incisa.

Era svevo, ma si fece un nome a Basilea, e fu il momento storico della città a favorirlo. Un concilio ecclesiastico aveva trasformato la città sul Reno in un crocevia di cardinali e dei loro denari. La sua pittura non assomigliava a nient’altro nell’Alto Reno: figure tozze e massicce, che sembrano scolpite più che disegnate; armature e lavori d’oreficeria attraversati da una luce netta; ombre proiettate sui pavimenti come se nella stanza ci fosse una vera finestra. Gli studiosi riconducono gran parte di queste caratteristiche a Jan van Eyck e ai maestri fiamminghi, le cui opere Witz sembra aver studiato direttamente.

I documenti sono pochi, ma precisi. Nacque intorno al 1400, probabilmente a Rottweil, figlio del pittore Hans Witz, che con ogni probabilità gli impartì i primi insegnamenti. Un viaggio nei Paesi Bassi è considerato pressoché certo dalla Neue Deutsche Biographie; un soggiorno di studio in Italia resta invece un’ipotesi. Il 21 giugno 1434 la corporazione basilese Zum Himmel, che riuniva i pittori della città, lo accolse con il nome di Konrad von Rottweil. Nel gennaio 1435 ottenne la cittadinanza e nel 1443 acquistò una casa in città. Sposò Ursula von Wangen, nipote del pittore Niklaus Rüsch; ebbero cinque figli.

La sua prima opera importante, l’Heilsspiegelaltar, realizzata intorno al 1435, fu probabilmente dipinta per la chiesa agostiniana di San Leonardo a Basilea. Il programma iconografico si ispirava allo Speculum humanae salvationis, un libro devozionale medievale che accostava episodi dell’Antico Testamento alla vita di Cristo. L’opera venne in seguito segata in più parti e i pannelli superstiti sono oggi divisi tra il Kunstmuseum Basel, la Gemäldegalerie di Berlino e il museo di Digione.

Nel 1444 Witz si recò a Ginevra. Il vescovo François de Metz aveva commissionato una nuova pala d’altare maggiore per la cattedrale di Saint-Pierre, oggi nota come Retable de Saint-Pierre, e Witz ne dipinse le ante: all’esterno, la pesca miracolosa e la liberazione di Pietro dalla prigione; all’interno, l’Adorazione dei Magi e il vescovo inginocchiato, presentato alla Vergine da san Pietro. Sulla cornice della scena di pesca compare la scritta che avrebbe salvato il suo nome dall’oblio: «hoc opus pinxit magister conradus sapientis de basilea», seguita dall’anno in numeri romani. Sapientis non è altro che il suo cognome rivestito di latino.

La Pêche miraculeuse è il motivo per cui il suo nome è noto anche al di fuori degli ambienti specialistici. Witz trasferì l’episodio evangelico dal mare di Galilea al porto di Ginevra, dipingendo la collina di Cologny, i Voirons, il Môle e il Petit-Salève, con il Monte Bianco sullo sfondo; i pali nell’acqua appartenevano a un sobborgo di Ginevra e, in lontananza, un piccolo gruppo di cavalieri avanza sotto lo stendardo dei Savoia. Il Dizionario storico della Svizzera la descrive come la prima opera dell’arte occidentale in cui una scena religiosa viene ambientata in un paesaggio reale, delineato con precisione. L’acqua è uno studio di ottica: la barca e gli abiti dei pescatori si specchiano sulla superficie, nei bassi fondali si scorge il letto del lago e soltanto Cristo non proietta alcun riflesso.

La veduta non era neutrale. Secondo lo stesso dizionario, alludeva a Felice V, già duca Amedeo VIII di Savoia, che il concilio di Basilea aveva eletto come antipapa. Un miracolo di pescatori sulle acque sabaude era un omaggio alla linea politica del committente. Le ante sopravvissero all’iconoclastia che raggiunse Ginevra nel 1535, quando la pala venne smontata; oggi sono esposte al Musée d’Art et d’Histoire.

Il problema è stabilire quanto di Konrad Witz sia frutto di deduzioni. Soltanto le ante di Ginevra sono firmate. A partire da esse, gli studiosi gli hanno attribuito più di venti dipinti, ma i confini di questo catalogo continuano a cambiare. Una Deposizione di Cristo morto conservata alla Frick Collection di New York, un tempo assegnata a Witz, è ora catalogata come opera della sua cerchia; lo storico dell’arte Charles Sterling l’ha attribuita, insieme a una Sacra Famiglia a Napoli e a un Calvario a Berlino, a Hans Witz, pittore attivo in Savoia il cui rapporto con Konrad non è mai stato chiarito. Anche la pala di Basilea è un’attribuzione basata sullo stile dei pannelli ginevrini, e la Neue Deutsche Biographie parla di una bottega molto attiva, lasciando aperta la questione di quante mani si celino dietro la maniera di Witz. Anche i giudizi sulla sua eredità sono discordanti: il dizionario svizzero sostiene che abbia segnato per sempre la pittura tedesca e savoiarda, mentre altre rassegne descrivono un artista che ebbe scarsa influenza sull’arte tedesca fino alla sua riscoperta. Il pioniere del paesaggio nordico è, almeno in parte, una costruzione della moderna connoisseurship.

Resta un gruppo di pannelli con una straordinaria padronanza dello spazio, tra cui San Cristoforo a Basilea e un’Annunciazione a Norimberga, dove un cuneo d’ombra si stacca dalla cornice e cade in un angolo, espediente che la Neue Deutsche Biographie riconduce ai fratelli van Eyck e al loro Ghent Altarpiece. In Sainte Madeleine et sainte Catherine, a Strasburgo, due sante siedono sul pavimento della navata di una chiesa, il cui corridoio conduce a una porta aperta; oltre la soglia, una strada con un negozio prosegue la sua vita quotidiana.

Witz non visse a lungo dopo il soggiorno a Ginevra. Nei documenti la moglie risulta vedova tra il 1445 e il 1447: morì dunque intorno al 1445, probabilmente a Basilea. Poi scomparve dalla memoria per più di quattro secoli. Lo storico basilese Daniel Burckhardt collegò la firma ginevrina al Konrad von Rottweil della corporazione e, con la sua monografia del 1901, riportò Witz nella storia dell’arte.

Nel 2011 il Kunstmuseum Basel riunì le opere superstiti in una mostra curata da Bodo Brinkmann, accompagnata da uno studio tecnico dei pannelli; nel 2013 Frédéric Elsig e Cäsar Menz pubblicarono un volume sul restauro della pala di Ginevra. Più di recente, la scena della pesca è uscita dal museo: un fotomontaggio di Jean Stern che la reinterpreta è stato installato sulla facciata del Temple de la Fusterie di Ginevra durante i lavori di restauro della chiesa.

Il lago è ancora lì. Il Môle si innalza esattamente nel punto in cui lo collocò Witz: più di quanto possa promettere qualsiasi elenco di attribuzioni. La sua tesi era che una storia sacra potesse svolgersi in un luogo raggiungibile a piedi dallo spettatore, e da allora la pittura europea continua a sostenerla.

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